Il giurista cattolico: no a testamento biologico, decida il medico
Si e' chiusa ieri la due giorni promossa dall'Opera don Guanella a Roma, sul tema 'L'arte di accompagnare all'incontro con la morte'. Tra i relatori intervenuti in questa seconda giornata del meeting, anche il giurista gesuita Ottavio de Bertolis, sul tema 'Testamento biologico'.
'La relazione giuridica tra medico e paziente deve innanzitutto rispondere alle regole pregiuridiche di ogni relazione umana, ed essere, cioe', concepita tra persone libere ed uguali. Non puo' essere ridotta a una prestazione di servizi', sostiene de Bertolis. Pertanto, per il giurista, non sussistono le condizioni per una regolamentazione del 'testamento biologico'. 'Dietro le pretese a che il medico faccia quel che il paziente dispone, come sospendere l'alimentazione o la ventilazione, c'e' l'indebita assimilazione del ruolo del medico a quello di un prestatore d'opera', dichiara de Bertolis. Invece, 'la medicina e' una particolare prestazione d'opera, che il testamento biologico disconoscerebbe, in quanto contratto preliminare alla fornitura di servizi: questo e' il punto giuridicamente rilevante'. 'Oggi si muore soli, perche' si vive soli', ha detto lo psichiatra Vittorino Andreoli, autore del saggio 'L'uomo di vetro' (Rizzoli), in questi giorni in libreria. 'Come chi nasce, anche chi muore ha dei bisogni, che richiedono professionalita' per essere soddisfatti, oltre che carita', ma che la nostra societa' non e' capace di formare, perche' ha espulso l'idea della morte e perfino l'esperienza della morte', ha detto Andreoli. 'Non c'e' tempo per pensare alla morte, per prepararsi a morire, non c'e' tempo da dedicare a chi muore. La morte naturale non c'e' piu'. Ci sono, invece, tante morti-spettacolo, nei film, in tv, nei videogiochi'.
Il 'credente non e' certo un artista del morire', ma e' 'importante per tutti accomiatarsi da questo mondo riconciliati e sereni': e' quanto ha detto il segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone che, con una messa celebrata ieri sera, ha concluso la due giorni promossa dall'Opera don Guanella.
'Fino ad alcuni anni or sono era abbastanza normale che vicino a chi moriva, oltre alla presenza di parenti e amici, ci fosse un sacerdote. A nome della comunita' cristiana, egli accompagnava il morente negli ultimi istanti con la preghiera e l'amministrazione dei Sacramenti'. 'Oggi il fenomeno dilagante della secolarizzazione ha notevolmente modificato il quadro culturale e religioso, di conseguenza anche i riti del morire, sia in ospedale come in casa, sono cambiati. Ma la persona che affronta il difficile passaggio dalla vita alla morte resta sempre la stessa, bisognosa di sostegno e di conforto'.
'Occorre allora che, al suo fianco, ci siano persone capaci di aiutarla in questa fase ultima e piu' delicata del suo cammino terreno'. 'E' importante per tutti accomiatarsi da questo mondo riconciliati e sereni, dicendo addio ai propri cari e pronti ad accettare con fiduciosa rassegnazione l'istante del morire', ha concluso il cardinale che, nella sua omelia, non ha fatto alcun cenno a temi come il testamento biologico, l'accanimento terapeutico o l'eutanasia, ma ha trattato il tema della morte da un punto di vista spirituale.
'La relazione giuridica tra medico e paziente deve innanzitutto rispondere alle regole pregiuridiche di ogni relazione umana, ed essere, cioe', concepita tra persone libere ed uguali. Non puo' essere ridotta a una prestazione di servizi', sostiene de Bertolis. Pertanto, per il giurista, non sussistono le condizioni per una regolamentazione del 'testamento biologico'. 'Dietro le pretese a che il medico faccia quel che il paziente dispone, come sospendere l'alimentazione o la ventilazione, c'e' l'indebita assimilazione del ruolo del medico a quello di un prestatore d'opera', dichiara de Bertolis. Invece, 'la medicina e' una particolare prestazione d'opera, che il testamento biologico disconoscerebbe, in quanto contratto preliminare alla fornitura di servizi: questo e' il punto giuridicamente rilevante'. 'Oggi si muore soli, perche' si vive soli', ha detto lo psichiatra Vittorino Andreoli, autore del saggio 'L'uomo di vetro' (Rizzoli), in questi giorni in libreria. 'Come chi nasce, anche chi muore ha dei bisogni, che richiedono professionalita' per essere soddisfatti, oltre che carita', ma che la nostra societa' non e' capace di formare, perche' ha espulso l'idea della morte e perfino l'esperienza della morte', ha detto Andreoli. 'Non c'e' tempo per pensare alla morte, per prepararsi a morire, non c'e' tempo da dedicare a chi muore. La morte naturale non c'e' piu'. Ci sono, invece, tante morti-spettacolo, nei film, in tv, nei videogiochi'.
Il 'credente non e' certo un artista del morire', ma e' 'importante per tutti accomiatarsi da questo mondo riconciliati e sereni': e' quanto ha detto il segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone che, con una messa celebrata ieri sera, ha concluso la due giorni promossa dall'Opera don Guanella.
'Fino ad alcuni anni or sono era abbastanza normale che vicino a chi moriva, oltre alla presenza di parenti e amici, ci fosse un sacerdote. A nome della comunita' cristiana, egli accompagnava il morente negli ultimi istanti con la preghiera e l'amministrazione dei Sacramenti'. 'Oggi il fenomeno dilagante della secolarizzazione ha notevolmente modificato il quadro culturale e religioso, di conseguenza anche i riti del morire, sia in ospedale come in casa, sono cambiati. Ma la persona che affronta il difficile passaggio dalla vita alla morte resta sempre la stessa, bisognosa di sostegno e di conforto'.
'Occorre allora che, al suo fianco, ci siano persone capaci di aiutarla in questa fase ultima e piu' delicata del suo cammino terreno'. 'E' importante per tutti accomiatarsi da questo mondo riconciliati e sereni, dicendo addio ai propri cari e pronti ad accettare con fiduciosa rassegnazione l'istante del morire', ha concluso il cardinale che, nella sua omelia, non ha fatto alcun cenno a temi come il testamento biologico, l'accanimento terapeutico o l'eutanasia, ma ha trattato il tema della morte da un punto di vista spirituale.
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