Giappone. Onu: discriminazioni razziste
All'indomani dell'approvazione di una controversa legge sull'immigrazione, il Giappone e'stato messo oggi alla sbarra da un relatore dell'ONU sui diritti umani, che ha denunciato in particolare tutta una serie di 'pratiche di discriminazione'tuttoggi presenti nell'arcipelago a vario livello'.
Alla luce di uno studio per l'ONU svolto nel 2005 e pubblicato a gennaio di quest'anno, il senegalese Doudou Diene ha tenuto una conferenza stampa a Tokyo per fare il punto sulla pesante situazione che ancora oggi attanaglia il Giappone, seconda potenza economica mondiale, sul fronte dei diritti civili.
Il rapporto scatta una fotografia del Paese tutt'altro che rassicurante. La discriminazione razziale, secondo il professor Diene, e'un 'fenomeno diffuso'che riguarda intere categorie sociali: si va dalle minoranze nazionali (come il popolo Ainu nell'isola di Hokkaido, i 'fuori casta'e la popolazione dell'isola di Okinawa), agli immigrati provenienti dalle ex colonie giapponesi in Asia (tra cui i cinesi e i coreani), per arrivare fino ai cittadini stranieri provenienti dal resto del mondo (europei e americani compresi). Diene ha denunciato in particolar modo la totale assenza in Giappone di leggi che condannino formalmente le condotte discriminatorie e xenofobe, fenomeni complessi e radicati nella cultura di un paese che, spiega, non e'possibile combattere dall'alto'senza prima indagare a fondo e comprendere la realta'storica e sociale da cui nascono.
'C'e'un profondo legame tra la discriminazione razziale e le crisi di identita'nazionale in corso in vari paesi del mondo -ha spiegato il professore- ma per risolvere il problema e'necessaria la volonta'politica di combattere questa piaga e accettare i cambiamenti dinamici della societa'in senso multiculturale: in Giappone questo ancora non c'e'stato, mentre e'in atto una pericolosa tendenza, presente anche in altre parti del mondo, a criminalizzare gli stranieri e infrangerne i diritti civili col pretesto formale di combattere il terrorismo'.
Il rapporto di Diene finora non ha provocato alcuna reazione da parte delle autorita'giapponesi, ma il professore si e'detto fiducioso di poter presto intavolare un dibattito sulla questione con i funzionari governativi. Ieri il parlamento nipponico aveva approvato una legge molto restrittiva sull'immigrazione promossa dal governo conservatore e definita 'xenofoba e razzista'da Amnesty International.
Alla luce di uno studio per l'ONU svolto nel 2005 e pubblicato a gennaio di quest'anno, il senegalese Doudou Diene ha tenuto una conferenza stampa a Tokyo per fare il punto sulla pesante situazione che ancora oggi attanaglia il Giappone, seconda potenza economica mondiale, sul fronte dei diritti civili.
Il rapporto scatta una fotografia del Paese tutt'altro che rassicurante. La discriminazione razziale, secondo il professor Diene, e'un 'fenomeno diffuso'che riguarda intere categorie sociali: si va dalle minoranze nazionali (come il popolo Ainu nell'isola di Hokkaido, i 'fuori casta'e la popolazione dell'isola di Okinawa), agli immigrati provenienti dalle ex colonie giapponesi in Asia (tra cui i cinesi e i coreani), per arrivare fino ai cittadini stranieri provenienti dal resto del mondo (europei e americani compresi). Diene ha denunciato in particolar modo la totale assenza in Giappone di leggi che condannino formalmente le condotte discriminatorie e xenofobe, fenomeni complessi e radicati nella cultura di un paese che, spiega, non e'possibile combattere dall'alto'senza prima indagare a fondo e comprendere la realta'storica e sociale da cui nascono.
'C'e'un profondo legame tra la discriminazione razziale e le crisi di identita'nazionale in corso in vari paesi del mondo -ha spiegato il professore- ma per risolvere il problema e'necessaria la volonta'politica di combattere questa piaga e accettare i cambiamenti dinamici della societa'in senso multiculturale: in Giappone questo ancora non c'e'stato, mentre e'in atto una pericolosa tendenza, presente anche in altre parti del mondo, a criminalizzare gli stranieri e infrangerne i diritti civili col pretesto formale di combattere il terrorismo'.
Il rapporto di Diene finora non ha provocato alcuna reazione da parte delle autorita'giapponesi, ma il professore si e'detto fiducioso di poter presto intavolare un dibattito sulla questione con i funzionari governativi. Ieri il parlamento nipponico aveva approvato una legge molto restrittiva sull'immigrazione promossa dal governo conservatore e definita 'xenofoba e razzista'da Amnesty International.
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