Venerdì 16 ottobre 2026
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Immigrazione: calano gli sbarchi ma aumentano morti in mare e violenze

MONDO
Notizia ·

Nel mondo diminuiscono per la prima volta in un decennio le persone costrette alla fuga, calano gli ingressi irregolari in Europa e le richieste d'asilo. Ma allo stesso tempo crescono le morti in mare, le violazioni dei diritti umani e l'ostilità verso chi soccorre i migranti. È il quadro che emerge dal Dossier Statistico Immigrazione 2026, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS insieme al Centro studi Confronti e all'Istituto di Studi Politici "S. Pio V", che sarà presentato il 27 ottobre a Roma e, in contemporanea, in tutte le regioni italiane.

 

Secondo i dati raccolti nel rapporto, alla fine del 2025 i migranti forzati nel mondo sono scesi a 117,8 milioni, 5,4 milioni in meno rispetto all'anno precedente. Il calo, tuttavia, non va necessariamente letto come una riduzione del bisogno di protezione: dipende soprattutto dai ritorni nei territori di origine, spesso non volontari e diretti verso contesti ancora fragili, segnati da insicurezza, povertà e servizi essenziali insufficienti, in particolare in Afghanistan e Siria. Cresce intanto il fenomeno dello sfollamento prolungato, con sette rifugiati su dieci che si trovano in questa condizione da oltre cinque anni. Anche gli attraversamenti irregolari delle frontiere europee sono diminuiti, così come gli sbarchi in Italia, scesi a 66mila nel 2025 e a meno di 20mila nei primi otto mesi del 2026. Calano pure le richieste di asilo, sia a livello europeo che italiano, mentre si riduce il tasso di riconoscimento della protezione.

 

Il dato più allarmante riguarda però le morti nel Mediterraneo, che continuano ad aumentare proprio mentre si riduce il numero delle persone che tentano la traversata. Il Dossier mette a confronto il calo degli arrivi via mare nei primi otto mesi del 2026 - poco più di 51mila in tutto il Mediterraneo, contro gli 86mila dello stesso periodo del 2025 - con l'aumento delle morti accertate durante la traversata: 1.733 da gennaio ad agosto 2026, contro le 1.248 dello stesso periodo dell'anno precedente. Solo lungo la rotta del Mediterraneo centrale hanno perso la vita 914 persone, l'11% in più rispetto all'anno scorso.

 

Il contributo di Sos Mediterranee Italia al Dossier ricostruisce un decennio di ostilità e compressione nei confronti del soccorso civile in mare. Per l'organizzazione umanitaria, come riportato nel rapporto, la perdita di vite umane "non è una fatalità, ma il risultato di precise scelte politiche". Tra gli elementi documentati figurano gli episodi di intimidazione nei confronti delle navi delle organizzazioni non governative da parte della guardia costiera libica, oltre alle giornate operative perse dalle Ong a causa delle disposizioni del governo italiano negli ultimi anni.

 

Il Dossier collega queste dinamiche a quella che definisce la "matrice italiana" del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, entrato in vigore lo scorso 12 giugno. Il nuovo quadro normativo europeo, spiega il rapporto, recepisce il modello dell'esternalizzazione delle frontiere - che delega a Paesi terzi il compito di intercettare i flussi migratori puntando su contenimento e procedure accelerate - sperimentato dall'Italia in circa vent'anni di accordi con i Paesi nordafricani, a partire dalla prima intesa con la Tunisia del 1998. Concentrando la responsabilità sui Paesi di primo ingresso, come Italia, Grecia, Spagna e Cipro, il Patto rischia secondo gli autori del Dossier di acuire le disparità tra gli Stati membri, mentre la Libia resta il principale punto di partenza degli arrivi via mare verso l'Italia.

 

Il rapporto, giunto alla 36esima edizione, si compone di 512 pagine e 98 capitoli scritti da 148 autori, e rappresenta una delle analisi più complete pubblicate ogni anno in Italia sul fenomeno migratorio.

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