Giudice rigetta richiesta Contrada: non esiste l'autorizzazione alla morte legale
La richiesta di eutanasia per Bruno Contrada, presentata dalla sorella Anna dell'ex funzionario del Sisde, e' stata rigettata dalla prima sezione civile del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per difetto di competenza.
Secondo il giudice tutelare Ida D'Onofrio 'nell'ordinamento giuridico vigente nello Stato italiano non e' prevista l'autorizzazione alla 'morte legale''.
Inoltre rivela il magistrato 'ogni istanza relativa a Bruno Contrada deve essere presentata al giudice tutelare di Palermo, territorialmente competente'. Per questo il giudice ha ritenuto 'inammissibile l'istanza presentata' da Anna Contrada.
Anna Contrada aveva chiesto al giudice tutelare 'formale autorizzazione per uccidere legalmente' suo fratello sostenendo che l'ex funzionario del Sisde 'vuole morire' perche' 'questa sembra l'unica strada percorribile per mettere fine alle sue infinite pene'.
Bruno Contrada e' detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere dove sta scontando una condanna a 10 anni per concorso esterno all'associazione mafiosa. La difesa ha presentato piu' volte richieste di differimento della pena motivandola con gravissimi motivi di salute, ma sono state tutte respinte perche' la condizioni dell'ex funzionario del Sisde, per i giudici, sono compatibili con la detenzione.
Anna Contrada continuava a rifiutare di 'continuare a pensare che il proprio fratello Bruno sia ridotto a un 'dead man walking'', l'espressione usata negli Stati Uniti per indicare il condannato a morte che sta per essere ucciso. 'Del resto ad un tramonto cosi' amaro e' sicuramente preferibile l'eutanasia, ovvero una dolce morte''.
Secondo il giudice tutelare Ida D'Onofrio 'nell'ordinamento giuridico vigente nello Stato italiano non e' prevista l'autorizzazione alla 'morte legale''.
Inoltre rivela il magistrato 'ogni istanza relativa a Bruno Contrada deve essere presentata al giudice tutelare di Palermo, territorialmente competente'. Per questo il giudice ha ritenuto 'inammissibile l'istanza presentata' da Anna Contrada.
Anna Contrada aveva chiesto al giudice tutelare 'formale autorizzazione per uccidere legalmente' suo fratello sostenendo che l'ex funzionario del Sisde 'vuole morire' perche' 'questa sembra l'unica strada percorribile per mettere fine alle sue infinite pene'.
Bruno Contrada e' detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere dove sta scontando una condanna a 10 anni per concorso esterno all'associazione mafiosa. La difesa ha presentato piu' volte richieste di differimento della pena motivandola con gravissimi motivi di salute, ma sono state tutte respinte perche' la condizioni dell'ex funzionario del Sisde, per i giudici, sono compatibili con la detenzione.
Anna Contrada continuava a rifiutare di 'continuare a pensare che il proprio fratello Bruno sia ridotto a un 'dead man walking'', l'espressione usata negli Stati Uniti per indicare il condannato a morte che sta per essere ucciso. 'Del resto ad un tramonto cosi' amaro e' sicuramente preferibile l'eutanasia, ovvero una dolce morte''.
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