Immigrazione, Calderon a Obama: legge Arizona è discriminatoria
Il presidente messicano Felipe Calderon, appena sbarcato a Washington in visita ufficiale, ha ribadito anche alla Casa Bianca la sua condanna alla legge sull'immigrazione votata dall'Arizona bollandola come 'discriminatoria'. Concetto ribadito durante la conferenza stampa congiunta con Barack Obama: 'Esprimo il mio fermo rifiuto - ha detto Calderon - verso un testo ingiusto che criminalizza gli immigrati'.
Il presidente americano, dal canto suo, come gia' fece settimane fa, ha confermato le sue critiche al provvedimento: 'Voglio che tutti sappiano, negli Usa e in Messico, che stiamo esaminando molto da vicino la legge e le sue implicazioni. Quel testo e' l'espressione mal diretta di una frustrazione degli abitanti nei confronti dei clandestini che potrebbe provocare fenomeni di razzismo o di ricatto su base etnica'. Quindi ha assicurato che fara' di tutto per arrivare a una riforma che regoli in modo comprensivo l'intera questione. E garantisce che il nuovo testo sara' il frutto di un lavoro comune tra Washington e Citta del Messico. 'Si puo' e si deve andare avanti - ha detto Obama - verso una riforma organica dell'immigrazione, non in modo unilaterale, ma in stretta collaborazione con il governo messicano. La legge dell'Arizona e' una risposta sbagliata a un problema reale, visto che il sistema non funziona'.
Tuttavia, al di la' dei buoni propositi, ha ammesso che la strada e' tutta in salita. Sa bene che la riforma e' attesa da mesi dai milioni di immigranti che al grido 'si' se puede', hanno contribuito con i loro voti alla sua elezione. Non vuole deludere, soprattutto in vista delle elezioni di medio-termine di novembre, chi da settimane e' mobilitato contro la dura legge dell'Arizona. Ma i numeri al Congresso non gli permettono di assumere impegni precisi: 'Al Senato - spiega Obama - non ho i 60 voti necessari. Ho bisogno dell'aiuto dei repubblicani e credo che un tema come questo dovrebbe essere affrontato con uno spirito bipartisan'.
L'incontro bilaterale, al di la' del tema immigrazione, e' comunque servito a rafforzare quel rapporto fortissimo che lega gli Usa al Messico. Stasera Obama offrira' a Calderon una cena ufficiale alla Casa Bianca, un onore che sinora era spettato solo al presidente indiano. E sempre Obama ha voluto ricordare che il presidente messicano e' stato il primo leader straniero ad essere invitato alla Casa Bianca, dopo il suo insediamento. 'In futuro, nel ventunesimo secolo, la nostra identita' verra' definita dai legami, non piu' dai confini. Non siamo solo vicini, ma rappresentiamo due Paesi legati da una storia comune'. Quindi, per rendere omaggio al suo ospite, Obama ha citato lo scrittore premio Nobel Octavio Paz: 'Diceva che tra la tradizione e la modernita', c'e' un ponte. Con questa visita - ha concluso Obama - vogliamo rafforzare quei tanti ponti che legano le nostre nazioni. Famiglie messicane vivono in America da secoli e continueranno a farlo in pace e prosperita'. Gli Stati Uniti sono un Paese di immigranti e siamo orgogliosi di questa storia'.
Il presidente americano, dal canto suo, come gia' fece settimane fa, ha confermato le sue critiche al provvedimento: 'Voglio che tutti sappiano, negli Usa e in Messico, che stiamo esaminando molto da vicino la legge e le sue implicazioni. Quel testo e' l'espressione mal diretta di una frustrazione degli abitanti nei confronti dei clandestini che potrebbe provocare fenomeni di razzismo o di ricatto su base etnica'. Quindi ha assicurato che fara' di tutto per arrivare a una riforma che regoli in modo comprensivo l'intera questione. E garantisce che il nuovo testo sara' il frutto di un lavoro comune tra Washington e Citta del Messico. 'Si puo' e si deve andare avanti - ha detto Obama - verso una riforma organica dell'immigrazione, non in modo unilaterale, ma in stretta collaborazione con il governo messicano. La legge dell'Arizona e' una risposta sbagliata a un problema reale, visto che il sistema non funziona'.
Tuttavia, al di la' dei buoni propositi, ha ammesso che la strada e' tutta in salita. Sa bene che la riforma e' attesa da mesi dai milioni di immigranti che al grido 'si' se puede', hanno contribuito con i loro voti alla sua elezione. Non vuole deludere, soprattutto in vista delle elezioni di medio-termine di novembre, chi da settimane e' mobilitato contro la dura legge dell'Arizona. Ma i numeri al Congresso non gli permettono di assumere impegni precisi: 'Al Senato - spiega Obama - non ho i 60 voti necessari. Ho bisogno dell'aiuto dei repubblicani e credo che un tema come questo dovrebbe essere affrontato con uno spirito bipartisan'.
L'incontro bilaterale, al di la' del tema immigrazione, e' comunque servito a rafforzare quel rapporto fortissimo che lega gli Usa al Messico. Stasera Obama offrira' a Calderon una cena ufficiale alla Casa Bianca, un onore che sinora era spettato solo al presidente indiano. E sempre Obama ha voluto ricordare che il presidente messicano e' stato il primo leader straniero ad essere invitato alla Casa Bianca, dopo il suo insediamento. 'In futuro, nel ventunesimo secolo, la nostra identita' verra' definita dai legami, non piu' dai confini. Non siamo solo vicini, ma rappresentiamo due Paesi legati da una storia comune'. Quindi, per rendere omaggio al suo ospite, Obama ha citato lo scrittore premio Nobel Octavio Paz: 'Diceva che tra la tradizione e la modernita', c'e' un ponte. Con questa visita - ha concluso Obama - vogliamo rafforzare quei tanti ponti che legano le nostre nazioni. Famiglie messicane vivono in America da secoli e continueranno a farlo in pace e prosperita'. Gli Stati Uniti sono un Paese di immigranti e siamo orgogliosi di questa storia'.
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