Immigrati. La frustrazione dei giovani turchi
Kadir Demir conosce la realtà che sta dietro ai numeri. Tutti i giorni alzarsi, sfogliare i giornali, guardare in Internet e chiedersi: alla fine ci sarà un lavoro anche per me? Ha presentato tante domande, ma ancora niente, da un anno e mezzo. Nel frattempo se la deve cavare con le poche centinaia di euro mensili del sussidio pubblico. “Quando capita un colloquio di lavoro, uno ogni mese o due, di solito non va in porto”, dice il ragazzo di 23 anni, figlio di immigrati turchi e con la gran parte dei parenti rimasti ad Ankara. Demir è un tipico rappresentante di un “gruppo sociale problematico”. OEIF (ente austriaco per l'integrazione) lo ha appena analizzato intervistando cento giovani disoccupati d'origine turca incontrati nei parchi e per le strade di Vienna. Conclusione: per i giovani turchi di prima e seconda generazione, l'insufficiente conoscenza del tedesco e la scarsa cultura -propria e dei genitori- costituiscono un grosso ostacolo nella ricerca di un lavoro. Se per gli austriaci dai 15 ai 24 anni la disoccupazione è quasi irrilevante, tra i loro coetanei turchi è un problema che colpisce il 13% dei soggetti. E dipende soprattutto dalla bassa scolarità e dalla disinformazione sulle opportunità da sfruttare. Così, s'accontentano di lavoretti casuali e temporanei, privi di futuro.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti