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 CINA - CINA - Il governo ha dichiarato guerra alle sigarette elettroniche
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18 novembre 2019 14:42
 
Il governo cinese ha dichiarato guerra alle sigarette elettroniche. Dall'inizio di novembre, la vendita e la pubblicità di questi prodotti su Internet è stata vietata ed è stato annunciato un piano per vietarne l'uso negli spazi pubblici. Provvedimenti che minacciano di far chiudere il primo mercato di un'industria che si trova ad affrontare una crescente pressione internazionale.

La campagna è iniziata il 1 novembre, con una dichiarazione congiunta dell'Amministrazione statale del monopolio del tabacco e dell'Amministrazione statale del regolamento di mercato, che hanno intimato alle aziende che vendevano sigarette elettroniche a interrompere le loro operazioni online. "Rappresentano una minaccia per la sicurezza e la salute, in particolare dei minori", ha dichiarato il rappresentante dell'organismo di regolamentazione, secondo l'agenzia di stampa statale Xinhua; che ha anche aggiunto che molti genitori hanno espresso preoccupazione per la facilità di acquisizione di questi prodotti. Già nell'agosto 2018 il governo aveva vietato la vendita ai minori.
Nonostante l'ambiguità del testo, che non ha chiarito la portata o la base giuridica del divieto, le società hanno reagito rapidamente. Solo poche ore dopo, la maggior parte aveva già chiuso i propri servizi digitali e annunciato pubblicamente il proprio sostegno alla misura. "Chiuderemo completamente tutte le nostre vendite e pubblicità su Internet", ha affermato RELX, la società di svapo più popolare in Cina, con una quota di mercato superiore al 60%.

Ou Junbiao, capo del comitato dell'industria delle sigarette elettroniche in Cina, ha dichiarato al New York Times che la mancanza di chiarezza potrebbe essere dovuta alla preoccupazione dell'autorità di regolamentazione di perdere la fonte di reddito dalle imposte sul settore, garantendo nel contempo che “in Cina non esiste ancora alcuna legge o regolamentazione che vieti la vendita online di sigarette elettroniche. La chiave era nella prima parola: ancora".

Solo una settimana dopo, giovedì 7 novembre, il governo ha pubblicato un documento speciale con l’approvazione di otto istituzioni pubbliche, tra cui la National Health Commission. La lettera annunciava l'attuazione di una strategia per combattere il "crescente utilizzo" delle sigarette elettroniche, sollecitando allo stesso tempo lo sviluppo di un quadro giuridico che vietasse l'uso di questi prodotti in luoghi pubblici, senza precisare quando sarebbe dovuto entrare in vigore. "Non ci sono prove che le sigarette elettroniche aiutino le persone a smettere di fumare"; pertanto "le autorità non dovrebbero consentire loro di essere commercializzate in questo modo".
Queste nuove restrizioni aumentano la pressione su un'industria sotto ossservazione e pongono la Cina sulla strada di altri Paesi come India, Brasile o Singapore, che hanno già vietato l'uso di sigarette elettroniche. Alcuni Stati degli Usa hanno anche legiferato contro questi prodotti, ritenendoli causa di uno strano disturbo polmonare che nell'ultimo mese ha causato la morte di 39 persone ed il ricovero in ospedale di altri 2.051.

La Cina è il primo mercato globale nel settore, secondo uno studio del gruppo di supervisione della ricerca e della tecnologia sulla salute pubblica dell'Università Tsinghua, con oltre 7,4 milioni di consumatori. Uno di questi è Pao, 33 anni, a cui piace svapare mentre lavora al bar che gestisce nel centro di Pechino. "Il divieto non mi ha ancora influenzato perché avevo immagazzinato diverse ricariche, ma molti negozi sembrano aver smesso di vendere". Ammette di essere "preoccupato" per la mancanza di informazioni sugli effetti dell'uso di sigarette elettroniche, ma se ci riesce non rinuncerà alla sua abitudine: "Quando finirò ciò che mi resta vedrò come gestirlo".

(articolo di Jaime Santirso, corrispondente da Pechino, pubblicato sul quotidiano El Pais del 18/11/2019)
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