Gb. La prima richiesta per la clonazione terapeutica, immorale non farlo
"Sarebbe immorale non cogliere questa opportunita' per studiare le malattie", cosi' il prof. Ian Wilmut ha spiegato alla Bbc radio perche' ha presentato la prima richiesta di autorizzazione per una clonazione umana a fini terapeutici all'autorita' del Regno Unito per la fertilita' umana e l'embriologia.
Anche se la clonazione terapeutica per la ricerca e' stata legalizzata fin dal 2001, Wilmut e' il primo a fare questa richiesta in Gran Bretagna.
L'obiettivo del gruppo che fa capo al Roslin Institute di Edimburgo, noto per avere creato la pecora Dolly il primo mammifero clonato, e' di clonare un embrione umano per studiare le malattie neuro-motorie (MND). Il prof. Wilmut ha assicurato che il suo gruppo non ha interesse a produrre bambini clonati e che comunque gli embrioni saranno distrutti al termine dell'esperimento.
Lo scienziato mette le mani avanti di fronte ad eventuali accuse di immoralita': allo stadio embrionale, dice alla Bbc, "non esiste ancora la caratteristica umana della consapevolezza di se'''. "Gli embrioni umani sono talmente piccoli che non possono essere visti senza l'aiuto di un microscopio. Hanno circa 200 cellule". "Credo che tutti saremo d'accordo nel ritenere che gli esseri umani meritino rispetto in qualsiasi tappa della loro vita. Ma per me, e per le persone che sono coinvolte in questa ricerca, per il fatto che l'embrione nelle sue prime fasi non ha caratteristiche umane, sarebbe immorale non cogliere questa opportunita' per studiare le malattie".
L'obiettivo della ricerca di Wilmut, e' la distrofia muscolare, la malattia dei motoneuroni, che solo in Gran Bretagna riguarda 5mila persone, la meta' delle quali muore entro 14 mesi dalla diagnosi. Una malattia che colpisce i muscoli, anche quelli del viso e della gola, rendendo dapprima difficile esprimersi, in seguito anche masticare e deglutire. Nella prima fase di clonazione terapeutica a fini di ricerca, l'équipe del professore dell'Istituto Roslin tentera' di scoprire cosa succede se si impianta il Dna di una persona malata in cellule umane private del materiale genetico e fatte crescere fino allo stadio di embrione.
Il progetto prevede di prelevare il DNA dalla pelle o dal sangue di una persona malata di MND e trasferirlo in un uovo umano da cui e' stato tolto il materiale genetico. L'uovo sara' quindi stimolato a svilupparsi in embrione. Gli scienziati preleveranno cellule dall'embrione quando questo si trova nelle prime fasi di sviluppo per studiarle e cercare di approfondire i meccanismi della malattia. L'embrione sara' distrutto entro pochi giorni. Per Wilmut la tecnica utilizzata potrebbe avere profonde implicazioni in malattie genetiche e neurologiche.
L'annuncio suscita polemiche tra i favorevoli e i contrari alla sperimentazione sugli embrioni umani. Secondo un portavoce dell'associazione britannica 'Life', Patrick Cusworth, e' comunque da condannare "il fatto che una vita umana sia creata e poi distrutta". E sottolinea che per la sperimentazione scientifica sono gia' a disposizione dei ricercatori le cellule del cordone ombelicale. Di diverso avviso il presidente dell'associazione dei malati di distrofia muscolare, George Levvy, secondo il quale la ricerca potrebbe "rivoluzionare" il trattamento della malattia in futuro. Ricordando che l'associazione non sottovaluta le implicazioni morali, etiche e religiose che comporta la ricerca con embrioni umani, Levvy ribadisce il sostegno dell'associazione per ogni progetto di ricerca che punti a trattamenti mirati o alla cura della malattia.
Dopo una fase in cui il prof. Wilmut aveva manifestato perplessita' sulla clonazione, alcuni mesi fa aveva chiarito in un articolo pubblicato su New Scientist la sua posizione favorevole alla clonazione "a certe condizioni". "Mentre sono fermamente contrario alla clonazione riproduttiva, di per se' ritengo che la clonazione possa essere desiderabile in certe circostanze come per esempio le malattie genetiche".
Anche se la clonazione terapeutica per la ricerca e' stata legalizzata fin dal 2001, Wilmut e' il primo a fare questa richiesta in Gran Bretagna.
L'obiettivo del gruppo che fa capo al Roslin Institute di Edimburgo, noto per avere creato la pecora Dolly il primo mammifero clonato, e' di clonare un embrione umano per studiare le malattie neuro-motorie (MND). Il prof. Wilmut ha assicurato che il suo gruppo non ha interesse a produrre bambini clonati e che comunque gli embrioni saranno distrutti al termine dell'esperimento.
Lo scienziato mette le mani avanti di fronte ad eventuali accuse di immoralita': allo stadio embrionale, dice alla Bbc, "non esiste ancora la caratteristica umana della consapevolezza di se'''. "Gli embrioni umani sono talmente piccoli che non possono essere visti senza l'aiuto di un microscopio. Hanno circa 200 cellule". "Credo che tutti saremo d'accordo nel ritenere che gli esseri umani meritino rispetto in qualsiasi tappa della loro vita. Ma per me, e per le persone che sono coinvolte in questa ricerca, per il fatto che l'embrione nelle sue prime fasi non ha caratteristiche umane, sarebbe immorale non cogliere questa opportunita' per studiare le malattie".
L'obiettivo della ricerca di Wilmut, e' la distrofia muscolare, la malattia dei motoneuroni, che solo in Gran Bretagna riguarda 5mila persone, la meta' delle quali muore entro 14 mesi dalla diagnosi. Una malattia che colpisce i muscoli, anche quelli del viso e della gola, rendendo dapprima difficile esprimersi, in seguito anche masticare e deglutire. Nella prima fase di clonazione terapeutica a fini di ricerca, l'équipe del professore dell'Istituto Roslin tentera' di scoprire cosa succede se si impianta il Dna di una persona malata in cellule umane private del materiale genetico e fatte crescere fino allo stadio di embrione.
Il progetto prevede di prelevare il DNA dalla pelle o dal sangue di una persona malata di MND e trasferirlo in un uovo umano da cui e' stato tolto il materiale genetico. L'uovo sara' quindi stimolato a svilupparsi in embrione. Gli scienziati preleveranno cellule dall'embrione quando questo si trova nelle prime fasi di sviluppo per studiarle e cercare di approfondire i meccanismi della malattia. L'embrione sara' distrutto entro pochi giorni. Per Wilmut la tecnica utilizzata potrebbe avere profonde implicazioni in malattie genetiche e neurologiche.
L'annuncio suscita polemiche tra i favorevoli e i contrari alla sperimentazione sugli embrioni umani. Secondo un portavoce dell'associazione britannica 'Life', Patrick Cusworth, e' comunque da condannare "il fatto che una vita umana sia creata e poi distrutta". E sottolinea che per la sperimentazione scientifica sono gia' a disposizione dei ricercatori le cellule del cordone ombelicale. Di diverso avviso il presidente dell'associazione dei malati di distrofia muscolare, George Levvy, secondo il quale la ricerca potrebbe "rivoluzionare" il trattamento della malattia in futuro. Ricordando che l'associazione non sottovaluta le implicazioni morali, etiche e religiose che comporta la ricerca con embrioni umani, Levvy ribadisce il sostegno dell'associazione per ogni progetto di ricerca che punti a trattamenti mirati o alla cura della malattia.
Dopo una fase in cui il prof. Wilmut aveva manifestato perplessita' sulla clonazione, alcuni mesi fa aveva chiarito in un articolo pubblicato su New Scientist la sua posizione favorevole alla clonazione "a certe condizioni". "Mentre sono fermamente contrario alla clonazione riproduttiva, di per se' ritengo che la clonazione possa essere desiderabile in certe circostanze come per esempio le malattie genetiche".
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