Germania. Una sentenza sulla brevettabilita' dell'embrione
Il tribunale competente per i brevetti ha dichiarato nullo un brevetto del ricercatore sulle staminali Oliver Bruestle. Se un procedimento comporta la clonazione o la distruzione di embrioni umani, il suo risultato non puo' essere brevettato, e pertanto sparisce lo stimolo economico: questo il succo della sentenza. La questione era stata sollevata dall'organizzazione ecologista Greenpeace, che aveva contestato la tutela conferita alla produzione di tessuti nervosi attraverso l'utilizzo di cellule staminali embrionali.
Alla fine degli anni 1990, Oliver Bruestle, di ritorno da un soggiorno di studio in Usa, aveva portato con se' il metodo che consente di trasformare cellule staminali embrionali in cellule nervose. Per tutelare il procedimento, Bruestle nel 1997 inoltro' richiesta all'Ufficio Brevetti. Due anni dopo questi gli assegno' l'attestato DE19756864 per l'iter di una produzione "in quantita' illimitata" e l'impiego "nella terapia di difetti neuronali". Nell'ottobre 2004 Greenpeace fece ricorso. "E' assurdo non considerare la provenienza delle cellule staminali", hanno sostenuto gli ecologisti riferendosi al diritto di tutela tedesco ed europeo, in base ai quali il brevetto puo' essere rilasciato solo se il suo sfruttamento non sia contrario alle buone usanze. E invece, secondo Greenpeace, e' proprio quello che caratterizza il brevetto di Bruestle, in quanto le cellule staminali del tessuto per riparare i nervi derivano da embrioni umani. La legge tedesca sulla protezione degli embrioni e' contraria, e in quanto alle norme comunitarie, esse dicono che non possono essere rilasciati brevetti nel caso di sfruttamento di embrioni umani per scopi industriali o commerciali. Anche Eva-Maria Schermer, che presiedeva la terza sezione del Tribunale, ha sostenuto che non si puo' ignorare come quel procedimento comporti l'uccisione di embrioni. Oliver Bruestle ha ribattuto che a rimetterci sarebbero stati i pazienti e l'industria biotecnologica, costretta a lasciare il Paese se le innovazioni non godono di un'adeguata difesa. "A quel punto saranno altri a guadagnarci". O ancora: "Probabilmente il tribunale dei brevetti non e' l'istanza piu' adatta a decidere. Ci sono questioni cui e' gia' stata data una risposta nella legge sulle cellule staminali". Bruestle ha sostenuto che il brevetto non viola la legge e che il tribunale stesso lo ha dovuto riconoscere, solo che ha considerato un fatto immorale l'impiego di cellule staminali embrionali importate. A lui, Bruestle, importa di piu' il diritto in se' che le possibilita' di sfruttamento del brevetto, anche perche' un vero beneficio commerciale e' ancora di la' da venire.
A conclusione di un dibattimento piuttosto aspro, il tribunale ha dichiarato nulla qualunque pretesa di brevettare lo sfruttamento di cellule staminali umane per le quali sia necessario distruggere embrioni. Il diritto di tutela resta invece in piedi per l'uso di cellule animali. Il tribunale e i denuncianti hanno infine voluto chiarire che loro non sono interessati a ostacolare la ricerca di base, ma vogliono impedire un uso commerciale della vita umana. Bruestle ha annunciato che ricorrera' in appello. La prossima istanza sara' dunque la Corte federale.
Alla fine degli anni 1990, Oliver Bruestle, di ritorno da un soggiorno di studio in Usa, aveva portato con se' il metodo che consente di trasformare cellule staminali embrionali in cellule nervose. Per tutelare il procedimento, Bruestle nel 1997 inoltro' richiesta all'Ufficio Brevetti. Due anni dopo questi gli assegno' l'attestato DE19756864 per l'iter di una produzione "in quantita' illimitata" e l'impiego "nella terapia di difetti neuronali". Nell'ottobre 2004 Greenpeace fece ricorso. "E' assurdo non considerare la provenienza delle cellule staminali", hanno sostenuto gli ecologisti riferendosi al diritto di tutela tedesco ed europeo, in base ai quali il brevetto puo' essere rilasciato solo se il suo sfruttamento non sia contrario alle buone usanze. E invece, secondo Greenpeace, e' proprio quello che caratterizza il brevetto di Bruestle, in quanto le cellule staminali del tessuto per riparare i nervi derivano da embrioni umani. La legge tedesca sulla protezione degli embrioni e' contraria, e in quanto alle norme comunitarie, esse dicono che non possono essere rilasciati brevetti nel caso di sfruttamento di embrioni umani per scopi industriali o commerciali. Anche Eva-Maria Schermer, che presiedeva la terza sezione del Tribunale, ha sostenuto che non si puo' ignorare come quel procedimento comporti l'uccisione di embrioni. Oliver Bruestle ha ribattuto che a rimetterci sarebbero stati i pazienti e l'industria biotecnologica, costretta a lasciare il Paese se le innovazioni non godono di un'adeguata difesa. "A quel punto saranno altri a guadagnarci". O ancora: "Probabilmente il tribunale dei brevetti non e' l'istanza piu' adatta a decidere. Ci sono questioni cui e' gia' stata data una risposta nella legge sulle cellule staminali". Bruestle ha sostenuto che il brevetto non viola la legge e che il tribunale stesso lo ha dovuto riconoscere, solo che ha considerato un fatto immorale l'impiego di cellule staminali embrionali importate. A lui, Bruestle, importa di piu' il diritto in se' che le possibilita' di sfruttamento del brevetto, anche perche' un vero beneficio commerciale e' ancora di la' da venire.
A conclusione di un dibattimento piuttosto aspro, il tribunale ha dichiarato nulla qualunque pretesa di brevettare lo sfruttamento di cellule staminali umane per le quali sia necessario distruggere embrioni. Il diritto di tutela resta invece in piedi per l'uso di cellule animali. Il tribunale e i denuncianti hanno infine voluto chiarire che loro non sono interessati a ostacolare la ricerca di base, ma vogliono impedire un uso commerciale della vita umana. Bruestle ha annunciato che ricorrera' in appello. La prossima istanza sara' dunque la Corte federale.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti