Sabato 6 giugno 2026
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Gb. Via libera alla compravendita di ovuli per la ricerca

U.E. - GRAN BRETAGNA
Notizia ·
Le donne britanniche potrebbero essere presto pagate per donare i loro ovuli da destinare alla ricerca scientifica: una decisione in tal senso e' stata annunciata lo scorso 21 febbraio dall'Autorita' per la fertilita' umana e l'embriologia (Hfea), una decisione che era stata sconsigliata da molti medici e che fa nascere timori che si possa sviluppare un commercio di ovuli.
Lo ha anticipato l'Observer, per il quale il Comitato etico dell'Autorita' governativa ha gia' dato il suo parere positivo: "I potenziali guadagni scientifici superano di gran lunga le probabili obiezioni", dice una fonte dell'Hfea, spiegando il senso del documento che motiva la decisione, gia' visionato dal domenicale. Attualmente le cliniche del Regno Unito non possono accettare ovuli per la ricerca scientifica, almeno che non siano quelli rimasti inutilizzati in trattamenti contro la sterilita' e nella fecondazione in vitro. Cio' ha creato una cronica mancanza di ovuli umani che, fertilizzati, servono ai ricercatori per studiare le cellule staminali embrionali e individuare possibili cure che le stesse cellule potrebbero rendere possibili contro problemi cardiaci, sterilita', diabete, e i morbi di Alzheimer e di Parkinson.
Le donne che accetteranno di sottoporsi alla tecnica di prelievo di ovuli saranno ricompensate con 250 sterline (circa 375 euro), piu' le spese di viaggio, lo stesso che viene attualmente pagato a un donatore di sperma. Le donne dovranno dimostrare che la donazione avviene 'per fini altruistici', come ad esempio aiutare un parente che soffre di una malattia per la ricerca sulla quale gli scienziati hanno bisogno di ovuli. La tecnica per il prelievo degli ovuli e' considerata 'invasiva' e potenzialmente pericolosa da molti medici, ricorda il giornale, che cita a proposito 'scienziati dell'universita' di Padova' e il loro avvertimento sugli effetti indesiderati delle medicine utilizzate per stimolare le ovaie a produrre piu' ovuli.
Ma per Donna Dickenson, professore emerito di etica medica all'universita' di Londra, il pericolo maggiore e' quello che donne povere, in Gran Bretagna e fuori, possano decidere di vendere i loro ovuli per il solo guadagno: 'L'Hfea potrebbe avere senza volere aperto la porta al baratto e alla vendita di ovuli. La somma di 250 sterline potrebbe essere abbastanza per indurre donne dell'Est Europa, ad esempio, a venire in Gran Bretagna e vendere i propri ovuli. E' una cosa inquietante. Una volta stabilito il concetto di donazione degli ovuli, sara' difficile proibire la donazione a pagamento'. Peter Braude, direttore del dipartimento Salute della donna al King's College di Londra dice che i rischi nella raccolta degli ovuli non dovrebbero scoraggiare le donne che intendono offrirli. 'Le donne sono abbastanza intelligenti per decidere da sole se donare i propri ovuli alla ricerca. Perche' si dovrebbe impedire loro di farlo? Non si dovrebbe, dopo averle informate sui rischi. Le donne donano ovuli da vent'anni, di solito quelle che si sottopongono ai processi di sterilizzazione. Non e' un principio nuovo, e' diverso perche' c'e' l'offerta volontaria'.
Al momento, secondo la legge Gb, una donna puo' gia' donare i propri ovuli a un'altra donna, se entrambe stanno facendo un trattamento di fertilizzazione in vitro, o per aiutare un parente o amico ad avere una gravidanza. Nel primo caso, in cambio riceve uno sconto sostanzioso sul trattamento di fertilizzazione, che nel Regno Unito e' molto caro.

'E' mercificazione, un orrore, serve un limite alla scienza'. Cosi' il ministro della salute Livia Turco, in una intervista al Corriere della Sera, commenta la decisione che dovrebbe essere presa dal governo inglese riguardo alla possibilita' per le donne di vendere ovuli a scopo di ricerca.
'Capisco le ragioni della scienza, ma il fine non giustifica i mezzi. Qui siamo oltre il dibattito sulla liceita' di sperimentare o no sugli embrioni. L'incentivo a vendere le ovaie introduce un elemento, la mercificazione del corpo umano che mi spaventa. Credo che la societa' debba porre limiti e opporsi al commercio e alla manipolazione di parti del corpo'.
'Sono molto sensibile alle sorti della ricerca e in Italia ci stiamo attivando nella giusta direzione incentivando la ricerca sulle cellule staminali adulte, un campo ancora inesplorato e potenzialmente molto fertile'.
Quanto all'uso degli embrioni sovrannumerari destinati alla distruzione il ministro afferma: 'occorre affrontare con meno ipocrisia il problema. Forse e' su questi che potrebbe essere applicata la ricerca. Se il loro destino e' lasciarli deperire e buttarli via allora e' meglio utilizzarli a fin di bene'. Ma per fare questo, secondo il ministro, occorrerebbe aprire il dibattito sulla procreazione assistita; 'non potrei decidere io - conclude - con la modifica delle linee guida sulla legge 40 alla quale bisogna attenersi'.

'Bene la presa di posizione del ministro della salute Livia Turco sulla vendita di ovuli in Gran Bretagna'. Il plauso arriva dalla senatrice di Forza Italia Laura Bianconi, capogruppo di Fi in commissione Sanita'.
'Mi auguro che il Governo inglese rifletta seriamente sulla pericolosissima strada che rischia di intraprendere se permettesse alle donne di vendere i propri ovuli a scopo di ricerca'.
'Stiamo assistendo, come ha dichiarato Turco ad una vera e propria mercificazione, paragonabile a quella della vendita degli organi. In nome della ricerca scientifica non si puo' arrivare ad annientare i nostri valori e ci sono dei limiti, come quello del rispetto della persona e della sua dignita' di vivere, davanti ai quali anche la ricerca si deve arrestare, ma non per questo arrendersi nel suo prezioso lavoro. Si cerchino altre strade come e' accaduto con l'utilizzo delle cellule staminali adulte'.

'No allo shopping di ovuli'. E' la posizione espressa dall'associazione Scienza & Vita, che invita l'Europa a 'difendere la salute delle donne'.
'Giu' le mani dal corpo delle donne e dai loro ovuli.
L'associazione si oppone con la massima fermezza ad ogni tentativo di mercificazione del corpo umano e allo shopping di ovuli che viene prospettato in Gran Bretagna. E in questo 19 febbraio, in cui ricorre l'approvazione da parte del Parlamento italiano della Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, appare quanto mai opportuna una riflessione sul limite della scienza, senza nascondersi che il vero obiettivo della vendita di ovuli e' quello di produrre embrioni a fine di ricerca, inevitabilmente destinati alla distruzione'. Il tutto, ricorda l'associazione, 'non e' possibile in Italia grazie proprio alla legge 40. Ma e' necessario tenere alta la guardia contro ogni tentativo di deformazione dell'attuale disciplina'.
Sotto il profilo socio culturale, rileva quindi Scienza & Vita, 'grande e' la responsabilita' dell'Europa, che dovrebbe porsi il problema della salvaguardia delle donne. Chi, infatti, se non le giovani donne in condizioni economiche disagiate, vendera' i propri ovuli? Dunque, una beffa ancora una volta ai danni dei piu' poveri'. Infine, 'va segnalata, ancora una volta, la responsabilita' della classe medica che ben conosce gli effetti collaterali della stimolazione ovarica, con rischi connessi alla salute delle donne. Dunque il 'no' alla vendita di ovuli si sostanzia in ragioni scientifiche, mediche e di rispetto dei diritti umani'.
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