Guatemala. Presidente neoeletto: lotta al narcotraffico e' priorita'
E' uno dei paesi più violenti dell'America latina, con oltre cinquemila omicidi all'anno. Il suo territorio è considerato un 'ponte' per il traffico di droga fra la Colombia e gli Usa.La povertà colpisce la metà della popolazione, quasi sempre di origine maya.
E' un panorama particolarmente aspro quello che si apre di fronte al neoeletto presidente del Guatemala Alvaro Colom. Non a caso il rappresentante della socialdemocratica Unione Nazionale della Speranza ha deciso di puntare sulla lotta contro il narcotraffico, la criminalità e la povertà, per il programma dei suoi primi 100 giorni.
Una volta assunto ufficialmente il mandato presidenziale (il 14 gennaio), Colom lancerà un piano a tutto campo contro il traffico di stupefacenti e il crimine organizzato che soffocano in una doppia morsa il Guatemala. Il paese centroamericano ha già buone relazioni con gli Usa, ma Colom -un socialdemocratico moderato, più vicino al brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva che al venezuelano Hugo Chávez- vuole rafforzare questa relazione, chiedendo a Washington maggiore collaborazione contro i potenti cartelli dei narcotrafficanti. La stessa cooperazione verrà richiesta e approfondita con il resto del Centroamerica e con la Colombia. L'obiettivo di questa prima fase sarà chiudere i rubinetti della rete del traffico di droga, con l'aiuto di polizia ed esercito.
Altro punto chiave dei suoi primi 100 giorni sarà l'economia: la metà della popolazione di questo 'piccolo' paese di 13 milioni di persone è povera. "Per noi la cosa più importante è risolvere il problema della povertà", ha detto il neopresidente, ricordando che soltanto così si potranno affrontare altre piaghe come l'insicurezza. Serve un cambiamento anche a livello di microeconomia, sanità o educazione. Si partirà da iniziative concrete, come un piano di efficienza per i 44 ospedali che esistono in tutto il paese.
Colom crede nella "libera impresa" e nella "diversificazione degli investimenti". Ed è convinto che in settori come il turismo, la costruzione, lo sviluppo rurale o i servizi, ci sia spazio per creare 700mila posti di lavoro.
L'altra grande sfida sarà la fine della discriminazione sociale, politica ed economica della popolazione di origine maya, che rappresenta il 42 per cento del totale. Serve un "nuovo periodo di armonia etnica per sopprimere totalmente la discriminazione". Le ferite della lunga guerra civile che si consumò in Guatemala dal 1960 al 1996 non sono ancora del tutto chiuse. Colom è convinto della necessità di uno sforzo comune, dell'impegno di tutti i partiti per far fronte ai narcotrafficanti e superare gli alti indici di povertà. Per questo discuterà con il resto della classe politica un possibile patto di 'conciliazione nazionale'.
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