Ieri lo sciopero degli immigrati in 60 città italiane
E' il giallo il colore scelto per il primo sciopero nazionale dei lavoratori stranieri, 4,8 milioni quelli presenti in Italia. Per l'occasione diverse piazze hanno assunto i colori della protesta, 60 lungo tutto lo Stivale, a partire dalla Capitale dove un corteo animato dall'associazionismo, dai sindacati e dagli immigrati e' confluito ieri pomeriggio a Piazza Vittorio Emanuele dove e' stato allestito un palco per urlare a gran voce i diritti, troppo spesso soffocati, dei lavoratori stranieri e per dire 'no' al razzismo. La manifestazione, che ha animato un corteo lungo le vie del centro, si e' conclusa con un simbolico lancio in aria di palloncini gialli.Gli organizzatori del 'Comitato Primo Marzo' hanno preso a modello quanto fatto in Francia, uno sciopero solo simbolico ma che vuol far comprendere agli italiani quanto importante sia l'apporto degli stranieri nella vita del Paese. E per denunciare una crescente distanza, quella tra italiani e immigrati, che secondo gli organizzatori e' stata evidenziata dagli scontri di Rosario.
'L'Iniziativa nasce all'indomani dei fatti di Rosarno, le coscienze del movimento anti-razzista italiano si sono svegliate', sottolinea Angela Scalzo, segretario generale di Sos Razzismo Italia.
'Insieme abbiamo creato un movimento che ha dato vita alla 'Primavera anti razzista' all'interno della quale sono affluiti gli associazionismi immigrati e italiano oltre ai sindacati. Noi manifestiamo contro una legislazione discriminatoria com'e' quella italiana'.
'Come Sos Razzismo - sottolinea Scalzo - abbiamo creato un manifesto chiedendo al mondo della societa' civile di aderire, a partire da Saviano e Dario Fo oltre a Oliviero Toscani, e abbiamo creato sul web una raccolta di firme online, 'Non toccate il mio amico' , che in due giorni ha ricevuto oltre 2.500 iscritti. Per quanto riguarda la manifestazione sono un po' delusa, non per gli immigrati che lavorando in nero difficilmente avrebbero potuto partecipare, mi dispiace non vedere gli italiani solidali'.
COLDIRETTI, CON SCIOPERO A RISCHIO 10% MADE IN ITALY - Senza il contributo determinante dei lavoratori immigrati non sarebbe possibile la produzione di numerose eccellenze del 'Made in Italy' alimentare, dalla raccolta delle mele della Val di Non in Trentino alla mungitura delle mucche da latte per il Parmigiano Reggiano, dalla vendemmia dei vini 'Doc' alla cura dei greggi per il pecorino romano fino alla raccolta della frutta Igp dell'Emilia Romagna. E' quanto afferma la Coldiretti in occasione del primo 'sciopero degli immigrati' nel sottolineare che nelle campagne italiane piu' di un lavoratore su dieci e' extracomunitario con circa 30 mila aziende agricole italiane che assumono lavoratori provenienti da fuori dell'Europa.
In Italia, sottolinea la Coldiretti, lavorano regolarmente oltre 90 mila immigrati extracomunitari, dei quali circa 15 mila con contratti a tempo indeterminato, che contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola del Paese secondo il XIX Rapporto Caritas/Migrantes sull'immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti.
In particolare, precisa la Coldiretti, sono 90.091 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati come extracomunitari negli archivi INPS e appartengono a 155 diverse nazionalita' anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura - sostiene la Coldiretti - sono principalmente, nell'ordine, gli albanesi (17,2 per cento), i marocchini (12,6%) e a sorpresa gli indiani (13,8 per cento) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l'abilita' e la cura che garantiscono alle mucche.
In questo momento, continua la Coldiretti, c'e' forte apprensione nelle aziende agricole per il ritardo al via libera all'ingresso lavoratori stagionali immigrati e si attende la pubblicazione del cosiddetto decreto flussi 2010 in Gazzetta ufficiale che consente l'arrivo di 80mila lavoratori stagionali extracomunitari che nella maggioranza dei casi trovera' occupazione in agricoltura che, insieme al turismo e all'edilizia, e' il settore con maggiori opportunita' occupazionali per questi lavoratori. Il ritardo, sostiene la Coldiretti, rischia di danneggiare settori di grande rilevanza per il Made in Italy agroalimentare poiche' dopo la pubblicazione del decreto occorrera' infatti attendere gli altri adempimenti amministrativi che, tra il nulla osta dello Sportello Unico presso la Prefettura e il rilascio del visto presso i Consolati all'estero, richiederanno almeno altri sessanta giorni: troppi per il settore agricolo che deve confrontarsi con i tempi dettati dall'andamento stagionale delle produzioni.
ORMAI IL 9,7% PIL ITALIANO E' 'STRANIERO' - Se i numeri non mentono l'economia italiana e il nostro stesso benessere, debbono sempre piu' alla comunita' immigrata che vive nel Belpaese. I quasi 5 milioni di stranieri ormai residenti in Italia, infatti, producono il 9,7% dell'intero Pil nazionale e contribuiscono, in una quota sempre piu' rilevante, al mantenimento della tenuta del sistema pensionistico.
Sono circa 122 i miliardi di euro prodotti dal lavoro immigrato con un aumento dell'occupazione, malgrado la crisi, di almeno 222 mila unita'.
Un contributo, quello dei lavoratori stranieri, che deve fare i conti, pero', con piaghe ataviche del nostro paese che prendono i nomi di occupazione 'in nero', sfruttamento, mancanza di diritti.
Ma e' davvero cosi? Secondo dati forniti dalle associazioni di categorie e dai sindacati, certamente gravi ripercussioni si avrebbero, in caso di sciopero, nell'edilizia dove la manodopera straniera nei cantieri raggiunge anche il 50% del totale, soprattutto nelle grandi citta'. Una presenza massiccia di manodopera immigrata, oggi, si registra anche nel settore manifatturiero, in particolare nel tessile, ma anche nel metalmeccanico e nel settore alimentare.
Dopo l'industria, in presenza di una astensione dal lavoro da parte degli immigrati, affermano gli organizzatori della giornata di mobilitazione odierna, sarebbe il turno dell'agricoltura, 'dove la raccolta a mano di frutta e verdura - si ricorda - e' oramai a carico degli immigrati stagionali e irregolari. Poi sarebbe il turno delle aziende zootecniche, dove per la macellazione degli animali piu' del 50% della forza lavoro e' straniera. Infine, ne risentirebbe anche la sanita', soprattutto quella privata, dove lavorano quasi 100.000 infermieri stranieri'. Da non sottovalutare, infine, 'il prezioso contributo degli immigrati - si ricorda - in ristoranti, alberghi e pizzerie e come colf, badanti e babysitter all'interno delle nostre famiglie'.
FINI, CITTADINANZA AI GIOVANI, ATTO CIVILTA' - 'Riconoscere ai giovani immigrati in Italia la cittadinanza e' un ordinario esercizio di civilta''.
Lo ha detto Gianfranco Fini partecipando ad un incontro con giovani liceali della Capitale sul tema 'religione, politica, futuro'.
'Chi nasce in Italia o arriva molto piccolo nel nostro Paese dopo qualche tempo si sente italiano perche' ha superato il problema della lingua. E' un errore emarginarli perche' in questo modo si sentono emarginati nel limbo e non capiscono, e' come dire a un ragazzo di 14 anni che e' diverso anche se fa le stesse cose dei suoi coetanei italiani'.
Gianfranco Fini ha poi sottolineato che nelle Forze armate ci sono molti ragazzi che non hanno genitori italiani. 'Bisogna rendere agevole il diritto di cittadinanza.
Facciamo sentire questi giovani stranieri in casa loro perche' altrimenti finiremo con l'alimentare inconsapevolmente la ricerca di altre identita' predicate qualche volta da cattivi maestri'.
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