Mercoledì 10 giugno 2026
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Ieri sera veglia "per e con" Piergiorgio Welby in 60 citta'

MONDO
Notizia ·
La decisione del Tribunale di Roma di rigettare il ricorso di Welby ha puntato i riflettori sulle 60 veglie organizzate ieri dall'Associazione 'Luca Coscioni' in tutta Italia ed in alcune citta' europee. Da Londra a Palermo, da Bruxelles a Napoli, centinaia di persone hanno partecipato alle manifestazioni per sostenere 'la grande battaglia di civilta'' che il co-presidente dell'associazione Luca Coscioni sta conducendo a favore dei malati terminali. Migliaia le firme raccolte per la petizione in cui si chiede al Parlamento una indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina.
E' stata Palermo la citta' a scendere per prima in piazza.
Gia' a partire dalle 17 alcune decine di persone hanno partecipato alla veglia allestita sotto l'albero di Natale in piazza Ruggero Settimo, davanti al teatro Politeama: dal 20 ottobre ad oggi i volontari dell'Associazione Coscioni hanno raccolto 1500 firme. Subito dopo, sino a notte fonda, si sono messe in moto tutte le altre. A Milano circa un centinaio di persone si sono radunate al Duomo con striscioni per 'Welby torturato dai valori'. Dalla Capitale un appello scandito da Giorgio Albertazzi: 'lasciatemi morire', le parole scelte per il titolo dell'ultimo libro di Welby. Circa trecento le persone riunite in Campidoglio ad ascoltare, tra gli altri, gli interventi di Marco Cappato e Marco Pannella, e sin dopo la mezzanotte musica con la Loffredo Jazz Band e i gli ex detenuti di 'Presi per caso'. A Napoli decine di curiosi riuniti a Piazza dei Martiri, nel 'salotto buono' della citta' dov'e' intervenuto l'ex segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone. Centinaia le firme raccolte nei gazebo. Ma anche a Torino in via Garibaldi e a piazza San Marco a Venezia. Persino a Bruxelles si sono ritrovati a due passi dalla Grand'Place con candele e cartelli in italiano e in francese con scritto 'Per Welby, rivendichiamo il diritto a morire con dignita''. Con candele accese, i manifestanti, tra i quali spiccavano uomini-sandwich, hanno richiamato l'attenzione dei passanti con slogan in italiano, francese e inglese sulla situazione drammatica del co-presidente dell'associazione Luca Coscioni. Il caso di Welby, infatti, e' seguito con particolare attenzione in Belgio dove da quattro anni e' in vigore una legge che, in determinate situazioni, consente l'eutanasia. A Londra, infine, decine di organizzatori e volontari hanno acceso delle candele ed hanno letto alcuni scritti di Welby a Trafalgar Square, luogo di ritrovo per eccellenza nel pieno centro londinese.
Circa 200 i parlamentari italiani ed europei di tutti gli schieramenti che hanno annunciato la loro adesione nelle loro citta'. 'Sosteniamo la mobilitazione civile - si legge nella loro adesione - volta a rendere omaggio ad un cittadino che, a prezzo di una sua incommensurabile sofferenza, porta un contributo fondamentale per un alto e necessario dibattito, sin qui rimosso, nel nostro Paese'.

PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO A ROMA

Nessuna spaccatura tra laici e cattolici in piazza del Campidoglio a Roma ieri sera, solo persone che vegliano e manifestano per affermare un diritto: quello all'autodeterminazione. Lo sostiene il segretario dei Radicali Italiani Rita Bernardini, che ricorda come "gli italiani non sopportino il non poter decidere della propria vita".
A quanti sostengono che la vicenda di Piergiorgio Welby venga strumentalizzata, il segretario dei Radicali ricorda come quando lo stesso Piergiorgio ottenne il diritto di voto per i malati intrasportabili, nessun giornalista era presente all'annuncio.
"Adesso - ha concluso la Bernardini - c'e' bisogno di un altro Welby per portare avanti la lotta per il diritto dei malati terminali ad accedere alle cure del dolore".

"Insieme a Piergiorgio ci facciamo carico delle modalita' per affermare un diritto che c'e'. Non e' disobbedienza civile ma obbedienza alla Costituzione e disobbedienza ad una paralisi dello Stato".
Sono le parole del segretario dell'Associazione Coscioni Marco Cappato presente in piazza del Campidoglio a Roma.
"Il tribunale ha riconosciuto il diritto all'autodeterminazione ma si e' dichiarato impotente nella sua pratica applicazione. Ringraziamo Piergiorgio Welby - ha concluso Cappato - perche' la sua lotta portera' l'affermazione di un diritto: quello di non essere torturati dallo stato".

'Credo che abbiate tutti capito e percio' siete qui: dietro la richiesta di Piergiorgio c'e' soltanto dolore, non c'e' depressione, non c'e' mancanza di affetto, c'e' soltanto la profonda stanchezza di un uomo che ha fatto tutto quello che poteva fare e che ora dice basta'. Cosi' Carla Welby, sorella di Piergiorgio, molto commossa, ha parlato dal palco allestito nella piazza del Campidoglio.

La sorella di Piergiorgio Welby e' apparsa molto emozionata e commossa soprattutto dopo l'intervento di Giorgio Albertazzi che ha letto per alcuni minuti brani tratti dal libro di Welby 'Lasciatemi morire'. 'La morte - ha detto Albertazzi leggendo alcune pagine del libro - e' la grande assente della nostra coscienza'. Parole che Carla ha detto di conoscere benissimo ma che, per sua stessa ammissione, l'hanno particolarmente emozionata 'perche', sono sicura, sono frasi che Piergiorgio avrebbe voluto pronunciare con la sua voce, voce che non ha piu' da anni. Ha una voce che e' quella del sintonizzatore ed una volta mi ha confessato che anche quando pensa le parole nella sua mente vengono fuori con quella voce metallica'.
Carla Welby con la voce rotta dall'emozione ha spiegato che Piergiorgio 'adesso ha detto basta. Penso che l'unica cosa che lui adesso vuole - ha aggiunto con gli occhi lucidi - e' di essere ascoltato. Un'ora, un giorno, e' troppo. Non so proprio come si possa fare a negargli quello che lui chiede avendo davanti l'immagine dei suoi occhi. Anche se il vuoto che lascera' Piergiorgio sara' enorme. E' un uomo che ha una straordinaria capacita' di comunicare'.

"Questa sera siamo qui per Piergiorgio Welby. Siamo pochi, ma rappresentiamo tutti gli italiani, tutti coloro che vorrebbero essere qui". Sono le parole del leader Radicale Marco Pannella, intervenuto alla veglia in piazza del Campidoglio.
"Oggi a Roma c'e' un giudice che ha riconosciuto a Piero il diritto che lui rivendica e che e' sancito dagli articoli 13 e 32 della Costituzione. Tuttavia lo stesso giudice aggiunge che nel nostro ordinamento non esiste una norma che permetta di esercitare quel diritto". Ricordando che l'interruzione dei trattamenti avviene spesso nella clandestinita', Pannella ha definito quel gesto "un atto d'amore e di pieta'. Non vogliamo che questo atto sia clandestino, deve diventare legale.
Purtroppo - ha concluso - quello che deve essere fatto e' difficile ma sara' fatto, e' la legge stessa che ce lo chiede".

"L'accanimento terapeutico che si sta operando su Piergiorgio Welby si e' trasformato in una tortura ed e' necessario colmare questo vuoto legislativo. Chiediamo al presidente della Camera di avviare la discussione su questo grave problema". Lo ha detto il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli.

'Credo che bisogna tenersi alla larga dalla tentazione o dal rischio di fare una legge che cerchi di definire i dettagli di ogni singola situazione. Ed invece elaborare una legge molto semplice che stabilisca la supremazia del principio del consenso informato e dell'accanimento terapeutico'. E' l'opinione di Benedetto Della Vedova dei Riformatori Italiani in piazza del Campidoglio.

'Nel centrodestra sui temi dei diritti civili - ha detto il senatore Paravia - e quindi su tematiche delicate come testamento biologico ed eutanasia vi e' piena liberta' di coscienza. Su una tragedia umana come quella che ha rappresentato Luca Coscioni e oggi Piergiorgio Welby e' ovvio che si deve andare oltre la solidarieta'. Ci deve essere un impegno maggiore e questo lo si vedra' in occasione della discussione in Parlamento delle iniziative legislative. Su questi temi, e abbiamo sentito adesso anche Berlusconi che sui Pacs ha lasciato ampia liberta' di scelta, non credo che ci debba essere nessuno steccato - ha concluso - non c'e' ne' centrodestra ne' centrosinistra, sono problemi di coscienza e di convinzioni'.

"Nel nostro ordinamento esiste un principio che sancisce il diritto all'autodeterminazione, ma ci sono anche norme che sono in contrasto con esso. Mi domando se sia il caso di chiedere alla Corte costituzionale come si risolve questo conflitto". Lo ha detto il presidente della Commissione Giustizia al Senato Cesare Salvi, salito sul palco.
"D'altra parte - ha proseguito - la politica non puo' esonerarsi dalle sue responsabilita'. Credo che anche il Parlamento debba dire qualcosa. Martedi' in Commissione, nell'ambito della discussione della legge sul testamento biologico, chiedero' al Parlamento di esprimere un parere anche su questa questione. Sono qui - ha concluso Salvi - perche' credo sia doveroso portare un segno di rispetto a una persona che chiede di morire con dignita'".

"Sono qui per testimoniare un'impotenza davanti a un accanimento che ha superato il limite. Esprimo il mio appoggio per tutto quello che si potra' fare nei prossimi giorni e perche' una cosa cosi' non si ripeta mai piu'". Il ministro della Solidarieta' Sociale Paolo Ferrero ha aperto cosi' il suo intervento alla veglia romana. Il ministro ha sottolineato che e' un errore credere che in nome dell'etica non si possa decidere della morte di un malato. Da tempo ormai l'uomo interviene sulla vita anche di chi non la vuole piu'. "Ma bisogna limitare questa possibilita' di intervento - ha proseguito Ferrero - quando questa supera il sopportabile".
Non solo come ministro comunista era presente Paolo Ferrero, ma anche in qualita' di credente. "La Bibbia dice 'non caricate gli altri di pesi che non possono portare'. Credo che questa pietas - ha spiegato il ministro - sia un punto sul quale non bisogna litigare tra laici e cattolici. A Piergiorgio Welby dobbiamo che possa morire come desidera e - ha concluso Ferrero - dobbiamo far si' che con la sua battaglia eviti ad altri quello che ha sofferto lui".

VEGLIA NAPOLI, FIACCOLE E GAZEBO IN 'SALOTTO' CITTA'

I Radicali scelgono piazza dei Martiri, nel cuore del salotto della citta', in una serata di pieno shopping natalizio, per la veglia di Napoli con e per Piergiorgio Welby.
Alle 21, in concomitanza con quanto accade in decine di altre piazze italiane, scatta la manifestazione fatta di fiaccole, cartelloni e con un gazebo posto al centro della piazza con un tavolo informativo e la raccolta delle firme. Ci sono Daniele Capezzone, deputato radicale della Rosa nel Pugno, presidente della commissione Attivita' produttive della Camera, Fabrizio Starace, della direzione nazionale della Rnp, consiglieri comunali e provinciali, rappresentanti di istituzioni locali, docenti universitari e l'organizzatore della manifestazione, Andrea Furgiuele, segretario dell'associazione 'Radicalinapoli Ernesto Rossi' e presidente della cellula napoletana dell'associazione Luca Coscioni.
'La raccolta delle firme - spiega Furgiuele - serve per sostenere la petizione tesa ad ottenere un dibattito parlamentare in materia. La sentenza di oggi ci dice che e' diritto del cittadino chiedere che si stacchi la spina ma che tale diritto non e' ancora normato'. Serve, invocano i Radicali, come spiega Furgiuele 'una norma che regolamenti il comitato bioetico, l'accanimento terapeutico e il testamento biologico'.

'Io credo che il nostro compito sia quello di stare letteralmente a fianco a Piero Welby in questo momento, come si fa con una persona cara speciale che ha scelto di trasformare il proprio dolore in una occasione di battaglia per tutti'. Cosi' l'esponente radicale, Daniele Capezzone.
'Questo e' - aggiunge Capezzone - io credo, lo spirito giusto di questo appuntamento napoletano come degli altri in giro per l'Italia'. Secondo Capezzone 'prima di ogni cosa credo che si debba ringraziare Piero Welby che, pagando un prezzo altissimo, che e' il proseguimento della sua sofferenza, ha scelto di trasformare una sua vicenda personalissima in un'occasione per i tanti Welby senza voce e senza volto'.
Quella di oggi e' una sentenza, spiega Capezzone 'Difficile, che espone Welby alle decisioni piu' delicate. Immagino che siano per lui queste ore di raccoglimento, riflessione, silenzio, dialogo con se stesso'.

A MILANO CON FIACCOLE IN PIAZZA,'TORTURATO DAI VALORI'

Un centinaio di persone, striscioni e cartelli, alcune bandiere dell'associazione Luca Coscioni, lumini e fiaccole: alle spalle del Duomo, sotto qualche goccia di pioggia si e' tenuta questa sera a Milano la veglia a sostegno di Piergiorgio Welby.
All'iniziativa hanno aderito personalita', medici e semplici cittadini. Tra gli altri la Chiesa Valdese, il giornalista Alessandro Cecchi Paone, i campioni di pattinaggio Barbarta Fusar Poli e Maurizio Margaglio. Emma Bonino, trattenuta a casa da un'influenza, non ha potuto partecipare. E' stata diffusa una dichiarazione nella quale il ministro afferma che 'se pure la sentenza di oggi e' giuridicamente corretta, il problema resta irrisolto' e 'anche se il ministro Turco dice che bisogna rispettare la legge, non ci sono piu' i tempi'.
In grande evidenza tra i manifestanti uno striscione bianco con la scritta 'Grazie Welby' e 'Torturato dai valori'. Per Valerio Federico, segretario dei Radicali di Milano, 'la coscienza del Paese ha deciso' mentre la sentenza di oggi 'pur riconoscendo un diritto costituzionale ne impedisce l'applicazione'. Il ricercatore Giuseppe Testa dell'Istituto Europeo di Oncologia ha sostenuto che 'siamo in presenza di accanimento terapeutico' e citato l'esempio della donna siciliana morta dopo la scelta di non farsi amputare una gamba.
'La differenza di questa signora e Welby - ha spiegato - e' che lei era in grado di muoversi. A lei e' stato consentito di scegliere. A Welby, invece, viene imposto un atto medico che e' di fatto una tortura'.

TORINO

'Non vi e' piu' nessun alibi perche' il Parlamento non discuta e legiferi sul rifiuto delle cure'. E' quanto sostiene Silvio Viale, membro della direzione nazionale della Rosa nel Pugno, che questa sera a Torino partecipa alla veglia 'con e per Piergiorgio Welby'.
'Welby e' piu' che mai presente, con il suo corpo sofferente e con la sua richiesta civile - afferma Viale, che e' anche un medico di Exit-Italia - come atto di accusa verso coloro che dal Parlamento alle aule dei Tribunali hanno la responsabilita' di dare giustizia'. La manifestazione, organizzata dall' associazione Luca Coscioni in contemporanea in tutta Italia, si svolge infatti nello stesso giorno in cui il tribunale di Roma ha dichiarato inammissibile il ricorso con cui Welby aveva chiesto l' interruzione delle cure. 'C' era da aspettarselo - e' il commento di Viale - che nel magma giuridico italiano un giudice finisse per comportarsi come Ponzio Pilato. Con questa decisione - conclude - i medici continueranno a rimanere soli con i loro pazienti, senza sapere se le decisioni che prendono hanno il conforto della legge'.
Alla veglia, nel centro di Torino, partecipano una ventina di persone. Gli organizzatori, che hanno allestito un gazebo, raccolgono le firme per sostenere la loro petizione al Parlamento in cui chiedono di regolamentare l' eutanasia.

ALTRI COMMENTI

"Dopo il deliberato del giudice di Roma, che non scioglie il drammatico nodo posto da Welby, e' evidente che e' indispensabile un provvedimento legislativo fatto con la forma piu' urgente possibile. A questo proposito esso si deve fondare sulla netta distinzione tra eutanasia e accanimento terapeutico e deve regolare, a condizioni molto precise, questa seconda fattispecie. Infatti, a nostro avviso, un malato terminale in una situazione di drammatica sofferenza, che puo' ulteriormente accentuarsi in una fase che porta alla morte, non puo' essere privato della liberta' di porre fine a questa sua condizione. Diverso dall'accanimento terapeutico e' il discorso sull'eutanasia che solleva tutto un altro tipo di problemi etici e anche sul terreno della verifica fattuale, che determinano ostacoli invalicabili per la sua attuazione. Non si puo' nemmeno confondere le due cose non facendo nulla per cio' che riguarda l'accanimento terapeutico". Lo afferma il vicecoordinatore di FI, Fabrizio Cicchitto.

Nel corso della messa che si e' celebrata questa mattina nel carcere di Rebibbia, alcuni detenuti hanno pregato per Piergiorgio Welby.
Nella celebrazione, presieduta dal cappellano don Sandro Spriano, durante la preghiera dei fedeli, alcuni detenuti hanno chiesto di rivolgere una preghiera per Piergiorgio perche' il Signore gli sia accanto in questo momento di dolore e sofferenza.

'Quello di Welby e' un caso palese di accanimento terapeutico privo di ogni giustificazione'. Lo ha detto il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, parlando a Milano alla cerimonia per la premiazione degli studenti che hanno partecipato alle lezioni del Centro di formazione politica della Margherita.
'Altri - ha spiegato il sindaco filosofo parlando anche delle differenze di opinione all'interno del centrosinistra sulle questioni etiche - sono i temi eticamente sensibili che riguardano la potenza e i limiti della potenza della tecnica e della scienza. La vicenda di Welby non la collocherei nell'ambito delle grandi questioni etico-politiche o di biopolitica che tutte le forze politiche al mondo devono affrontare e che riguardano essenzialmente i problemi di come normare lo sviluppo tecnico-scientifico e l'autonomia necessaria al suo sviluppo'.

'Non ci sono vite diminuite, non degne di essere vissute: e' arbitrario distinguere tra vite di serie a e vite di serie b, che non sono degne di essere vissute. E' invece c'e' il rischio che nella cultura di oggi passi questo messaggio'. La prof. Maria Luisa Di Pietro, docente di bioetica all'Universita' Cattolica e co-presidente dell'Associazione Scienza e Vita, ha commentato cosi' le polemiche sul 'caso Welby' intervendo alla trasmissione 'A Sua Immagine' in onda su Raiu Uno. 'Molti malati - ha affermato la Di Pietro - esprimono in questi giorni il timore che passi una tendenza a risolvere il problema in modo utilitaristico, e cioe' che la vita considerata non degna si possa eliminare'. 'In proposito la Di Pietro ha citato l'appello lanciato in questi giorni dal prof.Melazzini (il medico che soffre della stassa malattia di Welby): 'voi opinione pubblica prendete in considerazione la richiesta di alcuni malati di morire e non quella di tanti altri che chiedono di vivere'. 'Non esiste - ha ricordato la presidente di Scienza e Vita - una medicina inutile: quando il medico non ha piu' la possibilita' di guarire una malattia resta per lui sempre e comunque il dovere di curarlo'.

'Il Parlamento sta gia' lavorando ad un'ipotesi di testamento biologico, dove in ogni caso sara' scritto chiaramente che non esiste alcun diritto all'eutanasia, come chiede Piergiorgio Welby quando parla di sedazione'. Lo dice Paola Binetti, senatrice della Margherita, commentando la sentenza del giudice Angela Salvio che invita il Parlamento a colmare il vuoto legislativo in questa materia.
'Non partecipero' alle veglie di questa sera - informa Binerri - perche' non ne condivido l'ideologizzazione. Offriro' a Piergiorgio la mia preghiera'.

'C'e' chi immagina di utilizzare il cavallo di Troia dell'accanimento terapeutico per introdurre surrettiziamente l'eutanasia. Con buona pace di costoro e dell'on.
Cicchitto che pure dovra' decidere se dare a Forza Italia l'anima di partito popolare oppure quella radicale, il principio di accanimento terapeutico non puo' essere codificato per legge ma affidato alla sapienza e alla coscienza del medico'. Lo afferma Maurizio Ronconi, dell'Udc, che puntualizza: 'Grande rispetto per chi soffre ma altrettanto disgusto per chi porta in piazza la sofferenza dei malati e tuttavia in questo parlamento non ci sara' mai una maggioranza per introdurre l'eutanasia neppure camuffata nell'accanimento terapeutico'.

'La dignita' della vita sta in tutti gli istanti, dal primo all'ultimo soffio'.
L'Avvenire in un editoriale torna a parlare del caso Welby dopo l'inammissibilita' sancita dal giudice a staccare la spina. 'La vita e' preziosa su tutto, dentro la sua precarieta'' si legge sul quotidiano dei vescovi che non esita a distinguere il diritto a rifiutare l'accanimento terapeutico ('rifiutare quando con mezzo sproporzionati si prolunga senza frutto e con dolore la vigilia di una morte annunciata') e l'eutanasia ('che e' tutta un'altra cosa'). 'Che poi debba essere una legge a dettare il catalogo degli accadimenti', aggiunge l'Avvenire, e' 'improbabile'.

"Il Governo dica chiaro e tondo se vuole introdurre l'eutanasia". Lo ha detto il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Maroni, sostenendo che, sul caso Welby, il governo Prodi "vuole stravolgere le norme sulla vita".
A margine della manifestazione nazionale indetta dal Carroccio contro la Finanziaria a Milano, Maroni ha definito "penoso" vedere che Piergiorgio Welby "viene messo in prima pagina e strumentalizzato per i fini della maggioranza di governo".

'Sullo straziante caso Welby sarebbe da eccepire o sollevare di ufficio un dubbio di costituzionalita' della norma di cui al capoverso dell'art 32 della stessa Costituzione (tutela della salute, ndr.)'. A sostenerlo e' l'ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso.
Mancuso - in una nota - ritiene che l'art.32, 'nello stabilire la coercibilita' normativa del trattamento sanitario strumentale all'interesse pubblico in materia, pero' contraddittoriamente e lacunosamente lascia privo di disciplina nei contenuti e nella tutela, e quindi solo metagiuridico e concretamente inesigibile, il connesso e contestuale diritto individuale alla inviolabilita' 'in ogni caso' del rispetto per la persona umana, a sua volta discendente dal presupposto e prevalente principio fondamentale dell'art. 2 della Costituzione sulla 'inviolabilita' dell'uomo', quindi - conclude - anch'esso violato con la surrilevata lacunosita'.

'Sul caso di Piergiorgio Welby non mi pronuncio. Rispetto tantissimo il suo dolore e affido a Dio il suo futuro': lo ha detto oggi pomeriggio il cardinale Tarcisio Bertone, in una delle sue prime uscite pubbliche in forma privata da quando e' stato nominato Segretario di Stato della Santa Sede, a margine di una cerimonia alla chiesa di Nostra Signora degli Angeli ad Alassio, dove ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal sindaco Marco Melgrati.

"Non c'e' nulla che possa convincere un cattolico ad operare per fermare una vita, bene di cui nessun uomo puo' disporre". E' quanto si legge in una nota del senatore Francesco Pionati, Responsabile Nazionale Comunicazione e Informazione Udc: "Soprattutto quando anche un tribunale conferma che di questo si tratta. Ci uniamo alla preghiera per la vita di Welby e confermiamo il nostro no ad ogni forma di eutanasia, palese o mascherata".

'Neanche di papa Wojtyla sappiamo come e' andata quell'ultima mezzora a porte chiuse': cosi' Maria Antonietta Coscioni, presidente dei Radicali Italiani, e' intervenuta stasera durante la trasmissione 'Niente di personale' su LA7, in merito al caso Welby.
Coscioni, impegnata nella battaglia per permettere a Welby di 'staccare la spina', e' intervenuta -si legge in una nota dell'emittente- a favore della possibilita', per i malati gravi, di decidere autonomamente sull'interruzione delle terapie.
'Questa possibilita' oggi non c'e' -ha detto- a patto che questa non avvenga a porte chiuse negli ospedali, oppure in casi particolari: anche il papa aveva chiesto l' ultima volta di non tornare in ospedale'. 'Quello che ora e' necessario - ha aggiunto - e' un' indagine sull' eutanasia e iniziative di legge sul testamento biologico'.

FINI: VOLGARE STRUMENTALIZZAZIONE POLITICA

'Noi riteniamo che la vita non sia nella disponibilita' di un uomo e che non si possa accettare alcuna forma di eutanasia. Nei confronti di Piergiorgio Welby c'e' umana partecipazione e solidarieta', ma e' in atto anche una volgare strumentalizzazione politica del caso'. Lo ha detto il presidente di An Gianfranco Fini in un passaggio della sua relazione all'assemblea nazionale del partito.
Per l'ex vicepresidente del Consiglio, 'e' doveroso dire no all'eutanasia ma nello stesso tempo l'accanimento terapeutico e' una forma di ingerenza verso quella che potremmo definire la sacralita' della morte. Tuttavia questo non ci esime dal discutere su come elaborare una legge sul testamento biologico'.

"Il Presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, parlando di 'volgare strumentalizzazione' del caso Welby, vorrebbe negare qualsiasi dignità politica alle scelte compiute dal nostro co-Presidente e alla sua volontà, trattandolo come persona incapace di intendere e di volere". E' quanto afferma in una nota l'eurodeputato radicale Marco Cappato, segretario dell'Associazione Coscioni.
"Purtroppo per Fini, Welby - prosegue l'esponente radicale - è un leader politico che porta un messaggio di amore per la vita e di lotta contro una tortura di Stato. Il messaggio di Welby è certamente più popolare - credo anche tra gli elettori di Alleanza nazionale - di quanto non lo sia l`attaccamento di Fini al Codice Rocco contro la Costituzione italiana".
"Quanto al lavoro, certamente utile, del ministro della salute Livia Turco sulla definizione di accanimento terapeutico, è bene chiarire - dice ancora Cappato - che l`accanimento riguarda le persone che non sono più in grado di intendere e di volere. Nel caso di Welby, invece, si tratta del diritto di ciascun paziente a non subire un trattamento sanitario contro la propria volontà.
Tale diritto già esiste, come hanno confermato la Procura e il Tribunale di Roma, pur non avendo il Tribunale (al contrario della Procura) tratto le logiche e dovute conseguenze sul caso concreto. Il ministro della Salute - conclude - deve solo aiutare a garantirne l`effettiva pratica applicazione per tutti i malati italiani".

'La volonta' di decidere della propria vita e' un diritto e non c'e' nessuna volgare strumentalizzazione politica nella vicenda di Piergiorgio Welby'.
Cosi' Chiara Moroni, parlamentare di Forza Italia e componente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, risponde a Gianfranco Fini. 'Volgare e' l'accanimento terapeutico contro Welby.
Importanti studiosi - aggiunge la parlamentare - hanno sottolineato che la richiesta di Welby non e' la richiesta di eutanasia, bisogna prendere atto che e' in corso un accanimento terapeutico che offende la libera volonta' del paziente. Non c'e' niente di volgare nel tentativo di limitare il dolore per un malato. La politica, senza ipocrisie, ha il compito di legiferare superando gli steccati ideologici'.
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