Gb. "Lancet": Lsd deve essere sperimentata
Rompendo decenni di tabu', la piu' autorevole rivista medica britannica e' tornata a raccomandare il ricorso all'Lsd per valorizzarne gli effetti benefici. Basta che siano gli stessi ricercatori a fare da cavie dei propri esperimenti. "La demonizzazione delle droghe psichedeliche, viste come quintessenza del male sociale" ha impedito la ricerca dagli anni '70 in poi, accusa "Lancet" in un editoriale che apre il suo ultimo numero.L'autore, Richard Horton, spiega: "la messa al bando totale che ha colpito questo genere di stupefacenti in molti Paesi continua ancora oggi a bloccare una ricerca seria e controllata su quelli che possono essere i loro potenziali effetti benefici". Di piu': "la criminalizzazione di questi agenti ha portato ad un approccio eccessivamente cauto nei confronti di uno studio riguardante le loro capacita' terapeutiche". Infatti negli anni '60 "i primi passi nello studio della neurochimica del cervello furono compiuti grazie allo studio dei composti simili all'Lsd". Si tratta quindi di "trovare un equilibrio tra i tabu' di carattere sociale e il bene dei nostri pazienti". E questo sara' possibile se i ricercatori stessi sperimenteranno gli effetti della sostanza su loro stessi.
"Lancet", insomma, torna a rivalutare il metodo utilizzato per la prima volta dall'inventore dell'Lsd, Albert Hofmann, il quale "inciampo'" nella sua creatura studiando le muffe e fece per primo un "viaggio" che prosegui' portando avanti la sperimentazione su se stesso e sugli amici, come lo scrittore Ernst Juenger, da lui convocato nel 1951 a casa propria per tentare l'esperienza. I due si misero in una stanza con un medico e presero 0,05 grammi di Lsd allo stato puro per vedere l'effetto che faceva. Per creare l'atmosfera avevano messo su un disco di Mozart, poggiato su un tavolo un vaso di rose e acceso una bacchetta di incenso giapponese. La cosa, alla fine, piacque tantissimo a entrambi, che ripeterono la cosa in piu' di un'occasione. Anche troppo, tanto e' vero che, sempre insieme, si accorsero che i "viaggi" potevano anche trasformarsi in incubi. Era il 1953. Memore di quell'esperienza, lo stesso Hofmann lo scorso gennaio, in occasione del suo centesimo compleanno, si e' detto pentito e ha chiesto un maggior controllo sull'uso dello stupefacente.
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