Immigrazione al centro della campagna elettorale
'Contratti di integrazione' obbligatori per gli immigrati, espulsione per quelli che commettono reati anche se hanno già il permesso di soggiorno, regolamentazione nell'uso del velo islamico: le proposte del Partido popular (Pp) sull'immigrazione, presentate ieri a Barcellona dal suo leader Mariano Rajoy hanno scatenato una nuova polemica in Spagna in vista delle elezioni del prossimo nove marzo. Rajoy, sfidante del premier José Luis Zapatero, ha riproposto in sostanza la legge introdotta in Francia nel 2004 su proposta dell'allora ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy, che prevede la perdita dei sussidi pubblici e nei casi più gravi l'espulsione per chi abbia infranto il 'contratto' che lo obbliga a rispettare i valori della Repubblica, le leggi e l'uguaglianza fra uomini e donne.
"Fumo, con un leggero odore xenofobo", è stato il commento sarcastico del ministro dell'Interno di Zapatero, Alfredo Rubalcaba, nel reagire alla proposta di Rajoy. E lo stesso premier socialista lo ha definito "assolutamente superfluo e privo di contenuto", in quanto gli immigrati, "come tutti i cittadini hanno già un 'contratto' ed è quello di rispettare le leggi". In effetti molte delle leggi e dei requisiti menzionati da Rajoy come parte del suo 'contratto di integrazione' sono già presenti nella legislazione spagnola: come nota oggi il quotidiano 'El Pais', ad esempio la legge già prevede che chi vuole rinnovare il suo permesso di soggiorno deve dimostrare di avere un lavoro fisso.
Rubalcaba ha anche criticato un'altro punto della proposta di Rajoy, quello per cui gli immigrati dovrebbero sottoscrivere di rispettare i "costumi" spagnoli: "Chi deciderà il manuale dei buoni costumi?", ha chiesto il ministro. "Rajoy ci deve spiegare se sono i suoi costumi o i miei, quelli dei nonni, quelli dei figli o quelli degli adolescenti, quelli del signor Rouco Varela o quelli di un agnostico", ha aggiunto chiamando in causa l'arcivescovo di madrid, noto per le sue posizioni ultraconservatrici in tema di diritto di famiglia. Così, Rubalcaba ha accusato il Pp di essersi "lasciato andare un po' troppo" nel copiare Sarkozy, spostandosi su posizioni "più estreme". In ogni caso, anche sul fronte dei "costumi", in molti casi sono già protetti dalle leggi: così è, nota 'El Pais' per quanto riguarda la proibizione delle mutilazioni genitali femminili o per la parità fra uomo e donna.
Quanto alle regolarizzazioni collettive compiute dai socialisti (criticate da Rajoy che ha promesso di non farne mai più), il ministro di Zapatero ha ricordato di aver ribadito più volte che non ce ne saranno, e ha rivendicato l'efficacia dell'esecutivo socialista nell'espellere immigranti irregolari (370.000 contro i 260.000 del governo Aznar): "Abbiamo parlato meno, ma abbiamo fatto meglio", ha detto.
A gettare benzina sul fuoco ci ha poi pensato il segretario per l'economia e l'occupazione del Partido Popular, Miguel Arias Canete, che ha insistito sul fatto che "lo sforzo di accoglienza" fatto dalla Spagna negli ultimi anni "è stato positivo per la crescita economica, di bassa qualità, certo, ma comunque crescita economica". Canete si è poi lasciato andare a nostalgici ricordi su "quei meravigliosi camerieri che avevamo".
Un altro dirigente dei popolari, il segretario per la Giustizia Ignacio Astarloa, ha annunciato oggi che se vincerà le elezioni, il suo partito intende disciplinare l'uso del velo islamico per evitare la discriminazione delle donne e garantire che "non sia un elemento di disuguaglianza".
Il problema dell'immigrazione è uno dei più sentiti dagli spagnoli in vista delle elezioni, anche se nei sondaggi viene dopo il terrorismo, l'occupazione e la casa. Nel paese ormai circa il 10% della popolazione di 45 milioni di abitanti è di origine straniera, con alcune regioni come la Catalogna che superano il 13%. Le comunità più numerose sono quella marocchina ed ecuadoriana, ma in forte crescita ci sono anche rumeni e cinesi.
(Apcom/Adriano Petrucci)
"Fumo, con un leggero odore xenofobo", è stato il commento sarcastico del ministro dell'Interno di Zapatero, Alfredo Rubalcaba, nel reagire alla proposta di Rajoy. E lo stesso premier socialista lo ha definito "assolutamente superfluo e privo di contenuto", in quanto gli immigrati, "come tutti i cittadini hanno già un 'contratto' ed è quello di rispettare le leggi". In effetti molte delle leggi e dei requisiti menzionati da Rajoy come parte del suo 'contratto di integrazione' sono già presenti nella legislazione spagnola: come nota oggi il quotidiano 'El Pais', ad esempio la legge già prevede che chi vuole rinnovare il suo permesso di soggiorno deve dimostrare di avere un lavoro fisso.
Rubalcaba ha anche criticato un'altro punto della proposta di Rajoy, quello per cui gli immigrati dovrebbero sottoscrivere di rispettare i "costumi" spagnoli: "Chi deciderà il manuale dei buoni costumi?", ha chiesto il ministro. "Rajoy ci deve spiegare se sono i suoi costumi o i miei, quelli dei nonni, quelli dei figli o quelli degli adolescenti, quelli del signor Rouco Varela o quelli di un agnostico", ha aggiunto chiamando in causa l'arcivescovo di madrid, noto per le sue posizioni ultraconservatrici in tema di diritto di famiglia. Così, Rubalcaba ha accusato il Pp di essersi "lasciato andare un po' troppo" nel copiare Sarkozy, spostandosi su posizioni "più estreme". In ogni caso, anche sul fronte dei "costumi", in molti casi sono già protetti dalle leggi: così è, nota 'El Pais' per quanto riguarda la proibizione delle mutilazioni genitali femminili o per la parità fra uomo e donna.
Quanto alle regolarizzazioni collettive compiute dai socialisti (criticate da Rajoy che ha promesso di non farne mai più), il ministro di Zapatero ha ricordato di aver ribadito più volte che non ce ne saranno, e ha rivendicato l'efficacia dell'esecutivo socialista nell'espellere immigranti irregolari (370.000 contro i 260.000 del governo Aznar): "Abbiamo parlato meno, ma abbiamo fatto meglio", ha detto.
A gettare benzina sul fuoco ci ha poi pensato il segretario per l'economia e l'occupazione del Partido Popular, Miguel Arias Canete, che ha insistito sul fatto che "lo sforzo di accoglienza" fatto dalla Spagna negli ultimi anni "è stato positivo per la crescita economica, di bassa qualità, certo, ma comunque crescita economica". Canete si è poi lasciato andare a nostalgici ricordi su "quei meravigliosi camerieri che avevamo".
Un altro dirigente dei popolari, il segretario per la Giustizia Ignacio Astarloa, ha annunciato oggi che se vincerà le elezioni, il suo partito intende disciplinare l'uso del velo islamico per evitare la discriminazione delle donne e garantire che "non sia un elemento di disuguaglianza".
Il problema dell'immigrazione è uno dei più sentiti dagli spagnoli in vista delle elezioni, anche se nei sondaggi viene dopo il terrorismo, l'occupazione e la casa. Nel paese ormai circa il 10% della popolazione di 45 milioni di abitanti è di origine straniera, con alcune regioni come la Catalogna che superano il 13%. Le comunità più numerose sono quella marocchina ed ecuadoriana, ma in forte crescita ci sono anche rumeni e cinesi.
(Apcom/Adriano Petrucci)
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti