Governo difende la pena di morte per narcotrafficanti
L'Indonesia oggi ha difeso la sua decisione di giustiziare sette stranieri e un indonesiano condannati per traffico di droga, nonostante le proteste dei Paesi di provenienza. Il procuratore generale ha detto che, sebbene la pena di morte non sia "gradevole", è vitale nella guerra contro la droga.
"Noi stiamo combattendo una guerra contro gli orribili crimini legati alla droga, che minacciano la sopravvivenza della nostra nazione", ha detto Muhammad Prasetyo ai giornalisti a Cilacap, la porta della prigione di massima sicurezza di Nusakambangan, dove le esecuzioni hanno avuto luogo.
Il presidente Joko Widodo, che è stato un sostenitore della pena di morte per i trafficanti di droga, si è unito nella difesa della decisione di giustiziare i sette: "Questo è stato diritto, lo stato di diritto ha a che fare con la pena di morte. E rispetta anche le leggi di altri paesi".
I sette giustiziati - due australiani, uno dal Brasile e quattro da Paesi dell'Africa - sono stati uccisi da un plotone d'esecuzione, assieme con un cittadino indonesiano. Per una donna filippina, che pure era condannata a morte, è stata ordinata l'interruzione dell'esecuzione all'ultimo momento. Per un cittadino francese la condanna è stata sospesa in attesa del verdetto di un ricorso in appello presentato a Giacarta.
L'Australia ha protestato duramente e il primo ministro Tony Abbott ha annunciato il richiamo dell'ambasciatore da Giacarta per consultazioni.
"Noi stiamo combattendo una guerra contro gli orribili crimini legati alla droga, che minacciano la sopravvivenza della nostra nazione", ha detto Muhammad Prasetyo ai giornalisti a Cilacap, la porta della prigione di massima sicurezza di Nusakambangan, dove le esecuzioni hanno avuto luogo.
Il presidente Joko Widodo, che è stato un sostenitore della pena di morte per i trafficanti di droga, si è unito nella difesa della decisione di giustiziare i sette: "Questo è stato diritto, lo stato di diritto ha a che fare con la pena di morte. E rispetta anche le leggi di altri paesi".
I sette giustiziati - due australiani, uno dal Brasile e quattro da Paesi dell'Africa - sono stati uccisi da un plotone d'esecuzione, assieme con un cittadino indonesiano. Per una donna filippina, che pure era condannata a morte, è stata ordinata l'interruzione dell'esecuzione all'ultimo momento. Per un cittadino francese la condanna è stata sospesa in attesa del verdetto di un ricorso in appello presentato a Giacarta.
L'Australia ha protestato duramente e il primo ministro Tony Abbott ha annunciato il richiamo dell'ambasciatore da Giacarta per consultazioni.
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