Gb. Ebrei emigrano per sfuggire ad episodi di antisemitismo sempre piu' frequenti
Fuggire ai sempre più ricorrenti episodi di antisemitismo: questa la motivazione che spinge gli ebrei britannici a lasciare il Regno Unito. Lo spiega chi ha deciso di trasferirsi in Israele, insieme ad altri olim (nuovi immigrati) provenienti dal Canada e dagli Stati Uniti. La paura di un attacco terroristico e le imponenti misure di sicurezza scattate negli aeroporti dopo che la scorsa settimana Scotland Yard ha annunciato di aver sventato un piano di attacco che avrebbe dovuto colpire una decina di aerei di linea in volo dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti non hanno scoraggiato gli ebrei britannici dal compiere l'aliyah, il ritorno nella 'Terra Promessa'. "Credo che non vi sia un futuro per gli ebrei che vivono fuori da Israele - ha detto la 19enne Yossi Vardakis, che nello Stato ebraico spera di poter studiare liberamente e di non incontrare l'ostilità cui sinora ha dovuto far fronte nel Regno Unito -. Non ci si sente i benvenuti essendo ebrei (in Gran Bretagna, ndr). Si viene attaccati con l'accusa di sostenere Israele". Da quando il sequestro di due soldati israeliani lo scorso 12 luglio da parte dei miliziani sciiti di Hezbollah ha innescato la crisi politico militare tra lo Stato ebraico e Beirut, gli ebrei britannici - riporta il quotidiano israeliano 'The Jerusalem Post' - hanno denunciato un incremento degli episodi di antisemitismo, tra minacce e atti vandalici. E molti esponenti della comunità ebraica nel Regno Unito hanno persino accusato i media britannici di aver fornito una copertura poco obiettiva della crisi tra Israele e Libano.
Il 2006 sarà - secondo le stime delle organizzazioni che si occupano del fenomeno - un 'anno d'oro' per l'aliyah: sono infatti previsti 24mila olim provenienti da Stati Uniti e Canada, ma anche da Gran Bretagna e Francia. Si tratta di un aumento significativo se si considera che lo scorso anno sono entrati in Israele 22.657 nuovi immigrati. La motivazione dell'incremento del fenomeno dal Regno Unito, ha osservato Shachar Navon della sede di Londra della Jewish Agency, risiede nel fatto che gli ebrei britannici "non si sentono completamente al sicuro qui in Gran Bretagna". Dall'inizio della crisi con il Libano, ha sottolineato il presidente della Jewish Agency Ze'ev Bielski, nello Stato ebraico sono arrivati ben quattromila olim. "(Israele, ndr) è l'unico Paese al mondo in cui il primo ministro attende all'aeroporto l'arrivo per dare il benvenuto ai nuovi immigrati", ha detto ancora Bielski. E proprio ieri Olmert ha accolto 140 britannici, 140 canadesi e 240 americani.
Il 2006 sarà - secondo le stime delle organizzazioni che si occupano del fenomeno - un 'anno d'oro' per l'aliyah: sono infatti previsti 24mila olim provenienti da Stati Uniti e Canada, ma anche da Gran Bretagna e Francia. Si tratta di un aumento significativo se si considera che lo scorso anno sono entrati in Israele 22.657 nuovi immigrati. La motivazione dell'incremento del fenomeno dal Regno Unito, ha osservato Shachar Navon della sede di Londra della Jewish Agency, risiede nel fatto che gli ebrei britannici "non si sentono completamente al sicuro qui in Gran Bretagna". Dall'inizio della crisi con il Libano, ha sottolineato il presidente della Jewish Agency Ze'ev Bielski, nello Stato ebraico sono arrivati ben quattromila olim. "(Israele, ndr) è l'unico Paese al mondo in cui il primo ministro attende all'aeroporto l'arrivo per dare il benvenuto ai nuovi immigrati", ha detto ancora Bielski. E proprio ieri Olmert ha accolto 140 britannici, 140 canadesi e 240 americani.
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