Domenica 7 giugno 2026
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Gb. Quarantamila pasticche di ecstasy in 9 anni: caso medico

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Quarantamila pastiglie di ecstasy consumate nell'arco di nove anni, con un picco di assunzione di 25 pastiglie giornaliere: è questa la cifra record registrata da un britannico di 37 anni, che è diventato oggetto di studio da parte di un gruppo di medici di un ospedale londinese che vuole comprendere gli effetti del consumo a lungo termine di questa droga. Mr. A., così viene chiamato l'uomo, è stato un consumatore assiduo di ecstasy dai 21 ai 30 anni di età, ma ancora oggi, a 7 anni di distanza, ha seri problemi di memoria breve. Per due anni l'uomo ha assunto cinque pastiglie di ecstasy ogni weekend, aumentando poi la dose a 3,5 pastiglie al giorno per i tre anni successivi, per poi arrivare al picco di 25 pastiglie al giorno per gli ultimi quattro anni. Dopo essere stato male ed aver perso conoscenza per tre volte ad una festa, Mr. A. ha smesso di prendere la droga. Anche se molte informazioni sulle abitudini di assunzione dell'uomo sono stato riportate da lui stesso e potrebbero quindi essere errate a causa dei suoi problemi di memoria, la sua storia può essere confermata dalla sua cartella medica e dai sintomi che ha avuto una volta che ha smesso di prendere ecstasy. "Per alcuni mesi si sentiva ancora sotto effetto della droga. Successivamente ha sofferto di attacchi di panico, ansia, depressione, rigidità muscolare, in particolare nell'area del collo e della mascella", hanno scritto, nella rivista scientifica britannica Psychosomatics, i medici del St Georgés Hospital di Londra che lo hanno avuto in cura. L'uomo ha anche sofferto per un lungo periodo di paranoia e allucinazioni. "Questo è un caso estremo perciò non dovremmo esagerare. Ma se questo è ciò che può accadere ai consumatori assidui, può rappresentare un'indicazione del fatto che un uso giornaliero per un lungo periodo di tempo può portare a problemi di memoria irreversibili e a altri problemi di tipo cognitivo", ha dichiarato Christos Kouimtsidis, a capo del team di medici, al quotidiano The Guardian.
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