Lunedì 8 giugno 2026
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Giappone. Per la maggior parte dei sanitari la morte cerebrale non sufficiente per staccare la spina

ASIA - GIAPPONE
Notizia ·
La maggioranza dei sanitari giapponesi ritiene che nemmeno la morte cerebrale sia un criterio sufficiente per consentire di pronunciare una sentenza definitiva su un essere vivente e di staccare i congegni che gli garantiscano un'esistenza sia pure vegetativa. E' il risultato, pubblicato oggi, di un sondaggio che è stato recentemente condotto fra medici, infermieri e altri addetti alla sanità in tutto il Giappone e che ha lasciato sorpresi gli esperti del Centro nazionale di geriatria, più propensi a condividere i criteri prevalenti in proposito in Occidente. Secondo le cifre pubblicate dal Centro, una simile indagine in otto paesi europei ha indicato che l'82% dei sanitari è propenso a 'staccare la spina' in caso di morte cerebrale, mentre nel Sol levante la cifra è solo del 39%. Pur non essendo un paese confessionale, il Giappone continua a essere ampiamente permeato da concezioni tradizionalistiche sulla complessa integralità degli esseri viventi e gli esperti del Centro si sono ripromessi di ampliare l'informazione sulle tendenze prevalenti in merito all'estero.
Queste discussioni scientifiche fanno da sfondo a un crescente ampliamento del dibattito sociale sulla 'morte dignitosa' e sulla stessa eutanasia. Lo scorso anno ha destato scalpore il caso di una dottoressa che aveva deciso di rimuovere le apparecchiature che facevano sopravvivere un uomo in coma profondo. La sanitaria ha detto di avere agito sulla base dei desideri espressi in precedenza dal degente: i familiari hanno contestato la decisione, ma i giudici si sono limitati a una condanna simbolica con la condizionale. Recentemente si è costituita in Giappone un'Associazione per la morte dignitosa, che si ripropone di ottenere il varo di una legislazione in merito, a cominciare dalla semplice constatazione della morte cerebrale.
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