Mercoledì 10 giugno 2026
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Grande manifestazione a Roma contro ddl Calabro' su testamento biologico

U.E. - ITALIA
Notizia ·
La stessa piazza che manifestó compatta per i Dico (ma con numeri incommensurabilmente inferiori a quelli del Family day), che si compattó attorno a Di Pietro e alla Guzzanti (la Sabina scatenata contro la ministra Carfagna), che si raccolse - semivuota - attorno a un Giuliano Ferrara in cerca di voti con la sua lista elettorale anti-aborto, si è riempita, ieri, per dire 'no' al testamento biologico. 
I partiti che hanno aderito - Italia dei valori, Prc, Sd, radicali - non hanno voluto sventolare bandiere e i leader politici presenti - Antonio Di Pietro e Paolo Ferrero - non sono saliti sul palco, nel sit-in organizzato dalla rivista 'MicroMega' per contestare il disegno di legge di maggioranza appena adottato in Senato a pochi giorni dalla morte di Eluana Englaro.
E proprio il padre, Beppino, salutato dal costituzionalista Stefano Rodotà come "un eroe civile", è stato la star indiscussa e attesissima dell'iniziativa. Per il padre di Eluana - contestato dalle gerarchie cattoliche come assassino, osannato dai fautori della libera scelta sulla fine della vita - l'impegno non è concluso con il decesso della figlia. "Sono sempre stato socialista" - ha spiegato ieri in un'intervista al 'Corriere della sera' - "ero affascinato da Craxi". E appena si collega telefonicamente con piazza Farnese, poco dopo le 17.30, scoppia un applauso lungo un paio di minuti. La legge del centro-destra? "Una barbarie". Alimentazione e idratazione obbligatorie? "Incostituzionale". E' valsa la pena di condurre una battaglia nei tribunali cosí lunga? "O si crede nello stato di diritto e nella legalità, o non ci si crede", risponde, calmo, Beppino Englaro. E poi, tra i battimano, scandisce: "Se non ci sono altre strade e la legge passa, è chiaro che servirà un referendum. Sono convinto che gli italiani non si lasceranno imporre questa legge dal governo". 
Certamente non gli italiani presenti nella centralissima piazza di Roma. Militanti politici, 'grillini', curiosi e qualche turista. Hanno aderito anche ventuno preti 'scomodi'. Le uniche bandiere che si vedono sono quelle dell'Unione degli atei e agnostici razionalisti (Uaar, quelli degli ateo-bus di Genova). Per il resto qualche cartello campeggia qua è là nella folla: 'Basta Papa', 'Libertà di dignità', 'Per i criminali politici che stuprano la Costituzione, quale pena?', 'No God'. Una signora porta appuntato sul petto un foglio su cui ha scritto 'Sul mio corpo sulla mia morte decido io'. 
Sul palco si alternano intellettuali e politici, il 'papà' di Montalbano Andrea Camilleri ("Sono un vecchio di 83 anni e ho vissuto i quattro quinti della mia esistenza in un paese che ho amato malgrado tutto: ora rischio di morire male a causa di una legge fatta da coloro che non mi hanno fatto amare del tutto il mio paese") e la vedova di Piergiorgio Welby, Mina ("Piergiorgio vive qui in mezzo a noi col suo pensiero"). Ogni intervento, giú applausi. La folla si infiamma per la scrittrice Lidia Ravera ("C'è piú pietà per i cani che per gli esseri umani: per fortuna i cani non hanno l'anima, perch, l'anima, si sa, è proprietà di Dio e la gestisce il Vaticano e quei partiti che del Vaticano hanno bisogno"), apprezza il direttore del 'manifesto' Gabriele Polo, si spella le mani per Dacia Maraini, segue anche dom Giovanni Franzoni - sospeso 'a divinis' negli anni Settanta per la sua adesione al Pci - nelle sue argomentazioni teologiche e il valdese Daniele Garrone. Tra i bersagli piú ricorrenti di chi interviene sul palco, Berlusconi, il Vaticano. E il Pd. In piazza ci sono Ignazio Marino (quando Garrone afferma che "è un uomo che il paese dovrebbe onorarsi di avere e il suo partito non merita" la piazza esplode in un applauso) e Furio Colombo, che conquista la folla spiegando: "Non è il Vaticano ad essere responsabile di ció che avviene al Senato, ma la maggioranza che si sottomette al Vaticano e l'opposizione spaccata in modo imbarazzante". Sotto il palco, gli fanno eco Paolo Ferrero e Antonio Di Pietro. Ignazio Marino spiega, peró, che da Franceschini è stata indicata una linea chiara. Bonino, dal palco, attacca: "Ho chiesto tante volte in pubblico a Veltroni di partecipare a manifestazioni a favore di una legge laica sul testamento biologico, ma non c'è mai stato niente da fare. Oggi non mi sembra che questa pavidità li abbia aiutati". Il direttore di 'MicroMega' conclude tra gli ennesimi applausi: "FinchE' c'è lotta, c'è speranza". 
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