Sabato 6 giugno 2026
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Giovani italiani e soprattutto britannici: l'immigrazione minaccia l'identita' nazionale

U.E. - ITALIA
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Poca fiducia nella politica, il rispetto degli altri come valore piú importante da trasmettere ai figli, il contrasto al terrorismo come la sfida globale dei prossimi anni, il declino nelle identità nazionali: sono questi alcuni dei punti principali dell'indagine realizzata in vista del convegno di Pontignano, il summit organizzato alle porte di Siena dal British Council e dall'ambasciata britannica a Roma in collaborazione con l'ambasciata italiana a Londra, l'Università di Siena e il St Anthony's college di Oxford, che quest'anno raggiunge la 16esima edizione. I risultati dell'indagine sono stati resi noti stamani nella residenza a Roma dell'ambasciatore britannico, Edward Chaplin.  In tutto mille giovani italiani e altrettanti britannici tra i 18 e 35 anni sono stati interpellati sulla loro identità nazionale, sui fattori che maggiormente la influenzano, sul loro senso di appartenenza all'Unione europea e al loro Paese, sulla loro scala di valori e sull'atteggiamento nei confronti dell'immigrazione e la fiducia nelle istituzioni. Ne è emerso un quadro complesso che evidenzia alcuni punti in comune e molte discrasie.  Infatti se da una parte il rispetto degli altri viene considerato il valore fondamentale, entrambi gli intervistati vedono nell'immigrazione un pericolo in particolar modo per l'identità nazionale (per il 34 per cento degli italiani, e ben il 60 per cento dei britannici). Inoltre sebbene oltre il 40 per cento di italiani e britannici vede gli immigrati come una risorsa, entrambi i gruppi ritengono che rappresentino una minaccia alla sicurezza (per gli italiani) e all'occupazione (per i britannici). Emergono dunque ostilità e paure anche in un Paese come la Gran Bretagna da anni ormai simbolo della convivenza tra culture e etnie diverse.  Similitudini anche sul tema della fiducia nei partiti politici, bassissima in entrambi i gruppi (16 per cento gli italiani, 17 per cento i britannici) e nelle forze dell'ordine, invece molto alta (60 per cento gli italiani, 54 per cento gli inglesi). Differenze invece nel grado di fiducia nei sindacati, con gli inglesi fiduciosi (42 per cento) e gli italiani molto poco (23 per cento).  Differenze interessanti sugli elementi che in qualche modo costituiscono la propria identità, con gli italiani che mettono l'enogastronomia come elemento costitutivo dell'essere italiano, mentre il 38 per cento dei britannici risponde con i valori civili e sociali. Inoltre mentre per questi ultimi la stampa influisce per il 40 per cento sulla formazione dell'identità, per gli italiani il dato è solo del cinque per cento.  L'Unione europea viene ancora considerata una struttura fortemente connotata dalla burocrazia (per i britannici) e incapace di adottare una politica estera comune (per gli italiani). "Emerge in modo molto chiaro come c'è a chi piace e a chi piace meno che all'identità nazionale si accompagni l'identità europea. Ma che ci siano compiti pubblici che si possono assolvere meglio con l'Europa sono tutti d'accordo" ha spiegato Giuliano Amato, insieme a Chris Pattern (rettore dell'Università di Oxford e già Commissario europeo), chairman del convegno, che si e' aperto ieri a Siena.  Entrambi i gruppi di intervistati bocciano infine interventi militari in caso di crisi umanitarie e pulizie etniche. A tale proposito Chris Pattern ha commentato come nei prossimi anni l'Unione Europea sarà sempre piú chiamata in causa sulla scena internazionale: "Crediamo che quando il presidente George W. Bush si ritirerà nel suo ranch di Crawford in Texas e il suo vice Dick Cheney si dedicherà tempo pieno alla caccia, le cose cambieranno. Ma non è cosí: la nuova amministrazione statunitense si aspetterà dai 27 un ruolo piú attivo, per esempio in Afghanistan. Il divario che c'è tra ció che i leader europei dichiarano e quello che fanno sarà cosí molto evidente".  Il convegno di Pontignano quest'anno presenta una importante novità: rispetto alle edizioni precedenti sarà "earth friendly". L'Ambasciata ha infatti deciso di compensare le emissioni di anidride carbonica prodotte in occasione della tre giorni di Pontignano attraverso un progetto di forestazione all'interno del Parco del Gargano, in Puglia.    
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