Gb. Il Royal College di Ostetricia e Ginecologia si interroga sull'eutanasia per i neonati gravemente malati
Il Royal College di ostetricia e ginecologia della Gran Bretagna avrebbe chiesto ai propri associati di prendere in considerazione la pratica dell'eutanasia sui "neonati piu' gravemente malati". Lo riporta oggi il quotidiano britannico Sunday Times.
Per il College l'eutanasia attiva dovrebbe essere considerata per il bene delle famiglie, per poter risparmiare ai genitori l'enorme peso emotivo ed economico di allevare i bambini piu' malati e che comunque andranno incontro ad una vita di sofferenze.
La proposta e' il frutto di una riflessione sulle tecniche sempre piu' avanzate e che oggi vengono impiegate per prolungare la vita dei neonati malati.
"Un neonato gravemente disabile puo' risultare in una famiglia gravemente disabile", e' scritto nel documento. "Se fossero disponibili interventi tesi ad accorciare la vita o a sopprimere neonati (gravemente malati), vi sarebbero conseguenze importanti sulle decisioni ostetriche, evitando ad esempio gli aborti in fase avanzata, poiche' alcuni genitori potrebbero essere incoraggiati a continuare la gravidanza e a prendersi rischi maggiori sul suo possibile successo".
"Invitiamo pertanto la commissione a prendere maggiormente in considerazione la non-rianimazione, l'interruzione dei trattamenti di sostegno vitale, i migliori interessi e l'eutanasia attiva, in quanto offrono la possibilita' di allargare le opzioni oggi disponibili per cio' che riguarda i neonati piu' malati".
Secondo il quotidiano britannico, pero', il College non chiederebbe ufficialmente la legalizzazione dell'eutanasia attiva per i neonati, ma invita a riflettere sulla questione del "mercy killing" per bambini che soffrono di piu'. Joy Delhanty, docente di genetica umana all'University College London, ha dichiarato di essere favorevole alla proposta, dicendo che e' "moralmente sbagliato cercare di tenere in vita a tutti i costi quei neonati che soffriranno per mesi o anni a causa di gravi malattie".
Contrario alla proposta il British Council of Disabled People, un'associazione per la difesa dei diritti dei disabili, secondo cui, se l'eutanasia fosse legalizzata per alcune patologie, equivarrebbe a dire ai malati che la loro vita ha minor valore rispetto a quella degli altri membri della societa'.
Per il College l'eutanasia attiva dovrebbe essere considerata per il bene delle famiglie, per poter risparmiare ai genitori l'enorme peso emotivo ed economico di allevare i bambini piu' malati e che comunque andranno incontro ad una vita di sofferenze.
La proposta e' il frutto di una riflessione sulle tecniche sempre piu' avanzate e che oggi vengono impiegate per prolungare la vita dei neonati malati.
"Un neonato gravemente disabile puo' risultare in una famiglia gravemente disabile", e' scritto nel documento. "Se fossero disponibili interventi tesi ad accorciare la vita o a sopprimere neonati (gravemente malati), vi sarebbero conseguenze importanti sulle decisioni ostetriche, evitando ad esempio gli aborti in fase avanzata, poiche' alcuni genitori potrebbero essere incoraggiati a continuare la gravidanza e a prendersi rischi maggiori sul suo possibile successo".
"Invitiamo pertanto la commissione a prendere maggiormente in considerazione la non-rianimazione, l'interruzione dei trattamenti di sostegno vitale, i migliori interessi e l'eutanasia attiva, in quanto offrono la possibilita' di allargare le opzioni oggi disponibili per cio' che riguarda i neonati piu' malati".
Secondo il quotidiano britannico, pero', il College non chiederebbe ufficialmente la legalizzazione dell'eutanasia attiva per i neonati, ma invita a riflettere sulla questione del "mercy killing" per bambini che soffrono di piu'. Joy Delhanty, docente di genetica umana all'University College London, ha dichiarato di essere favorevole alla proposta, dicendo che e' "moralmente sbagliato cercare di tenere in vita a tutti i costi quei neonati che soffriranno per mesi o anni a causa di gravi malattie".
Contrario alla proposta il British Council of Disabled People, un'associazione per la difesa dei diritti dei disabili, secondo cui, se l'eutanasia fosse legalizzata per alcune patologie, equivarrebbe a dire ai malati che la loro vita ha minor valore rispetto a quella degli altri membri della societa'.
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