Giovedì 4 giugno 2026
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Immigrati e percezione del fenomeno. Ricerca

MONDO
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Un'opinione pubblica piu' 'avanti' della politica, convinta che il fenomeno immigrazione vada gestito con politiche comuni a livello europeo anziche' a livello nazionale o locale, che distingue nettamente tra immigrazione regolare e immigrazione clandestina, convinta che l'immigrazione arricchisca la cultura nazionale anche se spesso sovrastima la reale presenza di stranieri nel proprio Paese ed e' influenzata nel giudizio dalla propria appartenenza politica. Sono alcuni dei risultati dell'indagine annuale 'Transatlantic Trends: Immigration 2009', realizzata dal German Marshall Found e dalla Compagnia di San Paolo presentata questo pomeriggio presso la sede dello Iai (Istituto affari internazionali) in un incontro organizzato in collaborazione con la fondazione Farefuturo e la fondazione ItalianiEuropei.
Il rapporto illustra, sulla base di un sondaggio condotto negli Usa e in Europa la percezione e gli atteggiamenti delle opinioni pubbliche americana e di alcuni Paesi europei tra cui Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Olanda su immigrazione e integrazione. Il rapporto, giunto alla sua seconda edizione, evidenzia che la crisi economica resta preoccupante su entrambe le sponde dell'Atlantico, ma non influenza in maniera significativa l'opinione pubblica nei confronti dell'immigrazione.
Rispetto allo scorso, guadagna consensi, seppur contenuti, l'idea che l'immigrazione sia un problema piuttosto che un'opportunita', nel 2009 il 50% degli europei e il 54% degli americani definisce l'immigrazione "un problema", rispetto al 43% e al 50% registrati nel 2008.
In tutti i Paesi gli intervistati dimostrano una percezione del numero degli immigrati presenti sul territorio nazionale decisamente esagerata: gli americani ritengono che gli immigrati rappresentano il 35% della popolazione statunitense a fronte di una percentuale reale piu' vicina al 13%, i canadesi il 37% rispetto al 20% e in media, gli europei il 24% (di tutti i Paesi europei esaminati Spagna e Germania registrano la percentuale effettiva piu' elevata, che corrisponde al 13%).
Dal rapporto, illustrato da Pierangelo Isernia, dell'Universita' di Siena, ad eccezione degli Stati Uniti, gli intervistati, per i quali la crisi economica ha comportando un peggioramento delle condizioni finanziarie nell'arco degli ultimi mesi sono leggermente piu' preoccupati nei confronti dell'immigrazione regolare. Tuttavia, la crisi economica non ha influenzato in maniera significativa le opinioni. A fronte di cio' esiste pero' una corrispondenza piu' evidente tra immigrazione e orientamento politico: l'idea che l'immigrazione rappresenti un problema piuttosto che un'opportunita' guadagna consensi tra gli intervistati di destra in Europa e tra i Repubblicani negli Usa, con aumenti di 7 e 15 punti percentuali rispetto allo scorso anno.
Quanto a dare la possibilita' di regolarizzazione agli immigrati clandestini si registrano posizioni divergenti: Germania e Francia si dicono a favore, Italia e Regno Unito sono contrari mentre in Olanda, Spagna e Canada, l'opinione e' divisa. In tutti i Paesi europei si registra comunque un aumento dei consensi alla regolarizzazione rispetto al 2008 mentre negli Stati Uniti il sostegno diminuisce.

Come nel 2008, rileva ancora il rapporto, in tutti i Paesi interessati dall'indagine la maggioranza degli intervistati ritiene che "gli immigrati regolari che vengono nel nostro paese per lavorare" dovrebbero avere la possibilita' di restare a tempo indeterminato senza obbligo di rientrare nel paese di origine dopo un periodo di tempo limitato.
In tutti i Paesi, inoltre, la maggioranza dell'opinione pubblica si dice favorevole a garantire le prestazioni sociali e il diritto alla partecipazione politica agli immigrati regolari sebbene per quanto concerne le elezioni locali solo in Francia (65%), Italia (53%) e Spagna (53%) si rilevi una posizione chiaramente favorevole. La maggioranza, assoluta o relativa, degli intervistati nei tre Paesi del Mediterraneo esaminati, Francia (44%), Italia (45%) e Spagna (51%), ritiene che un aumento degli aiuti allo sviluppo sarebbe il mezzo piu' efficace per ridurre l'immigrazione clandestina, una misura che viene giudicata preferibile rispetto ai controlli frontiere, alle sanzioni per chi impiega manodopera clandestina e altre soluzioni che favoriscano l'immigrazione regolare.
Quanto ai giudizi sull'operato del governo nella gestione dell'immigrazione differiscono in maniera significativa a seconda del Paese: nel Regno Unito (71%), in Spagna (64%), negli Stati Uniti 63%) e in Italia (53%) gli intervistati non condividono le scelte del proprio governo, mentre in Germania (71%), Canada (59%), Olanda (53%) e Francia (50%) prevale il consenso per le scelte politiche adottate fino ad ora.

In tutti i Paesi europei, ad eccezione del Regno Unito, infine, la maggioranza degli intervistati e' favorevole ad una politica per l'immigrazione gestita a livello europeo anziche' a livello nazionale o locale. In generale si registra in Europa un sostegno pari al 56% che scende pero' al 30% nel Regno Unito.
All'incontro, hanno partecipato fra gli altri, il viceministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso, l'ex viceministro dell'Interno Marco Minniti, Valentina Cardinali coordinatore area politica d'integrazione della fondazione Farefuturo, e Marcella Lucidi responsabile immigrazione della fondazione ItalianiEuropei, gia' sottosegretario all'Interno con delega all'Immigrazione, tutti concordi nella necessita' di affrontare il fenomeno in maniera pragmatica mettendo da parte le diverse ideologie e di mettere in campo una politica organica che affronti il fenomeno con un approccio complessivo.
Per governare l'immigrazione, e' stato sottolineato, occorre da una parte il controllo degli ingressi, ma dall'altra occorre dare la garanzia di diritti forti a chi giunge nel nostro Paese.

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