Governo pensa a misure contro il 'turismo della morte'
Impedire che l'assistenza al suicidio si trasformi in 'turismo della morte'. Per questo il governo svizzero ha annunciato l'intenzione di inquadrare in un sistema di regole piu' rigido la pratica del suicidio assistito, regolarmente effettuata da istituti privati elvetici, molto criticati in patria e all'estero perche' accusati di averla trasformata in un'attivita' di lucro.Nei prossimi cinque mesi sul tavolo del governo saranno discusse due opzioni: regolamentare l'attivita' di questi istituti o interdirla del tutto, fermo restando che il suicidio assistito rimarrebbe legale nel Paese.
'Le misure proposte - fa sapere il governo elvetico in una nota - vogliono impedire gli abusi ed evitare che l'assistenza al suicidio si trasformi in 'turismo della morte'. L'intenzione non e' modificare l'attuale legislazione, ma impedire che l'assistenza al suicidio si trasformi in un'attivita' orientata verso il guadagno e che sia limitata ai soli malati in fin di vita rimanendo vietata a chi soffre di una malattia cronica o psichica'.
Due, in particolare, gli istituti svizzeri oggetto di polemiche: Exit e Dignitas. Quest'ultima associazione e' finita spesso sotto i riflettori per la personalita' provocatoria del suo direttore, Ludwig Minelli, e per il fatto che accetta di accompagnare verso la morte anche stranieri non residenti.
Immediata la risposta delle due strutture alle proposte del governo. Per Dignitas 'vietare l'assistenza al suicidio ai malati cronici o psichici significhera' favorire i suicidi solitari sui binari dei treni o dai ponti'.
Exit, da parte sua, ritiene 'inaccettabile limitare il suicidio assistito ai soli malati terminali perche' cosi' si sopprime il diritto all'autodeterminazione'.
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