Domenica 7 giugno 2026
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Grecia. Giovani italiani in vacanza con 21 grammi di erba: estradizione, almeno 10 anni di carcere, traffico internazionale

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"Non concedere l'estradizione di Luca Zanotti e Davide D'Orsi, nel rispetto di quanto prevede il nostro ordinamento in materia di diritti fondamentali, quindi di liberta' e di giusto processo". E' quanto chiedono in un'interrogazione parlamentare rivolta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro della Giustizia Angelino Alfano, i deputati Radicali eletti in Parlamento nelle liste del Pd, sulla vicenda dei due giovani italiani arrestati in Grecia nel luglio 2005 per possesso di 21 grammi di hashish, dove rischiano una pena minima di 10 anni di reclusione, ora in Italia dopo il pagamento della cauzione.

Dopo quattro giorni in carcere, nonostante avessero dichiarato che l'hashish era "per uso personale", i due sono usciti pagando una cauzione di 2.500 euro. Ma nell'aprile di quest'anno la Grecia ha emesso su di loro un mandato di arresto europeo, chiedendone l'estradizione dall'Italia. A fine agosto, per Luca, la Corte di cassazione ha deciso di acconsentire alla richiesta, gia' accolta in Appello a Bologna; e per Davide ha annullato la sentenza emessa dallo stesso tribunale che l'aveva negata per carenza di indizi a suo carico. I due, se estradati, subiranno la detenzione fino alla sentenza di primo grado e dovranno rispondere alla magistratura greca delle accuse di traffico internazionale, trasporto e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

La prima firmataria dell'interrogazione, Elisabetta Zamparutti ricorda, in proposito, che, come Radicali, avevano votato contro il mandato d'arresto europeo "di cui ora vediamo gli effetti perversi nei confronti di due nostri giovani concittadini". L'augurio e' che "questa vicenda possa trovare una soluzione positiva attraverso la politica, unica via percorribile. Il Governo trovi la forza di non estradare Luca e Davide", ribadisce Zamparutti, sottolineando "la necessita' di proporre in sede europea una riforma dell'attuale assetto 'giacobino' delle norme in materia di cooperazione giudiziaria, che ignorano le differenze tra i sistemi in nome di una cieca reciproca fiducia tra Stati".
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