Giuristi internazionali contro il decreto sicurezza: viola i diritti umani. Critiche anche dal Csm: viola norme Ue
Preoccupazione per "l'impatto negativo verso la tutela dei diritti umani" che risulterebbe se la legislazione sulla sicurezza e l'immigrazione proposta che si trova ora all'esame del Parlamento sia adottata nella forma attuale. Ad esprimerla e' la Commissione Internazionale di Giuristi (International Commission of Jurists - Icj) che venerdi' scorso ha inviato le proprie osservazioni al Parlamento Italiano sui provvedimenti all'esame della Camera.
L'Icj si dice "preoccupata" dal fatto che l'introduzione di un nuovo reato di 'ingresso e soggiorno illegale nel territorio italiano' "serva a criminalizzare l'immigrazione e che possa essere utilizzato per accelerare l'espulsione degli immigrati senza le tutele ai diritti umani garantite dal diritto internazionale: le nuove procedure potrebbero effettivamente porre degli individui a rischio di trasferimento illegittimo verso paesi dove corrano un rischio reale di essere soggetti a tortura o trattamenti crudeli, inumani o degradanti o ad altre violazioni gravi dei diritti umani".
Inoltre, sottolinea ancora la Commissione, "la procedura penale accelerata contemplata dalla legislazione proposta, secondo la quale un sospetto deve comparire davanti ad un giudice di pace piuttosto che ad un giudice ordinario, puo' negare all'imputato l'opportunita' di preparare una difesa adeguata ed, in conseguenza, minare alle garanzie fondamentali di un processo equo".
CSM, DL SICUREZZA VIOLA DIRETTIVA UE SU STRANIERI - La norma contenuta nel decreto sicurezza in via di conversione alla Camera, che estende il tempo di permanenza nei Cie da 2 a 6 mesi per gli stranieri irregolari, viola la direttiva europea 115/2008, richiamata come norma base per l'estensione della detenzione. Lo sottolinea nel suo parere il Csm che esprime perplessita' sul punto. La direttiva europea, si legge nel parere al dl che verra' esaminato oggi pomeriggio in plenum, consente il "trattenimento in caso di resistenza, da parte dell'immigrato, all'identificazione", ma in caso di difficolta' nell'ottenere documenti dai Paesi terzi, consente soltanto "il prolungamento della permanenza".
Nel decreto governativo, invece, questi due presupposti (resistenza all'identificazione e difficolta' nell'ottenere i documenti) vengono equiparati e questo, rileva la Sesta Commissione di Palazzo dei Marescialli, porta al fatto che "potrebbe verificarsi una vera e propria detenzione amministrativa basata su una semplice difficolta' nell'accertamento dell'identita' legale del soggetto o nell'acquisizione della documentazione di corredo malgrado la sua piena disponibilita' alla preparazione del rimpatrio".
Il parere infine solleva dubbi anche sull'affidamento al giudice di pace della decisione sul prolungamento della detenzione nel Cie.
"Meglio sarebbe investire il tribunale ordinario in composizione monocratica, anche se questo porterebbe in termini organizzativi un impegno particolarmente gravoso".
L'Icj si dice "preoccupata" dal fatto che l'introduzione di un nuovo reato di 'ingresso e soggiorno illegale nel territorio italiano' "serva a criminalizzare l'immigrazione e che possa essere utilizzato per accelerare l'espulsione degli immigrati senza le tutele ai diritti umani garantite dal diritto internazionale: le nuove procedure potrebbero effettivamente porre degli individui a rischio di trasferimento illegittimo verso paesi dove corrano un rischio reale di essere soggetti a tortura o trattamenti crudeli, inumani o degradanti o ad altre violazioni gravi dei diritti umani".
Inoltre, sottolinea ancora la Commissione, "la procedura penale accelerata contemplata dalla legislazione proposta, secondo la quale un sospetto deve comparire davanti ad un giudice di pace piuttosto che ad un giudice ordinario, puo' negare all'imputato l'opportunita' di preparare una difesa adeguata ed, in conseguenza, minare alle garanzie fondamentali di un processo equo".
CSM, DL SICUREZZA VIOLA DIRETTIVA UE SU STRANIERI - La norma contenuta nel decreto sicurezza in via di conversione alla Camera, che estende il tempo di permanenza nei Cie da 2 a 6 mesi per gli stranieri irregolari, viola la direttiva europea 115/2008, richiamata come norma base per l'estensione della detenzione. Lo sottolinea nel suo parere il Csm che esprime perplessita' sul punto. La direttiva europea, si legge nel parere al dl che verra' esaminato oggi pomeriggio in plenum, consente il "trattenimento in caso di resistenza, da parte dell'immigrato, all'identificazione", ma in caso di difficolta' nell'ottenere documenti dai Paesi terzi, consente soltanto "il prolungamento della permanenza".
Nel decreto governativo, invece, questi due presupposti (resistenza all'identificazione e difficolta' nell'ottenere i documenti) vengono equiparati e questo, rileva la Sesta Commissione di Palazzo dei Marescialli, porta al fatto che "potrebbe verificarsi una vera e propria detenzione amministrativa basata su una semplice difficolta' nell'accertamento dell'identita' legale del soggetto o nell'acquisizione della documentazione di corredo malgrado la sua piena disponibilita' alla preparazione del rimpatrio".
Il parere infine solleva dubbi anche sull'affidamento al giudice di pace della decisione sul prolungamento della detenzione nel Cie.
"Meglio sarebbe investire il tribunale ordinario in composizione monocratica, anche se questo porterebbe in termini organizzativi un impegno particolarmente gravoso".
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