Governo approva decreti su ricongiungimento familiare e asilo. Critiche dall'Onu e dalla Chiesa
Diventano piu' severe le norme che riguardano gli immigrati che richiedono asilo in Italia o che fanno domanda per i ricongiungimenti familiari. Le novita', previste da due decreti legislativi approvati dal Governo, sono spiegate dal ministro dell'Interno Roberto Maroni al termine del Consiglio dei ministri riunito a Palazzo Chigi. "Sui richiedenti asilo c'e' una normativa piu' stringente -sottolinea il titolare del Viminale- visto che l'aumento degli sbarchi di immigrati riguarda soprattutto i richiedenti asilo, con oltre 14.000 domande di cui la meta' accolta. C'e' la necessita' di provvedere a definire meglio le procedure, per evitare un abuso delle domande d'asilo come scorciatoia per rimanere in Italia". Infatti, "il clandestino che arriva viene messo in un centro di identificazione chiuso e controllato da cui non puo' uscire, mentre un richiedente asilo viene messo in una struttura senza obbligo di permanenza e senza possibilita' di essere controllato". Con questo decreto legislativo, "prevediamo che il ministro competente possa stabilire un luogo di residenza nell'attesa che la domanda venga valutata e c'e' quindi un controllo maggiore di coloro che vengono in Italia e richiedono asilo, per eliminare o quanto meno ridurre l'abuso in questo settore".
Per quanto riguarda l'altro decreto legislativo, relativo ai ricongiungimenti familiari, Maroni lo definisce "una stretta, attraverso l'approvazione di condizioni limitative all'esercizio di questo diritto per il coniuge, i figli maggiorenni e i genitori": In particolare, "si richiede agli ultresessantacinquenni la stipula di un'assicurazione sanitaria, ovvero l'estensione dei genitori al servizio sanitario nazionale, per evitare i ricongiungimenti facili solo per ottenere i sussidi da parte dello Stato".
Si prevede poi che "il decorso del termine non porti al silenzio-assenso e quindi non comporti la concessione automatica del ricongiungimento. E se l'autorita' consolare non e' in grado di accertare l'identita' di chi chiede asilo, nel caso di parentela, il console deve richiedere a chi chiede di entrare il test del dna, con spesa a carico del richiedente".
'Ora non c'e' altro da fare che limitare il danno. Non ci resta che vedere nella prassi come saranno applicate le nuove norme sui richiedenti asilo'. A commentare cosi' il decreto approvato dal governo e' il direttore del Cir (Centro italiano per i rifugiati), Christofer Hein, sottolineando che l'asilo e' un diritto costituzionale e che l'Italia non ha ancora una legge ad hoc. Hein giudica 'preoccupanti' alcune novita'. Come i limiti agli spostamenti di chi attende la decisione sull'asilo ('sara' la prefettura a decidere caso per caso. Hanno gia' tanto lavoro, come faranno anche con questa nuova competenza?') e l' eliminazione dell'automatismo a rimanere in Italia in caso di ricorso; anche qui sara' 'il giudice a decidere caso per caso. Puo' capitare anche ad iracheni o afghani, paesi in cui c'e' un conflitto e il seguire un ricorso non e' poi cosi' semplice'. Queste norme - aggiunge Hein - che creeranno problemi ai richiedenti asilo. Negativo anche il fatto che chi chiede asilo e non ha un soggiorno regolare 'puo' finire in un centro di detenzione'. Per Hein, il provvedimento vuole limitare gli abusi: 'eppure in Italia il 55% dei richiedenti alla fine ottiene la protezione, e' una delle piu' alte percentuali nell' Ue. L'abuso non ha sostegni dai numeri'. In realta', a suo avviso, 'si vuole scoraggiare l'arrivo in Italia dei veri rifugiati. Si criminalizzano le persone. Eppure, l'asilo e' un diritto costituzionale. Fra l'opinione pubblica, invece che un soggetto di diritti e' indicato come criminale'.
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) 'non valuta positivamente' le norme del governo che rendono piu' difficile il ricongiungimento familiare. 'Tuttavia - aggiunge l'Unhcr - accogliamo con favore l'esonero dei beneficiari di protezione sussidiaria dai requisiti di reddito piu' stringenti introdotti dal decreto'. Riguardo alle norme sul diritto d'asilo, l'Unhcr apprezza le modifiche apportate alla prima versione del decreto: 'Ora, in caso di diniego all'asilo da parte della commissione territoriale - spiega l'Alto commissariato - il richiedente non potra' essere allontanato prima di poter fare ricorso. Inoltre, il ricorso sospende il rimpatrio'. L'Unhcr ricorda che 'negare a un richiedente la possibilita' di fare appello puo' esporlo al rischio di persecuzione e tortura nel suo paese'. Inoltre, l'Alto commissariato precisa che, per la Convenzione di Ginevra, 'l'eventuale reato di immigrazione clandestina dovrebbe escludere dalla sua applicazione i rifugiati'. Secondo le stime Unhcr, in Italia da gennaio ad agosto sono state esaminate 11 mila richieste di asilo. All'8% dei richiedenti e' stato riconosciuto lo status di rifugiato.
Il Governo e' insensibile ai richiami della Chiesa sui ricongiungimenti familiari in materia di immigrazione. E' quanto afferma il presidente delle Acli, Andrea Olivero, in un comunicato diffuso oggi dall'organizzazione. 'Stupisce davvero - dice Olivero - come neppure piu' la Chiesa sembra venire ascoltata da questo Governo sul tema dell'immigrazione'. Il presidente nazionale delle Acli interviene con un giudizio severo sui contenuti dei decreti legislativi approvati questa mattina dal Consiglio dei ministri riguardanti i ricongiungimenti familiari e le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato. 'Proprio ieri - commenta - il cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale, aveva chiesto risposte positive per un'integrazione sociale equilibrata a partire dalle domande di ricongiungimento familiare. Il Governo invece , insensibile a questi richiami cosi' come alle tragiche vicende dei giorni scorsi a Milano, piuttosto che a Castelvolturno, risponde con un inasprimento assolutamente ingiustificato dei requisiti per ottenere il ricongiungimento degli immigrati regolari con i propri familiari. E persino per quanto riguarda i rifugiati, si predispone un inasprimento delle misure nei confronti dei richiedenti, quando ancora manca in Italia, unico paese in Europa, una legge che regoli seriamente il diritto d'asilo'.
'Il peggio - continua il presidente delle Acli - e' che queste misure restrittive non sono solo ingiuste, ma controproducenti. L'inasprimento delle procedure per l'entrata o la permanenza regolare nel nostro Paese non fa altro che aumentare il tasso di immigrazione clandestina, aggiungendo ai nuovi arrivi, che sono tutt'altro che cessati, al contrario di quanto profetizzava in primavera il Governo, le situazioni di ritorno alla clandestinita' causate dalla lentezza burocratica. La vicenda del decreto flussi, in questo senso, e' un esempio fin troppo lampante'.
'Ma soprattutto - conclude Olivero - ostacolare il ricongiungimento familiare significa boicottare lo strumento principale di integrazione sociale degli stranieri in Italia, con tutte le conseguenze che cio' comporta sul piano della dignita' delle persone, del futuro delle cosiddette seconde generazioni e della stessa sicurezza dei cittadini'.
Ci sono alcuni problemi nel pacchetto sicurezza presentato il primo luglio alla commissione europea dal governo ma si tratta di problemi risolvibili, mentre per due decreti, sul ricongiungimento familiare e sullo status di rifugiato, c'e' il via libera. E' quanto precisa il vicepresidente della commissione europea Jacques Barrot, secondo il quale, il progetto del decreto sulla trasposizione della direttiva per la libera circolazione delle persone va aldila' delle linee indicate laddove chiede, all'immigrato, una prova sulle fonti di reddito e sulla loro liceita'. "Un altro problema di compatibilita' col diritto comunitario si pone per quanto concerne le regole sull'espulsione automatica dei cittadini europei. La commissione ha ragione di credere - secondo quanto si precisa tuttavia in un comunicato - che si possa giungere in tempi rapidi ad una soluzione conforme al diritto comunitario. In caso contrario, dovrebbe avviare le procedure di infrazione previste dal trattato". "Non sembrano invece porre problemi di compatibilita' col diritto comunitario i due progetti di decreto legge relativi al ricongiungimento familiare ed alle procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato". Secondo Barrot questo giudizio "e' espresso tuttavia con riserva di notifica, da parte del governo italiano, dei testi definitivi nella forma in cui entreranno in vigore.
Per quanto riguarda l'altro decreto legislativo, relativo ai ricongiungimenti familiari, Maroni lo definisce "una stretta, attraverso l'approvazione di condizioni limitative all'esercizio di questo diritto per il coniuge, i figli maggiorenni e i genitori": In particolare, "si richiede agli ultresessantacinquenni la stipula di un'assicurazione sanitaria, ovvero l'estensione dei genitori al servizio sanitario nazionale, per evitare i ricongiungimenti facili solo per ottenere i sussidi da parte dello Stato".
Si prevede poi che "il decorso del termine non porti al silenzio-assenso e quindi non comporti la concessione automatica del ricongiungimento. E se l'autorita' consolare non e' in grado di accertare l'identita' di chi chiede asilo, nel caso di parentela, il console deve richiedere a chi chiede di entrare il test del dna, con spesa a carico del richiedente".
'Ora non c'e' altro da fare che limitare il danno. Non ci resta che vedere nella prassi come saranno applicate le nuove norme sui richiedenti asilo'. A commentare cosi' il decreto approvato dal governo e' il direttore del Cir (Centro italiano per i rifugiati), Christofer Hein, sottolineando che l'asilo e' un diritto costituzionale e che l'Italia non ha ancora una legge ad hoc. Hein giudica 'preoccupanti' alcune novita'. Come i limiti agli spostamenti di chi attende la decisione sull'asilo ('sara' la prefettura a decidere caso per caso. Hanno gia' tanto lavoro, come faranno anche con questa nuova competenza?') e l' eliminazione dell'automatismo a rimanere in Italia in caso di ricorso; anche qui sara' 'il giudice a decidere caso per caso. Puo' capitare anche ad iracheni o afghani, paesi in cui c'e' un conflitto e il seguire un ricorso non e' poi cosi' semplice'. Queste norme - aggiunge Hein - che creeranno problemi ai richiedenti asilo. Negativo anche il fatto che chi chiede asilo e non ha un soggiorno regolare 'puo' finire in un centro di detenzione'. Per Hein, il provvedimento vuole limitare gli abusi: 'eppure in Italia il 55% dei richiedenti alla fine ottiene la protezione, e' una delle piu' alte percentuali nell' Ue. L'abuso non ha sostegni dai numeri'. In realta', a suo avviso, 'si vuole scoraggiare l'arrivo in Italia dei veri rifugiati. Si criminalizzano le persone. Eppure, l'asilo e' un diritto costituzionale. Fra l'opinione pubblica, invece che un soggetto di diritti e' indicato come criminale'.
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) 'non valuta positivamente' le norme del governo che rendono piu' difficile il ricongiungimento familiare. 'Tuttavia - aggiunge l'Unhcr - accogliamo con favore l'esonero dei beneficiari di protezione sussidiaria dai requisiti di reddito piu' stringenti introdotti dal decreto'. Riguardo alle norme sul diritto d'asilo, l'Unhcr apprezza le modifiche apportate alla prima versione del decreto: 'Ora, in caso di diniego all'asilo da parte della commissione territoriale - spiega l'Alto commissariato - il richiedente non potra' essere allontanato prima di poter fare ricorso. Inoltre, il ricorso sospende il rimpatrio'. L'Unhcr ricorda che 'negare a un richiedente la possibilita' di fare appello puo' esporlo al rischio di persecuzione e tortura nel suo paese'. Inoltre, l'Alto commissariato precisa che, per la Convenzione di Ginevra, 'l'eventuale reato di immigrazione clandestina dovrebbe escludere dalla sua applicazione i rifugiati'. Secondo le stime Unhcr, in Italia da gennaio ad agosto sono state esaminate 11 mila richieste di asilo. All'8% dei richiedenti e' stato riconosciuto lo status di rifugiato.
Il Governo e' insensibile ai richiami della Chiesa sui ricongiungimenti familiari in materia di immigrazione. E' quanto afferma il presidente delle Acli, Andrea Olivero, in un comunicato diffuso oggi dall'organizzazione. 'Stupisce davvero - dice Olivero - come neppure piu' la Chiesa sembra venire ascoltata da questo Governo sul tema dell'immigrazione'. Il presidente nazionale delle Acli interviene con un giudizio severo sui contenuti dei decreti legislativi approvati questa mattina dal Consiglio dei ministri riguardanti i ricongiungimenti familiari e le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato. 'Proprio ieri - commenta - il cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale, aveva chiesto risposte positive per un'integrazione sociale equilibrata a partire dalle domande di ricongiungimento familiare. Il Governo invece , insensibile a questi richiami cosi' come alle tragiche vicende dei giorni scorsi a Milano, piuttosto che a Castelvolturno, risponde con un inasprimento assolutamente ingiustificato dei requisiti per ottenere il ricongiungimento degli immigrati regolari con i propri familiari. E persino per quanto riguarda i rifugiati, si predispone un inasprimento delle misure nei confronti dei richiedenti, quando ancora manca in Italia, unico paese in Europa, una legge che regoli seriamente il diritto d'asilo'.
'Il peggio - continua il presidente delle Acli - e' che queste misure restrittive non sono solo ingiuste, ma controproducenti. L'inasprimento delle procedure per l'entrata o la permanenza regolare nel nostro Paese non fa altro che aumentare il tasso di immigrazione clandestina, aggiungendo ai nuovi arrivi, che sono tutt'altro che cessati, al contrario di quanto profetizzava in primavera il Governo, le situazioni di ritorno alla clandestinita' causate dalla lentezza burocratica. La vicenda del decreto flussi, in questo senso, e' un esempio fin troppo lampante'.
'Ma soprattutto - conclude Olivero - ostacolare il ricongiungimento familiare significa boicottare lo strumento principale di integrazione sociale degli stranieri in Italia, con tutte le conseguenze che cio' comporta sul piano della dignita' delle persone, del futuro delle cosiddette seconde generazioni e della stessa sicurezza dei cittadini'.
Ci sono alcuni problemi nel pacchetto sicurezza presentato il primo luglio alla commissione europea dal governo ma si tratta di problemi risolvibili, mentre per due decreti, sul ricongiungimento familiare e sullo status di rifugiato, c'e' il via libera. E' quanto precisa il vicepresidente della commissione europea Jacques Barrot, secondo il quale, il progetto del decreto sulla trasposizione della direttiva per la libera circolazione delle persone va aldila' delle linee indicate laddove chiede, all'immigrato, una prova sulle fonti di reddito e sulla loro liceita'. "Un altro problema di compatibilita' col diritto comunitario si pone per quanto concerne le regole sull'espulsione automatica dei cittadini europei. La commissione ha ragione di credere - secondo quanto si precisa tuttavia in un comunicato - che si possa giungere in tempi rapidi ad una soluzione conforme al diritto comunitario. In caso contrario, dovrebbe avviare le procedure di infrazione previste dal trattato". "Non sembrano invece porre problemi di compatibilita' col diritto comunitario i due progetti di decreto legge relativi al ricongiungimento familiare ed alle procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato". Secondo Barrot questo giudizio "e' espresso tuttavia con riserva di notifica, da parte del governo italiano, dei testi definitivi nella forma in cui entreranno in vigore.
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