Lunedì 8 giugno 2026
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Gip Laviola dispone imputazione coatta per dott. Riccio. Reato? Eutanasia passiva

U.E. - ITALIA
Notizia ·
La morte di Piergiorgio Welby e' la conseguenza di un'eutanasia passiva. Cioe' non di una eutanasia vera e propria, ma di una azione che si e' estrinsecata nell'intervento attivo dell'anestesista Mario Riccio. E' una delle considerazioni fatte dal giudice Renato Laviola nel provvedimento con il quale ha respinto la richiesta della Procura della Repubblica di archiviare il caso che vede Riccio indagato per il reato di omicidio del consenziente.
In un documento di 7 pagine, il magistrato rileva tra l'altro che c'e' il diritto al rifiuto delle cure costituzionalmente garantito dal nostro ordinamento a nel caso di Welby c'e' stato un intervento attivo del medico Riccio giunto apposta a Roma per staccare la macchina che teneva in vita l'esponente radicale colpito da distrofia muscolare in forma gravissima.
Il Tribunale rileva anche che Riccio non era il medico curante e che quindi e' intervenuto attivamente e volontariamente per accelerare la fine di Welby. Questa eutanasia passiva, secondo il giudice, non e' mera omissione di cure ma un intervento attivo per porre fine alla vita di Welby.

"Insieme a Piergiorgio Welby ci siamo battuti per l'affermazione di un principio e ci assumiamo tutte le responsabilita', anche se questo ora dovesse costarmi 15anni di carcere". Lo ha dichiarato all'Adnkronos Mario Riccio, l'anestetista dell'ospedale di Cremona che ha staccato il respiratore a Piergiorgio Welby.
"Oggi - aggiunge Riccio - sono sorpreso dalla decisione perche' pensavo di aver chiarito e fugato ogni dubbio in sede di udienza preliminare il 28 maggio scorso davanti al gip Renato Laviola. Ora - rimarca Riccio - attendo di conoscere le motivazioni del rinvio per un commento piu' approfondito, ma da quello che apprendo in queste ore vedo che si fa riferimento a concetti etici obsoleti, quali l'eutanasia passiva o a situazioni e principi che sembrerebbero attenersi non alla sfera del diritto ma alla deontologia medica".
"Sono convinto - sottolinea l'anestetista - e ribadiro' nei vari gradi di giudizio che in Italia la legge garantisca il rifiuto della terapia, come ha anche sostenuto la Procura di Roma in sede di udienza preliminare. Guardo pero' al lato positivo della vicenda: gli ulteriori gradi di giudizio che ci attendono daranno di certo una spinta ad approfondire questioni sulle quali l'Italia dimostra tutta la propria arretratezza. Affrontero' il giudizio - conclude Riccio - anche con la solidarieta' di Mina Welby e Marco Cappato, che mi hanno assicurato telefonicamente il loro ulteriore appoggio e la propria convinta solidarieta'".

L'avvocato Giuseppe Rossodivita, che assiste il medico Mario Riccio, ha detto che "quella del gip e' una decisione che sorprende, considerato il tono della discussione avvenuta il 28 maggio scorso quando davanti al giudice fu esaminata la richiesta della Procura della Repubblica di archiviazione'.
'In ogni modo ben venga qualunque processo per l'accertamento dei fatti".

'Insieme a Mina e Carla Welby, Marco Pannella e agli altri dirigenti di Radicali italiani e dell Associazione Coscioni che hanno aiutato Piergiorgio a vedere rispettata la sua volonta' e a fermare la violenza perpetrata contro il suo corpo, siamo pronti ad assumerci in giudizio le nostre responsabilita', che rivendichiamo pienamente'. Lo afferma, in una nota, l'euro parlamentare radicale e presidente dell'associazione Luca Coscioni, Marco Cappato.
'La lotta del radicale Welby ha gia' investito le istituzioni del nostro Paese ad ogni livello. La proseguiremo con serenita' nelle aule dei tribunali, accanto al coraggioso medico Mario Riccio'. 'Ringraziamo Furio Colombo e Federico Orlando, che hanno per primi contribuito al fondo per le spese processuali (ccp 41025677 intestato a Associazione Luca Coscioni, causale 'fondo processo Welby'). In occasione del nostro Consiglio generale di Lunedi' 11 e martedi' 12 giugno decideremo le iniziative urgenti per affermare il diritto costituzionalmente garantito, per Welby come per Giovanni Nuvoli, a interrompere terapie non piu' volute'.

"Nessuno puo' arrogarsi il diritto di togliere la vita ad un altro essere umano. La decisione del Gip di Roma ci trova pienamente d'accordo". Lo dice Isabella Bertolini, vicePresidente dei Deputati di Forza Italia, secondo cui "a questo punto bisogna verificare le responsabilita' di chi, in quella notte sciagurata, ha favorito il Dott. Riccio nell'esecuzione della pena capitale ai danni del compianto PierGiorgio Welby".
Per l'esponente azzurra, "il pronunciamento del giudice Laviola riveste un'importanza fondamentale per il nostro Paese.
Un Tribunale dello Stato afferma infatti che chi compie atti eutanasici viene perseguito dalla legge. Il principio dell'intangibilita' della vita, anche la piu' penalizzante e la piu' sfortunata- conclude Bertolini- prevale ancora una volta sulla cultura della morte."

'In molti paesi stranieri interrompere le terapie in un malato terminale quando non c'e' piu' alcuna speranza di ripresa ed e' il paziente stesso che non intende prolungare oltre la sua inutile agonia, e' una prassi che avviene ogni giorno in tutti gli ospedali. Io stesso, quando lavoravo negli Usa, ho sospeso le terapie a malati per i quali non c'era piu' nulla da fare'.
Lo afferma Ignazio Marino, Presidente della Commissione igiene e sanita' del Senato, in merito alla decisione di non archiviare il caso di Mario Riccio, l'anestesista che interruppe la ventilazione meccanica a Piergiorgio Welby dopo averlo sedato per evitargli ogni sofferenza. 'Questo non significa uccidere - spiega Marino - ma accettare la fine naturale della vita. Nel nostro Paese, invece, questo atto e' considerato un reato penale gravissimo, l'omicidio del consenziente, di cui ora rischia di essere accusato il dottor Riccio'.
'Non e' accettabile - sottolinea Marino - imporre l'uso della tecnologia contro la volonta' della persona. Questo e' un principio riconosciuto dal codice deontologico scritto e approvato dai medici italiani. Peraltro la sedazione dei pazienti terminali e' riconosciuta anche dall'etica cattolica gia' da molti anni, da quando Papa Pio XII nel 1957 disse: 'Se tra la narcosi e l'abbreviamento della vita non esiste alcun nesso causale diretto, posto per volonta' degli interessati o per la natura delle cose (il caso sarebbe, se la soppressione del dolore non potesse essere ottenuta che con l abbreviamento della vita), e se al contrario la somministrazione dei narcotici cagiona per se stessa due effetti distinti, da un lato l'alleviamento dei dolori, dall'altro l'abbreviamento della vita, e' lecita'. Questa situazione richiede una riflessione molto seria. O lasciamo il Paese senza regole chiare e manteniamo nell'incertezza sia i medici che i pazienti, oppure decidiamo di chiarire, anche in Parlamento, le lacune della giurisprudenza attuale'.

"Desta molto sconcerto e qualche timore". Cosi' Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia commenta la decisione del gip di Roma che ha disposto, contro il parere della Procura, l'imputazione del dottor Mario Riccio per omicidio del consenziente.
"Non penso che alcun Tribunale italiano- sottolinea Della Vedova- possa decidere di condannare un medico che da' corso alla esplicita e consapevole decisione di un paziente di sospendere un trattamento sanitario". Questa condanna infatti, per il parlamentare azzurro "sancirebbe il principio generalizzato dell'obbligatorieta' dei trattamenti sanitari, che come e' noto contrasta in maniera totale con il dettato dell art.32 della Costituzione, e cancellerebbe per ogni paziente la possibilita' di imporre un limite all accanimento terapeutico". Dal punto di vista sostanziale infatti "il principio dell obbligatorieta' delle cure- spiega Della Vedova- rivoluzionerebbe (ovviamente in negativo) i rapporti tra medico e paziente, trasformando il primo in un assoluto padrone del corpo e della vita del secondo, e distruggendo quello che e' oggi, per legge, il fondamento di qualunque relazione terapeutica, cioe' il principio del consenso informato".

"L'imputazione coatta chiesta dal gip di Roma nei confronti di Mario Riccio, contro il parere della Procura, desta rammarico e testimonia, stante la vigente incertezza normativa sul tema del fine-vita, la necessita' di pervenire quanto prima ad una legge sul testamento biologico". A dirlo e' il capogruppo dei Verdi in commissione Affari sociali-Sanita' alla Camera Tommaso Pellegrino, che ha cosi' commentato la decisione del Giudice per le indagini preliminari della Capitale.
Il parlamentare, che ha ricordato di aver presentato un'apposita proposta di legge sul testamento biologico e contro l'accanimento terapeutico, ha espresso "solidarieta' a Riccio e ai radicali", ed ha respinto "la strumentalizzazione" attuata da alcuni esponenti della Cdl. "Rispettare la volonta' del paziente e' importante- ha concluso Pellegrino- ma ancor piu' lo e' fornire ai medici i presupposti legislativi per poter mettere in pratica tale volonta'".
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