Venerdì 5 giugno 2026
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Gran Bretagna. Clonazione, parla Ian Wilmut

U.E. - GRAN BRETAGNA
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E' "inefficiente" la tecnica della clonazione grazie alla quale sono nate Dolly e Cumulina, fino all'italiano toro Galileo e al muflone Ombretta. Lo dichiara su Nature lo stesso "padre" di Dolly, Ian Wilmut (nella foto con Dolly), ma non si tratta di un altola' alle ricerche. Anzi, quello di Wilmut e' un invito ad andare oltre la "corsa ai cloni", fermandosi invece a capire quali sono i meccanismi biologici che controllano la clonazione. La posta in gioco, secondo Wilmut, e' quella che chiama "medicina rigenerativa" basata sulle cellule staminali. Si tratta della possibilita', un giorno di trasformare in realta' le cure basate sulle cellule progenitrici. In futuro, scrive, sara' possibile "sviluppare trattamenti perche' le cellule di un fenotipo possano transdifferenziarsi in un altro fenotipo". I primi esperimenti condotti sulle cellule staminali hanno dimostrato la possibilita' di trasformare, ad esempio, cellule nervose in muscoli.

"Clonare utilizzando i metodi oggi disponibili e' molto inefficiente", osserva Wilmut, perche' comporta un grandissimo numero di fallimenti prima di giungere ad un successo. Queste limitazioni, rileva ancora il ricercatore, devono comportare un maggiore sforzo nella comprensione dei meccanismi cellulari che controllano la riprogrammazione del nucleo di una cellula adulta, una volta che questo viene inserito all'interno di un ovocita. Bisogna cioe' scoprire e imparare a controllare i segnali biochimici che, all'interno del nucleo, danno il via a quella specie di "viaggio nel tempo" al quale viene sottoposto il nucleo di una cellula adulta per tornare all'inizio del suo sviluppo ed essere cosi' riprogrammato.

Una volta raggiunto questo obiettivo, teoricamente una qualsiasi cellula adulta e specializzata dell'organismo potrebbe essere riprogrammata e trasformata in una cellula progenitrice dalla quale ottenere un tessuto di tipo diverso. Dovra' essere questo, d'ora in poi, l'obiettivo reale delle ricerche sulla clonazione. "Finora -osserva Wilmut- molti laboratori hanno utilizzato cellule adulte per clonare pecore, capre, maiali, conigli e gatti. Tuttavia nessuno di essi e' riuscito ad ottenere lo stesso risultato con altre specie, come ratti, scimmie reshus e cani". Inoltre, prosegue, soltanto una piccola percentuale (tra lo 0 e il 4%) di embrioni ottenuti da cellule adulte riesce a completare lo sviluppo. Non ci sono riferimenti alla clonazione umana, ma e' chiaro che l'invito a rallentare la "corsa al clone" per sviluppare invece la conoscenza dei meccanismi che controllano la clonazione. Da questa riflessione, secondo Wilmut, potranno derivare "molti benefici, che permetteranno di ottimizzare la tecnica, i vantaggi maggiori riguarderanno la possibilita' di controllare la riprogrammazione del nucleo di una cellula adulta trasferito in un ovocita". Ancora piu' grandi, conclude, le attese di nuovi metodi per cambiare il destino delle cellule, ossia per trasformare cellule di un tipo in cellule di un altro tipo, "permettendo cosi' di avere a disposizione grandi quantita' di cellule per curare malattie degenerative perfettamente compatibili con il paziente dal punto di vista immunitario. Quella che si attende e' una nuova era della biologia dello sviluppo e della medicina rigenerativa".

Quella di Wilmut e' indubbiamente la posizione di "un bravo ricercatore", che traccia il bilancio della situazione attuale degli esperimenti di clonazione, ne indica i limiti e soprattutto individua le linee future della ricerca. Legge cosi' la posizione di Wilmut, il direttore del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'universita' di Pavia, Carlo Alberto Redi. "E' un punto della situazione oggi piu' che mai utile'', ha osservato Redi, cosi' come sono utili le indicazioni sugli aspetti che oggi e' necessario indagare per rendere piu' efficace la tecnica del trasferimento nucleare". Quelle date da Wilmut, ha aggiunto, "sono indicazioni molto precise per le ricerche future e che, come rileva lui stesso, porteranno ad una nuova era della biologia dello sviluppo ed alla medicina riproduttiva". Non si tratta di un articolo che frena la ricerca, ma che guarda al futuro, indicando tutte le strade da percorrere. "L'indicazione forte -osserva Redi- e' quella di andare a capire che cosa accade nella riprogrammazione nucleare. Nei prossimi anni potremmo continuare a clonare, ma e' invece opportuno prima comprendere a fondo cio' che accade".

Secondo Redi le osservazioni di Wilmut "aprono la porta alla possibilita' di utilizzare la tecnica del trasferimento nucleare per ottenere cellule staminali. Vuole dare un'indicazione forte in questa direzione. E' chiaro che a questo punto bisogna investire nella ricerca". Se questo filone di studi sara' incentivato, ha concluso, "tra una decina di anni potrebbe diventare possibile avere in mano la tecnica per produrre cellule staminali da utilizzare nella terapia cellulare".
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