La giustizia chiude la pratica Chantal Sebire
"Oggi (23 marzo) ho definitivamente chiuso il dossier di Chantal Sebire, e archiviata senza seguito, per autore sconosciuto, l'inchiesta aperta a giugno (2008) d'istigazione al suicidio", ha dichiarato il procuratore di Dijon, riferendosi al suicidio di Chantal Sebire, madre di famiglia di 52 anni, afflitta da tumore incurabile e che chiedeva l'eutanasia. Secondo il procuratore, "le numerose indagini non hanno in effetti portato a nulla, nessuna persona -membri della famiglia, ausiliari di vita, medico di famiglia, avvocato della signora Sebire -e nessun laboratorio e' potuto essere messo in causa".
Chantal Sebire soffriva di un tumore doloroso che le deformava crudelmente il viso, e aveva sollecitato invano dalla giustizia il diritto di ricorrere all'eutanasia. E' morta a casa sua a Plombieres (Costa d'Oro) il 19 marzo 2008 dopo aver assunto una "dose mortale" di barbiturici, accreditando la tesi del suicidio.
Il suo calvario, di ampia risonanza mediatica, aveva suscitato una forte emozione nell'opinione pubblica e un intenso dibattito, fino a indurre il Governo a incaricare il deputato dell'UMP Jean Leonetti di guidare una commissione che valutasse la legge del fine vita del 2005. Nelle sue conclusioni, la commissione ha rifiutato di "riconoscere il diritto alla morte" e ha proposto degli accorgimenti volti a migliorare il fine vita, come ad esempio il congedo retribuito d'accompagnamento o una migliore formazione dei medici riguardo alle cure palliative.
Chantal Sebire soffriva di un tumore doloroso che le deformava crudelmente il viso, e aveva sollecitato invano dalla giustizia il diritto di ricorrere all'eutanasia. E' morta a casa sua a Plombieres (Costa d'Oro) il 19 marzo 2008 dopo aver assunto una "dose mortale" di barbiturici, accreditando la tesi del suicidio.
Il suo calvario, di ampia risonanza mediatica, aveva suscitato una forte emozione nell'opinione pubblica e un intenso dibattito, fino a indurre il Governo a incaricare il deputato dell'UMP Jean Leonetti di guidare una commissione che valutasse la legge del fine vita del 2005. Nelle sue conclusioni, la commissione ha rifiutato di "riconoscere il diritto alla morte" e ha proposto degli accorgimenti volti a migliorare il fine vita, come ad esempio il congedo retribuito d'accompagnamento o una migliore formazione dei medici riguardo alle cure palliative.
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