Genova. Ginecologo indagato per aborto clandestino si suicida, otto donne rischiano il carcere
Sono otto le donne, tra cui alcune signore della 'Genova bene', indagate nell'inchiesta sul ginecologo Ermanno Rossi, 54 anni, suicidatosi lunedi' sera a Rapallo dopo aver appreso di essere indagato per aborti compiuti al di fuori delle procedure e delle strutture previste dalla legge 194 sull'interruzione di gravidanza e aver subito perquisizioni da parte dei carabinieri del Nas.
Rossi, stimato ginecologo dell'ospedale pediatrico Gaslini e titolare di due studi privati, era specializzato in gravidanze a rischio e aveva numerosissime clienti, che ancora oggi hanno continuato a testimoniare sui siti dei media locali la loro riconoscenza per le cure del professionista.
Il magistrato sentira' nei prossimi giorni le donne indagate e conta di chiudere l'inchiesta entro marzo. Sinora non figurerebbero tra le indagate ne' donne extracomunitarie ne' minorenni. Il quadro che emerge dalle scarne notizie che trapelano dagli inquirenti e' che il dottor Rossi avesse accettato di praticare, con riservatezza, alcuni aborti su donne sue clienti che, per vari motivi, non intendevano seguire la procedura prevista dalla legge 194.
Secondo indiscrezioni, una delle signore, gia' raggiunta dall'avviso di garanzia, avrebbe abortito oltre i limiti previsti dalla legge: ora rischia una condanna a sei mesi di reclusione, e non piu' solo l'ammenda di 50 euro prevista dall'art. 19 della legge 194. Altre potrebbero essere rimaste incinte dopo una relazione extraconiugale e questo spiegherebbe la loro richiesta di abortire con estrema riservatezza.
L'inchiesta, comunque, proprio perche' dai contenuti molto dolorosi e personali, e' stata blindata dal pm Sabrina Monteverde, che ha chiesto agli investigatori e ai difensori delle indagate il massimo riserbo. Il magistrato, dopo il suicidio del ginecologo, teme reazioni sconsiderate delle donne coinvolte.
Le indagini presero avvio nell'ottobre scorso nell'ambito di un altro procedimento penale, non per aborti, e in seguito ad alcune intercettazioni telefoniche. Positivi sarebbero stati gli esiti delle perquisizioni dei carabinieri del Nas negli studi del medico, dove sarebbero stati trovati strumenti e medicinali utili a procurare le interruzioni di gravidanza.
'L'inchiesta sugli aborti clandestini non coinvolge il Gaslini e tantomeno il mio reparto' ha ribadito stamani il direttore del reparto di ostetricia dell'ospedale pediatrico Giannina Gaslini, Pier Luigi Venturini. 'Rossi lavorava in qualita' di dirigente medico nel mio reparto -ha precisato il primario- ma l'inchiesta riguarda eventi che potrebbero essere avvenuti al di fuori dell'istituto, nell'attivita' libero-professionale privata di un medico dipendente del Gaslini'. Venturini ha anche specificato che 'il Gaslini e' un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico e quindi non e' compreso nelle strutture che ottemperano alla legge 194', di conseguenza il dottor Rossi non aveva avuto motivo di dichiarare la sua eventuale obiezione di coscienza.
Il caso ha continuato a suscitare anche oggi vari commenti.
Tra gli altri quello del presidente del Movimento per la vita, Carlo Casini, che ha denunciato 'alcune insinuazioni giornalistiche che, come e' gia' avvenuto per il recente caso di Napoli, vorrebbero addebitare la generazione di un clima di polemica e di intolleranza a quanti proclamano il diritto alla vita'. A questo proposito e' stata smentita anche dagli inquirenti la voce giornalistica, secondo cui l'inchiesta sarebbe nata da una denuncia di un'appartenente all'associazione antiabortista.
Barbara Pollastrini, ministro per i diritti e le pari opportunita', ha commentato: 'Guai a criminalizzare la legge 194. Anche questa vicenda insegna che va difesa e applicata pienamente, proprio nel rispetto di tutti'.
E Silvio Viale, il ginecologo torinese promotore della RU486 in Italia, denuncia: 'Qualunque siano i contorni giudiziari della vicenda, Ermanno Rossi e' vittima della non applicazione della 194, di chi affronta il tema solo per porre ulteriori ostacoli alle donne e di chi non ha il coraggio di affrontare i reali problemi della legge. Le polemiche a senso unico contro le donne che abortiscono, contro i medici che fanno aborti, contro la RU486 contribuiscono a creare un clima di diffidenza verso le procedure della 194 ed inducono i medici all'obiezione di massa'.
'Da piú di un anno ho fatto presente con una mozione al ministro Livia Turco che vi era la necessità di verificare la corretta applicazione della legge 194 e quindi anche di controllare la situazione degli aborti clandestini, oltre a segnalare il problema gravissimo della rianimazione dei feti abortiti nati vivi'. E' quanto afferma, in una nota, la senatrice Laura Bianconi, capogruppo di Forza Italia della commissione Igiene e Sanità e candidata per il PDL in Emilia Romagna.
'Non ho mai pensato si dovesse abolire la legge 194, ma alla luce dei dati dell'Istituto Superiore di Sanità è palese che qualcosa non funziona se solo nell'anno 2006 vi sono stati piú di 20mila aborti clandestini nel nostro paese e se sempre piú spesso l'interruzione di gravidanza viene utilizzata, anche piú volte in un anno, come pratica contraccettiva. Se poi i dati emersi - prosegue - ci dicono che rimane ancora molto alto il numero delle donne al di sotto dei vent'anni che decidono di abortire (nel 2006 4000 di IVG di ragazze al di sotto dei 18 anni e 10mila su quelle al di sotto dei 20) il problema è ancora piú serio, perch, evidenzia una totale disinformazione sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate e sulla possibilità che viene data alle madri di portare avanti una gravidanza decidendo poi di dare, in assoluto anonimato, il bambino in adozione. Ricordiamo - conclude la senatrice - che la legge 194 è nata con lo scopo di tutelare la vita e non di distruggerla'.
"Il caso del suicidio del ginecologo di Genova, indagato per la violazione della legge sull'aborto, ha fatto emergere i dati relativi al nuovo aumento degli aborti illegali nel nostro Paese: 55 casi al giorno, in molti dei quali sono protagoniste donne immigrate". Lo dicono Rocco Berardo e Alessandro Capriccioli, tesoriere e membro di giunta dell'associazione Luca Coscioni.
"La causa di questa recrudescenza non va ricercata nella presunta inefficacia della legge 194, come affermano gli integralisti pro-life", ma al contrario "e' una conseguenza del loro stesso comportamento, teso a frapporre infiniti e quotidiani ostacoli alle donne che intendono interrompere la gravidanza, per indurle in tal modo a rinunciare o a ricorrere all'aborto clandestino".
Per sapere come difendersi dagli abusi che impediscono loro di abortire secondo la legge, "le donne possono consultare Soccorso Civile, il portale di resistenza civile dell'Associazione Luca Coscioni", nel quale "potranno trovare tutte le indicazioni per far valere i loro diritti e superare gli ostacoli che impediscono loro di esercitarli".
"E' vergognoso che solo dopo tragedie personali si parli del fenomeno dell'obiezione di coscienza, che rappresenta in tante regioni italiane, al Nord come al Sud, un vero e proprio boicottaggio nascosto all'attuazione della legge 194, una negazione tanto presente quanto sotterranea del diritto di scelta delle donne". E' quanto scrivono in una nota i radicali Bruno Mellano, Giulio Manfredi e Alessandro Rosasco, che ricordano come l'ultima relazione sull'attuazione della legge 194 presentata dal ministero della Salute offra un "quadro allarmante del fenomeno dell'obiezione di coscienza nelle varie regioni italiane", con una media nazionale ginecologi obiettori del 58,7%. In particolare, i dati forniti dalla Regione Liguria risalgono al 1999 e "solo la Campania ha dati così vecchi, ma, su un totale di 19 regioni e 2 province autonome, solamente 8 regioni hanno comunicato dati attendibili aggiornati all'anno 2005".
I dati liguri disponibili sugli obiettori (51,5% fra i ginecologi; 53,6% fra gli anestesti; 26,1% fra gli infermieri) sono "chiaramente sottostimati", denunciano i radicali e rispetto alla quantificazione degli aborti clandestini, "il ministro Turco se la cava, nella presentazione della Relazione, con queste righe striminzite: 'Da alcuni anni non è stato più possibile applicare il modello matematico per la stima degli aborti clandestini perché l'errore sulla stima è dello stesso ordine di grandezza della stima stessa e per il contributo sempre più importante delle cittadine straniere che altera i parametri da inserire nel modello'".
Mellano ricorda che il 16 ottobre 2007, presentò assieme alla collega Donatella Poretti, un'interrogazione per sapere perché la "maggioranza delle regioni fornisce da anni, relazione dopo relazione, dati sugli obiettori vecchi, non corretti, incompleti; una valutazione politica su fenomeno degli aborti clandestini, non essendo sufficienti le righe citate, degne di uno statistico più che di un ministro. Nonostante tre solleciti, la nostra interrogazione - concludono i radicali - è ancora in attesa di risposta; e, a dirla tutta, il ministro della Salute è già inadempiente anche per quanto riguarda la Relazione di quest'anno, poiché l'articolo 16 della legge 194/78 prevede che tale Relazione sia presentata entro il mese di febbraio di ogni anno".
Rossi, stimato ginecologo dell'ospedale pediatrico Gaslini e titolare di due studi privati, era specializzato in gravidanze a rischio e aveva numerosissime clienti, che ancora oggi hanno continuato a testimoniare sui siti dei media locali la loro riconoscenza per le cure del professionista.
Il magistrato sentira' nei prossimi giorni le donne indagate e conta di chiudere l'inchiesta entro marzo. Sinora non figurerebbero tra le indagate ne' donne extracomunitarie ne' minorenni. Il quadro che emerge dalle scarne notizie che trapelano dagli inquirenti e' che il dottor Rossi avesse accettato di praticare, con riservatezza, alcuni aborti su donne sue clienti che, per vari motivi, non intendevano seguire la procedura prevista dalla legge 194.
Secondo indiscrezioni, una delle signore, gia' raggiunta dall'avviso di garanzia, avrebbe abortito oltre i limiti previsti dalla legge: ora rischia una condanna a sei mesi di reclusione, e non piu' solo l'ammenda di 50 euro prevista dall'art. 19 della legge 194. Altre potrebbero essere rimaste incinte dopo una relazione extraconiugale e questo spiegherebbe la loro richiesta di abortire con estrema riservatezza.
L'inchiesta, comunque, proprio perche' dai contenuti molto dolorosi e personali, e' stata blindata dal pm Sabrina Monteverde, che ha chiesto agli investigatori e ai difensori delle indagate il massimo riserbo. Il magistrato, dopo il suicidio del ginecologo, teme reazioni sconsiderate delle donne coinvolte.
Le indagini presero avvio nell'ottobre scorso nell'ambito di un altro procedimento penale, non per aborti, e in seguito ad alcune intercettazioni telefoniche. Positivi sarebbero stati gli esiti delle perquisizioni dei carabinieri del Nas negli studi del medico, dove sarebbero stati trovati strumenti e medicinali utili a procurare le interruzioni di gravidanza.
'L'inchiesta sugli aborti clandestini non coinvolge il Gaslini e tantomeno il mio reparto' ha ribadito stamani il direttore del reparto di ostetricia dell'ospedale pediatrico Giannina Gaslini, Pier Luigi Venturini. 'Rossi lavorava in qualita' di dirigente medico nel mio reparto -ha precisato il primario- ma l'inchiesta riguarda eventi che potrebbero essere avvenuti al di fuori dell'istituto, nell'attivita' libero-professionale privata di un medico dipendente del Gaslini'. Venturini ha anche specificato che 'il Gaslini e' un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico e quindi non e' compreso nelle strutture che ottemperano alla legge 194', di conseguenza il dottor Rossi non aveva avuto motivo di dichiarare la sua eventuale obiezione di coscienza.
Il caso ha continuato a suscitare anche oggi vari commenti.
Tra gli altri quello del presidente del Movimento per la vita, Carlo Casini, che ha denunciato 'alcune insinuazioni giornalistiche che, come e' gia' avvenuto per il recente caso di Napoli, vorrebbero addebitare la generazione di un clima di polemica e di intolleranza a quanti proclamano il diritto alla vita'. A questo proposito e' stata smentita anche dagli inquirenti la voce giornalistica, secondo cui l'inchiesta sarebbe nata da una denuncia di un'appartenente all'associazione antiabortista.
Barbara Pollastrini, ministro per i diritti e le pari opportunita', ha commentato: 'Guai a criminalizzare la legge 194. Anche questa vicenda insegna che va difesa e applicata pienamente, proprio nel rispetto di tutti'.
E Silvio Viale, il ginecologo torinese promotore della RU486 in Italia, denuncia: 'Qualunque siano i contorni giudiziari della vicenda, Ermanno Rossi e' vittima della non applicazione della 194, di chi affronta il tema solo per porre ulteriori ostacoli alle donne e di chi non ha il coraggio di affrontare i reali problemi della legge. Le polemiche a senso unico contro le donne che abortiscono, contro i medici che fanno aborti, contro la RU486 contribuiscono a creare un clima di diffidenza verso le procedure della 194 ed inducono i medici all'obiezione di massa'.
'Da piú di un anno ho fatto presente con una mozione al ministro Livia Turco che vi era la necessità di verificare la corretta applicazione della legge 194 e quindi anche di controllare la situazione degli aborti clandestini, oltre a segnalare il problema gravissimo della rianimazione dei feti abortiti nati vivi'. E' quanto afferma, in una nota, la senatrice Laura Bianconi, capogruppo di Forza Italia della commissione Igiene e Sanità e candidata per il PDL in Emilia Romagna.
'Non ho mai pensato si dovesse abolire la legge 194, ma alla luce dei dati dell'Istituto Superiore di Sanità è palese che qualcosa non funziona se solo nell'anno 2006 vi sono stati piú di 20mila aborti clandestini nel nostro paese e se sempre piú spesso l'interruzione di gravidanza viene utilizzata, anche piú volte in un anno, come pratica contraccettiva. Se poi i dati emersi - prosegue - ci dicono che rimane ancora molto alto il numero delle donne al di sotto dei vent'anni che decidono di abortire (nel 2006 4000 di IVG di ragazze al di sotto dei 18 anni e 10mila su quelle al di sotto dei 20) il problema è ancora piú serio, perch, evidenzia una totale disinformazione sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate e sulla possibilità che viene data alle madri di portare avanti una gravidanza decidendo poi di dare, in assoluto anonimato, il bambino in adozione. Ricordiamo - conclude la senatrice - che la legge 194 è nata con lo scopo di tutelare la vita e non di distruggerla'.
"Il caso del suicidio del ginecologo di Genova, indagato per la violazione della legge sull'aborto, ha fatto emergere i dati relativi al nuovo aumento degli aborti illegali nel nostro Paese: 55 casi al giorno, in molti dei quali sono protagoniste donne immigrate". Lo dicono Rocco Berardo e Alessandro Capriccioli, tesoriere e membro di giunta dell'associazione Luca Coscioni.
"La causa di questa recrudescenza non va ricercata nella presunta inefficacia della legge 194, come affermano gli integralisti pro-life", ma al contrario "e' una conseguenza del loro stesso comportamento, teso a frapporre infiniti e quotidiani ostacoli alle donne che intendono interrompere la gravidanza, per indurle in tal modo a rinunciare o a ricorrere all'aborto clandestino".
Per sapere come difendersi dagli abusi che impediscono loro di abortire secondo la legge, "le donne possono consultare Soccorso Civile, il portale di resistenza civile dell'Associazione Luca Coscioni", nel quale "potranno trovare tutte le indicazioni per far valere i loro diritti e superare gli ostacoli che impediscono loro di esercitarli".
"E' vergognoso che solo dopo tragedie personali si parli del fenomeno dell'obiezione di coscienza, che rappresenta in tante regioni italiane, al Nord come al Sud, un vero e proprio boicottaggio nascosto all'attuazione della legge 194, una negazione tanto presente quanto sotterranea del diritto di scelta delle donne". E' quanto scrivono in una nota i radicali Bruno Mellano, Giulio Manfredi e Alessandro Rosasco, che ricordano come l'ultima relazione sull'attuazione della legge 194 presentata dal ministero della Salute offra un "quadro allarmante del fenomeno dell'obiezione di coscienza nelle varie regioni italiane", con una media nazionale ginecologi obiettori del 58,7%. In particolare, i dati forniti dalla Regione Liguria risalgono al 1999 e "solo la Campania ha dati così vecchi, ma, su un totale di 19 regioni e 2 province autonome, solamente 8 regioni hanno comunicato dati attendibili aggiornati all'anno 2005".
I dati liguri disponibili sugli obiettori (51,5% fra i ginecologi; 53,6% fra gli anestesti; 26,1% fra gli infermieri) sono "chiaramente sottostimati", denunciano i radicali e rispetto alla quantificazione degli aborti clandestini, "il ministro Turco se la cava, nella presentazione della Relazione, con queste righe striminzite: 'Da alcuni anni non è stato più possibile applicare il modello matematico per la stima degli aborti clandestini perché l'errore sulla stima è dello stesso ordine di grandezza della stima stessa e per il contributo sempre più importante delle cittadine straniere che altera i parametri da inserire nel modello'".
Mellano ricorda che il 16 ottobre 2007, presentò assieme alla collega Donatella Poretti, un'interrogazione per sapere perché la "maggioranza delle regioni fornisce da anni, relazione dopo relazione, dati sugli obiettori vecchi, non corretti, incompleti; una valutazione politica su fenomeno degli aborti clandestini, non essendo sufficienti le righe citate, degne di uno statistico più che di un ministro. Nonostante tre solleciti, la nostra interrogazione - concludono i radicali - è ancora in attesa di risposta; e, a dirla tutta, il ministro della Salute è già inadempiente anche per quanto riguarda la Relazione di quest'anno, poiché l'articolo 16 della legge 194/78 prevede che tale Relazione sia presentata entro il mese di febbraio di ogni anno".
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