Venerdì 5 giugno 2026
Menu

Grooveshark. Finisce l'era del download musicale semi-legale

MONDO
Notizia ·
Sono passati anni di lotte e processi. Almeno cinque. Poi venerdì il piu' famoso leader della musica online no-copyright, Grooveshark, ha annunciato di aver chiuso il suo portale. Il servizio, uno dei primi a permettere l'ascolto di musica in streaming su internet, ha deciso di cessare di esistere in base a un accordo raggiunto con Warner, Sony e Universal Music. I gruppi dal 2011 (anno in cui hanno denunciato il servizio) sostengono abbia fatto caricare agli utenti milioni di canzoni protette da diritto di autore, diventando di fatto un sito di contenuti caricati illegalmente sul web.

"Abbiamo commesso errori molto gravi", si legge in una nota apparsa sul sito. "Non siamo riusciti a ottenere licenze dai titolari dei diritti per una grande quantità di musica del nostro servizio". "È stato sbagliato. Ci scusiamo. Senza riserva". Secondo i giudici le violazioni sono state "intenzionali": hanno così accusato Grooveshark della condivisione di almeno 5.000 brani coperti da diritto di autore. Se fosse stata provata la colpevolezza il gruppo avrebbe dovuto pagare una multa da oltre 730 milioni di dollari. E quindi dopo anni di tentativi e battaglie legali, la strada migliore era quella di alzare la bandiera bianca e arrivare a un patto col nemico. Un patto che coincide con la stessa morte del servizio.

Ma non tutti piangono. L'associazione che rappresenta l'industria musicale americana (Riia) ha festeggiato la notizia, sostenendo che "è una importante vittoria per gli artisti e per l'intera industria musicale".

Grooveshark era stato fondato nel 2007 in Florida e aveva oltre 35 milioni di utenti mensili che potevano caricare sulla piattaforma qualsiasi canzone volessero. Per ampliare la biblioteca musicale anche alcuni dipendenti del gruppo inserivano album e pezzi. Inoltre il gruppo faceva profitti attraverso le pubblicità e con un servizio a pagamento che permetteva di non ascoltare le inserzioni tra un brano e l'altro.

La versione online del magazine Atlantic sottolinea come quello che dovrebbe stupire non è tanto la chiusura di Grooveshark, ma il fatto che nel 2015 fosse ancora aperto un servizio del genere. Di fatto è come Napster ma su cloud, ma proprio quest'ultimo - che 15 anni fa ha iniziato a permettere agli utenti del web di scambiarsi canzoni - ha chiuso nel 2010, dopo anni di cause per violazioni del copyright.

Quindi Grooveshark come ha fatto a sopravvivere fino a oggi? Grazie a buoni avvocati, ha detto all'Atlantic Mark Mulligan, a capo di MIDiA Research, una società di consulenza per i media. Sono infatti riusciti a rallentare i processi attraverso i mille cavilli presenti nelle leggi sui diritti di autore.

La chiusura di Grooveshark - dopo quella di Limewire e di Napster - segna simbolicamente la fine dell'epoca della musica gratis e semi-legale su internet. "Perché dovresti volere avere qualsiasi altro servizio quando c'è YouTube?", che è gratuito, ha un catalogo infinito di musiche e video caricate quasi sempre legalmente, ha continuato Mulligan. Se infatti i colossi musicali non faranno causa a YouTube, quindi a Google, non c'è molto spazio per cercare di lanciare un'altra startup che propone musica in streaming gratis. Quanto a Grooveshark, sarà ricordato non come lo squalo della rete, ma come l'ultimo dinosauro testardo che ha provato a lottare fino all'ultimo per sopravvive a estinzione certa.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →