Giappone. Medico non sara' incriminato per eutanasia
Le autorita' giudiziarie hanno deciso lo scorso 3 luglio di non incriminare per omicidio un medico 34enne di Hokkaido per aver rimosso il respiratore da alcuni pazienti terminali, causandone la morte. Secondo l'ufficio della procura e' "estremamente difficile" dimostrare senza ombra di dubbio che le azioni del medico hanno causato la morte.
La decisione della procura potrebbe influenzare le indagini in corso in un altro caso emerso a marzo, in cui un medico nella prefettura di Toyama aveva rimosso il respiratore di sette pazienti, poi deceduti.
Secondo gli investigatori, il 15 febbraio del 2004 il medico di Hokkaido ha rimosso il respiratore da un paziente di 90 anni che non poteva respirare in maniera autosufficiente, causandone la morte 15 minuti dopo.
L'uomo era stato ricoverato il giorno precedente nell'ospedale di Haboro per collasso cardiaco e respiratorio.
Secondo la polizia di Hokkaido il medico avrebbe infranto la legge quando ha rimosso il respiratore senza consultare i suoi colleghi e senza il consenso del paziente e della sua famiglia.
Ma il procuratore aveva poi appreso dall'esame di diversi medici che l'uomo sarebbe morto comunque e molto presto anche se fosse rimasto attaccato al respiratore.
La cessazione del trattamento di sostentamento vitale e' legale in Giappone se esistono quattro condizioni: la morte del paziente e' imminente, se la sofferenza e' insopportabile, non esiste altro modo per alleviare il dolore, e se il paziente chiede di morire.
La decisione della procura potrebbe influenzare le indagini in corso in un altro caso emerso a marzo, in cui un medico nella prefettura di Toyama aveva rimosso il respiratore di sette pazienti, poi deceduti.
Secondo gli investigatori, il 15 febbraio del 2004 il medico di Hokkaido ha rimosso il respiratore da un paziente di 90 anni che non poteva respirare in maniera autosufficiente, causandone la morte 15 minuti dopo.
L'uomo era stato ricoverato il giorno precedente nell'ospedale di Haboro per collasso cardiaco e respiratorio.
Secondo la polizia di Hokkaido il medico avrebbe infranto la legge quando ha rimosso il respiratore senza consultare i suoi colleghi e senza il consenso del paziente e della sua famiglia.
Ma il procuratore aveva poi appreso dall'esame di diversi medici che l'uomo sarebbe morto comunque e molto presto anche se fosse rimasto attaccato al respiratore.
La cessazione del trattamento di sostentamento vitale e' legale in Giappone se esistono quattro condizioni: la morte del paziente e' imminente, se la sofferenza e' insopportabile, non esiste altro modo per alleviare il dolore, e se il paziente chiede di morire.
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