Gb. Ecstasy clubbers: una generazione demotivata?
Con un'incidenza del 25% superiore, i consumatori di ecstasy rischiano maggiormente di soffrire di disturbi mentali. Lo rivela un'indagine pubblicata ieri dalla rivista di "dance-culture" -Mixmag. Basata su questionari usati per diagnosticare i disordini psicologici, confermerebbe le recenti scoperte che indicano il legame tra l'uso di Mdma e patologie come paranoia, attacchi di panico e depressione.
La ricerca -condotta in collaborazione con il National Addiction Centre, dell'University of Kent- ha rilevato che il 98% dei soggetti si e' dichiarato consumatore regolare di ecstasy: 1 su 4 ne fa uso ogni week-end per una media di 4 anni mentre l'uso di cannabis e' stato dichiarato "quotidiano". Solo 1 su 10 percepisce il pericolo derivato da un uso prolungato, mentre il 10% dei consumatori di ketamina accusa di aver sofferto di stati di paranoia, agitazione, dolore al petto, palpitazioni e incubi dovuti all'assunzione della sostanza.
Il vero pericolo, come avverte John Harry -tossicologo del St. Mery Hospital-non e' la morte: "L'ecstasy non uccide molte persone -20 morti l'anno circa- cio' di cui dovremmo preoccuparci e' l'alto numero di soggetti le cui facolta' mentali sono state ridotte da uno o due anni di consumo abituale. Altri esperti scientifici sono del parere che l'uso di Mdma possa condurre ad una generazione "demotivata", una condizione psichiatrica che disabilita il soggetto. Come gia' evidenziato dei test su animali, la riduzione, o la disfunzione, nella produzione di serotonina -agente chimico responsabile dei cambiamenti emotivi- condurrebbe a gravi scompensi del sistema emozionale.
Lo studio indica che l'ecstasy e' giudicata meno pericolosa dell'alcool: 1 su 3 ha riferito comportamenti violenti successivi all'assunzione di alcool mentre solo 1 su 10 ha accusato lo stesso disturbo.
La ricerca -condotta in collaborazione con il National Addiction Centre, dell'University of Kent- ha rilevato che il 98% dei soggetti si e' dichiarato consumatore regolare di ecstasy: 1 su 4 ne fa uso ogni week-end per una media di 4 anni mentre l'uso di cannabis e' stato dichiarato "quotidiano". Solo 1 su 10 percepisce il pericolo derivato da un uso prolungato, mentre il 10% dei consumatori di ketamina accusa di aver sofferto di stati di paranoia, agitazione, dolore al petto, palpitazioni e incubi dovuti all'assunzione della sostanza.
Il vero pericolo, come avverte John Harry -tossicologo del St. Mery Hospital-non e' la morte: "L'ecstasy non uccide molte persone -20 morti l'anno circa- cio' di cui dovremmo preoccuparci e' l'alto numero di soggetti le cui facolta' mentali sono state ridotte da uno o due anni di consumo abituale. Altri esperti scientifici sono del parere che l'uso di Mdma possa condurre ad una generazione "demotivata", una condizione psichiatrica che disabilita il soggetto. Come gia' evidenziato dei test su animali, la riduzione, o la disfunzione, nella produzione di serotonina -agente chimico responsabile dei cambiamenti emotivi- condurrebbe a gravi scompensi del sistema emozionale.
Lo studio indica che l'ecstasy e' giudicata meno pericolosa dell'alcool: 1 su 3 ha riferito comportamenti violenti successivi all'assunzione di alcool mentre solo 1 su 10 ha accusato lo stesso disturbo.
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