Germania. Greenpeace all'attacco.
Nel dibattito sul divieto per la clonazione terapeutica si e' inserita "Greenpeace".
L'organizzazione ecologista fa notare come in Germania una parte del procedimento sia stato autorizzato da tempo. Il riferimento e' al ricercatore Oliver Bruestle di Bonn. Questi, nel 1999 aveva ottenuto dall'Ufficio Brevetti Tedesco la licenza per coltivare tessuti nervosi che includevano prodotti della clonazione terapeutica, ossia cellule di embrioni umani clonati. L'autorizzazione concessa a Bruestle da allora giace all'Ufficio Brevetti Europeo, con sede a Monaco, per essere esaminata in un quadro piu' ampio, europeo appunto.
Secondo informazioni in possesso del quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung", i responsabili dell'Ufficio Brevetti Europeo avrebbero espresso in un documento, datato 14 dicembre 2001, i loro dubbi circa la "moralita'" della licenza concessa a Bruestle, alla luce della convenzione europea sui brevetti, laddove si parla di divieto di commercializzazione degli embrioni. All'epoca l'avvocato di Bruestle aveva respinto con forza le obiezioni, tanto che la vertenza e' tuttora aperta.
Intanto, il 25 febbraio "Greenpeace" ha chiesto alla ministra della Giustizia Zypris (Spd) di impedire la brevettabilita' e lo sfruttamento commerciale di cellule di embrioni umani clonati.
Bruestle, interpellato dalla rete radiofonica WDR, ha detto di essere contrario alla clonazione in massa di embrioni, ma di ritenere del tutto ragionevoli singoli esperimenti di questo genere.
L'organizzazione ecologista fa notare come in Germania una parte del procedimento sia stato autorizzato da tempo. Il riferimento e' al ricercatore Oliver Bruestle di Bonn. Questi, nel 1999 aveva ottenuto dall'Ufficio Brevetti Tedesco la licenza per coltivare tessuti nervosi che includevano prodotti della clonazione terapeutica, ossia cellule di embrioni umani clonati. L'autorizzazione concessa a Bruestle da allora giace all'Ufficio Brevetti Europeo, con sede a Monaco, per essere esaminata in un quadro piu' ampio, europeo appunto.
Secondo informazioni in possesso del quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung", i responsabili dell'Ufficio Brevetti Europeo avrebbero espresso in un documento, datato 14 dicembre 2001, i loro dubbi circa la "moralita'" della licenza concessa a Bruestle, alla luce della convenzione europea sui brevetti, laddove si parla di divieto di commercializzazione degli embrioni. All'epoca l'avvocato di Bruestle aveva respinto con forza le obiezioni, tanto che la vertenza e' tuttora aperta.
Intanto, il 25 febbraio "Greenpeace" ha chiesto alla ministra della Giustizia Zypris (Spd) di impedire la brevettabilita' e lo sfruttamento commerciale di cellule di embrioni umani clonati.
Bruestle, interpellato dalla rete radiofonica WDR, ha detto di essere contrario alla clonazione in massa di embrioni, ma di ritenere del tutto ragionevoli singoli esperimenti di questo genere.
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