Sabato 6 giugno 2026
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Genova. Centro destra e Udc raccolgono firme contro la moschea

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Milleseicento firme raccolte in due ore e il progetto del centro islamico genovese che, con alti e bassi di attenzione da parte di cittadini e mezzi di informazione si trascina dal 2003, ha manifestato improvvisamente il suo potenziale dirompente, mobilitando i partiti e occupando le pagine dei giornali locali. Probabilmente i consiglieri regionali Gianni Plinio (An), Matteo Rosso (Fi) e Rosario Monteleone (Udc, ex Margherita) che il 25 luglio mattina in via XX Settembre invitavano i passanti a firmare per chiedere un referendum sul si' o il no alla moschea, non si aspettavano tanto successo.
Attorno al banchetto si e' formata una piccola folla, e i partiti che sostengono la giunta comunale di centro-sinistra guidata Marta Vincenzi devono essersi domandati con apprensione quanti, dei propri sostenitori, abbiano deposto la firma. Quanti, non si sa, ma e' probabile che ce ne fossero.  D'altra parte a preoccupare i genovesi, di destra e di sinistra, quando si parla di islam e musulmani, sono non tanto o non solo i pericoli che vengono da terroristi ed estremisti, di cui a Genova non si e' mai avuto notizia, quanto la delinquenza spicciola. Dei 25.000 immigrati regolari residenti nel capoluogo ligure, i musulmani sono circa 7.000, di cui almeno 3.000 marocchini. La loro occupazione prevalente e' quella del commercio ambulante. Ma anche imprese edili e di pulizia impiegano manodopera nordafricana. 
Le macellerie islamiche sono una decina, i punti di ristorazione una quindicina, soprattutto tavole calde. Pochi hanno avuto fastidi da queste persone. Gli immigrati irregolari, pero', sono altrettanti e tra loro scippatori e soprattutto spacciatori di droga abbondano. Basta dare ogni tanto un'occhiata ai giornali per non sentire un gran desiderio di attirare nordafricani nel proprio quartiere, magari dimenticando che, in generale, chi prega e frequenta abitualmente un luogo di culto, islamico o di altra religione, raramente delinque.    
Il predecessore di Marta Vincenzi, Giuseppe Pericu, aveva trattato la questione come una qualsiasi pratica amministrativa: ci sono le condizioni previste dal piano regolatore? E allora il progetto va approvato. La prima ipotesi prevedeva la nascita della moschea a Cornigliano, una delegazione gia' provata da forti afflussi migratori, prima di italiani, fino agli anni Sessanta-Settanta, poi di stranieri, e dalla presenza delle acciaierie.
Inoltre, per realizzare la moschea Hussein Salah, il leader della comunita' islamica genovese, aveva acquistato le ex Officine Passalacqua, in fondo a una via lunga e stretta, che porta fino alla sommita' della collina di Coronata. Problemi di traffico e di impatto ambientale non sarebbero mancati, e a Cornigliano la protesta e' esplosa, con la partecipazione addirittura di quattro parroci, presidi e blocchi stradali organizzati dalla Lega Nord.
Mentre il progetto andava avanti, fino a ricevere il via libera definitivo dalla commissione per l'Edilizia privata del Comune, e' intervenuta la Fondazione di Religione Sorriso Francescano, offrendo, in pratica, uno scambio: avrebbe ceduto la proprieta' di un suo terreno ubicato a Coronata, ma in un'altra zona, a fronte della cessione da parte della comunita' islamica dell'edificio Officine Passalacqua. L'obiettivo era quello di creare le condizioni per realizzare la moschea in un ambiente piu' defilato e con viabilita' piu' scorrevole e mettere tutti d'accordo.
L'idea era piaciuta anche nella comunita' islamica. Poi, nell'ottobre 2005, e' arrivato l'articolo di Magdi Allam sul 'Corriere della Sera', dove si denunciava il pericolo di infiltrazioni estremiste nelle moschee italiane e della loro affiliazione all'Ucoii. In effetti, il progetto della nuova moschea viene portato avanti dal Centro culturale islamico di Genova, guidato da Salah, persona nota, apprezzata e non certo estremista, mentre l'edificio era compreso nel patrimonio dell'ente che gestisce i beni islamici, il Waqf, che fa capo all'Ucoii. Lo stesso Centro aderiva all'Ucoii, che del resto comprende i due terzi delle associazioni islamiche italiane.
A questo punto non era solo questione di traffico, e anche i francescani si sono fermati, in attesa di chiarimenti. La vicenda e' ristagnata, i politici si sono occupati delle varie tornate elettorali, finche' nel giugno 2007 Marta Vincenzi e' subentrata a Pericu, e ha ereditato il problema. Il 29 luglio scorso, nel suo intervento al dibattito sulla moschea in consiglio comunale, il sindaco ha annunciato come intendeva risolvere la questione. Aveva sottoscritto un accordo con la comunita' musulmana, in base al quale i gestori della futura moschea spezzavano i legami con l'Ucoii, riconoscevano pari diritti a uomini e donne e condannavano ufficialmente terrorismo, intolleranza ed estremismo.
Vincenzi ha anche ricordato che la Costituzione italiana garantisce pari diritti a tutti e piena liberta' di culto e ha fatto presente che il referendum non solo non si sarebbe potuto tenere perche', in sostanza, non si puo' mettere ai voti un diritto garantito dalla Costituzione, ma anche perche' avrebbe chiamato i cittadini a giudicare su un atto dell'amministrazione inesistente, non ancora deliberato. Le critiche non sono mancate ugualmente.
Sulla questione del referendum e su quella della moschea in generale, l'opposizione di centro-destra mostra posizioni differenziate, tra partiti e anche tra singoli esponenti. La Lega non crede, in questo caso, nello strumento referendario, di cui pure apprezza la capacita' di portare alla luce le inquietudini della cittadinanza, altri, specialmente in Forza Italia, sono sensibili al tema dei diritti, ma tutti hanno condannato il fatto che il sindaco avesse sottoscritto un accordo senza consultare il consiglio.
Un altro fattore di malcontento riguarda l'ubicazione della moschea. Travolta dagli eventi l'ipotesi dei francescani, dell'area non ufficialmente non si e' piu' parlato. Ma nei giorni scorsi si sono diffuse voci per cui il sindaco avrebbe fatto capire che, alla fine, previo accordo con l'Autorita' Portuale, si sarebbe scelta la zona del porto, forse la Darsena. Il porto, probabilmente, per non coinvolgere nessuno dei quartieri cittadini. Darsena, pero', vuol dire centro storico, l'area di massima concentrazione di immigrati. L'idea di attirarne altri, magari anche dal Piemonte, non e' piaciuta affatto ai residenti e ai politici che cercano di rappresentarli.
Poi il sindaco ha esposto il fianco a un'altra critica. Nel suo intervento in consiglio ha annunciato che intanto, in attesa di risolvere la questione, alla Commenda di Pre', edificio da cui partivano le navi dei crociati, sarebbe nato un centro di cultura e preghiera comune, per cattolici, ebrei e musulmani. 'Sono tutti d'accordo -ha assicurato- anche i cavalieri dell'Ordine di Malta'.
L'ordine religioso e assistenziale ha in gestione buona parte del complesso. E dal suo delegato genovese, il marchese Gian Giacomo Chiavari, e' venuta una doccia fredda per il sindaco. Chiavari ha dichiarato ai giornali cittadini di non avere concordato nulla sulla Commenda e di avere anzi idee diverse in proposito. Secondo un cavaliere dell'Ordine, presente all'incontro con la Vincenzi, il sindaco avrebbe effettivamente accennato al suo progetto, ma in termini vaghi e senza che fosse concordato alcunche'. Intanto, se non una soluzione, un rimedio parziale provvisorio e' stato trovato dai musulmani stessi, senza proclami. Sembra che nel centro storico siano gia' cinque i luoghi di preghiera islamici: piccoli, singoli appartamenti dove chi vuole va a pregare. Per ora si va avanti cosi'.
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