Giudice ordina restituzione soldi sequestrati ad associazione per il diritto a morire con dignità
Lo Stato deve restituire 330.000 dollari sequestrati a febbraio all'associazione per la legalizzazione della morte dignitosa 'Final Exit Network'. Cosi' la decisione di un giudice della Georgia. Il giudice Jeffrey S. Bagley della Corte superiore della Contea di Forsyth, ha ordinato la restituzione del denaro la settimana scorsa poiche' lo Stato non aveva presentato prove sufficienti per giustificarne il sequestro.
"Lo Stato ha avuto circa sette mesi per argomentare la questione dopo il sequestro e non è riuscito a farlo", ha scritto Bagley.
Il procuratore Penny Penn ha fatto sapere che il suo ufficio ha ricevuto le prove raccolte dalla GBI solo un mese fa, ben oltre il tempo necessario per vagliarle -almeno entro febbraio, quando lo Stato ottenne i mandati di perquisizione sui conti bancari di Final Exit.
L'avvocato Robert Rivas, che rappresenta l'associazione, ha accolto favorevolmente la sentenza. "Pensano di poter sequestrare il denaro senza giustificazione e, ovviamente, ciò è inammissibile in America". Per Rivas la stragrande maggioranza del denaro sequestrato "è frutto delle donazioni di persone che si sono impegnate per il loro diritto a sostenere pubblicamente la libertà di scelta nel morire".
Ma il procuratore non si dà per vinto: "Significa solo che non possiamo continuare a tenere sequestrato il denaro mentre la causa è ancora pendente". "Il giudice non doveva decidere se le azioni di Final Exit fossero o meno reato ... o se questo denaro fosse stato utilizzato per commettere il reato". Una decisione che riguarda, insomma, solo il diritto processuale.
Penn ha detto che lo Stato non appellerà la sentenza, ma chiederà il sequestro del denaro in una causa civile avvalendosi della legge anti- racket.
Nel mese di febbraio, le autorità avevano arrestato quattro persone in seguito alla morte del 58enne John Celmer nel giugno 2008. Gli arresti avvennero nell'ambito di un'operazione sotto copertura in cui un agente GBI si era spacciato per un malato di cancro che chiedeva aiuto per togliersi la vita.
Il fondatore di Final Exit, Thomas "Ted" Goodwin, il medico Lawrence Egberto e altre due persone, sono stati accusati di suicidio assistito e inquinamento delle prove. Intanto sono stati rilasciati su cauzione.
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