Immigrato mandava soldi a casa. Giudice: no ad espulsione
Deve sopravvivere con cinquanta euro alla settimana, perche' il resto dei soldi che guadagna con il suo lavoro in un una gastronomia li spedisce alla famiglia in Marocco: per questo un giudice torinese, Paola Trovati, ha assolto un clandestino di 21 anni, processato per direttissima per non avere obbedito a un provvedimento di espulsione.
Il magistrato ha ritenuto che 'il fatto non costituisce reato' perche', evidentemente, la scarsita' di denaro disponibile costituisce uno dei 'giustificati motivi' previsti dalla legge sull'immigrazione per evitare il rimpatrio: senza denaro e senza documenti organizzare il viaggio e' impossibile.
La sentenza, comunque, non vanifica l'iter amministrativo per l'allontanamento del giovane dal territorio nazionale.
'Sono in Italia da un anno e undici mesi - ha spiegato S.N.
questa mattina in aula - e oggi, lavorando dodici ore al giorno, guadagno 150 euro alla settimana. Tra quello che spendo per affittare un posto letto da un amico e quello che invio a mia madre in Marocco me ne rimangono 200 al mese, e ci sopravvivo'.
S.N. ha raccontato che, al suo paese, ha preso un diploma di tecnico informatico, 'che pero' non mi e' stato sufficiente per trovare un impiego'.
'In queste situazioni - spiega uno dei pm della procura di Torino che si occupano del fenomeno - le sentenze sono contrastanti. I giudici, insomma, decidono caso per caso, e non sempre in maniera uniforme'. In udienza, la pubblica accusa aveva chiesto di condannare l'imputato a cinque mesi e dieci giorni di reclusione.
Il magistrato ha ritenuto che 'il fatto non costituisce reato' perche', evidentemente, la scarsita' di denaro disponibile costituisce uno dei 'giustificati motivi' previsti dalla legge sull'immigrazione per evitare il rimpatrio: senza denaro e senza documenti organizzare il viaggio e' impossibile.
La sentenza, comunque, non vanifica l'iter amministrativo per l'allontanamento del giovane dal territorio nazionale.
'Sono in Italia da un anno e undici mesi - ha spiegato S.N.
questa mattina in aula - e oggi, lavorando dodici ore al giorno, guadagno 150 euro alla settimana. Tra quello che spendo per affittare un posto letto da un amico e quello che invio a mia madre in Marocco me ne rimangono 200 al mese, e ci sopravvivo'.
S.N. ha raccontato che, al suo paese, ha preso un diploma di tecnico informatico, 'che pero' non mi e' stato sufficiente per trovare un impiego'.
'In queste situazioni - spiega uno dei pm della procura di Torino che si occupano del fenomeno - le sentenze sono contrastanti. I giudici, insomma, decidono caso per caso, e non sempre in maniera uniforme'. In udienza, la pubblica accusa aveva chiesto di condannare l'imputato a cinque mesi e dieci giorni di reclusione.
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