Immigrazione in crescita dal 1994. Istat
Dai primi anni Novanta ad oggi in Italia c'e' stata una crescita stupefacente dell'immigrazione che puo' trovare cifre simili, nei paesi industrializzati, solo in Spagna. Si e' passati da mezzo milione di immigrati regolari del 1994, ai 5 milioni attuali e, nell'arco di questi anni, 'si e' passati da un approccio positivo verso l'immigrazione, ad una ideologia negativa nei confronti di questo fenomeno'.
I dati sull'evoluzione della presenza degli immigrati nel nostro paese trovano un osservatorio privilegiato e quasi scientifico nella Caritas che con i suoi dossier statistici annuali monitora costantemente il fenomeno da almeno un ventennio. Dati confermati dall'ultimo Annuario statistico Istat che fotografano la situazione al 31 dicembre 2009 a 4 milioni 235 mila, con gli stranieri residenti in Italia che raggiungevano ormai il 7% della intera popolazione residente.
L'Istituto di statistica testimoniava, quindi, di un trend in costante crescita negli anni, se si tiene presente che solo nel 2008 la percentuale totale degli immigrati sull'intera popolazione era del 6,5%.
Sempre l'Istat rileva poi che la presenza straniera continua a essere piu' consistente nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, rispetivamente il 35% e il 26,6%.
Una presenza ovviamente non esente da difficolta' e criticita'. Testimoniate anche dal dato stimato dal Censis nel suo Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2010, ad esempio, dal sovraffollamento carcerario dovuto anche ad un 36,9% dei detenuti di cittadinanza non italiana.
Una presenza, quella degli immigrati in Italia, contraddistinta, forse piu' che in altri paesi europei, dalla presenza degli irregolari e dalla necessita' di strumenti di emersione e regolarizzazione. Una delle piu' corpose fu realizzata proprio dal Governo Berlusconi nel 2002 quando si chiuse una sanatoria per regolarizzare la condizione di soggiorno e di lavoro dei lavoratori stranieri. Si tratto', solo in quel caso, della quinta sanatoria promossa nel nostro paese nel giro degli ultimi 20 anni. Una sanatoria che le cronache dell'epoca definirono la piu' vasta mai realizzata nel nostro paese, con oltre 500.000 domande presentate, circa la meta' delle quali per lavoratori domestici.
'Nel 1994 - ha spiegato all'ASCA, Franco Pittau, della Caritas Diocesana di Roma - gli immigrati regolari erano circa mezzo milione ed e' in questo periodo che, per la prima volta, l'Italia che era stata fino ad allora molto disponibile ed aperta anche per tradizione di emigrazione del popolo italiano, comincia ad avere delle reazioni negative e, con la Seconda Repubblica l'immigrazione diventa un tema di contrasto'. 'A riprova di questo - come sottolinea Pittau - il primo governo Berlusconi fa una bozza sulla riforma della normativa dell'immigrazione che viene giudicata molto restrittiva, riforma che non passa e, con la caduta dell'Esecutivo, vede, con il governo tecnico di Dini supportato dal centro-sinistra e dalla Lega Nord, una nuova proposta. Il governo Dini propone infatti un decreto legge con due anime differenti: la prima che guarda al tentativo, per la prima volta di integrare gli immigrati attraverso la tutela sanitaria fino ad allora regolato da leggi regionali, l'altra un aspetto restrittivo con l'accelerazione delle espulsioni'. Nel tracciare la storia delle leggi e delle proposte di legge sull'immigrazione, Pittau ricorda che 'il decreto Dini venne proposto ma non convalidato in tempo utile e, con il primo governo Prodi viene fatta una legge organica la cosiddetta 'Turco-Napolitano'. Si arriva cosi' a superare il milione di unita' e, nel Duemila la vicenda si fa piu' delicata con i flussi migratori provenienti anche dai paesi dell'Est. E' in questi anni - chiarisce Pittau - che le nostre esigenze demografiche diventano piu' evidenti, tanto che da 1 milione e 500 mila immigrati all'inizio del 2000 si e' passati oggi a quasi 5 milioni'.
Un fenomeno che le cifre della Caritas mostrano in crescita piu' che costante anche se le politiche restrittive del 2008 e poi del 2009, (l'introduzione del 'reato di clandestinita'' con il Pacchetto sicurezza e i cosiddetti respingimenti alle frontiere e gli accordi con paesi come la Libia che problemi hanno portato anche con organismi internazionali, ndr) rischiano - come avverte Pittau - che si venga a formare 'un'ideologia negativa dell'immigrazione, di cui gli stessi immigrati soffrono. Con molta tranquillita' la Chiesa anche attraverso i nostri dossier ha cercato di mettere attenuare questa situazione con equilibrio e sensatezza portando la realta' dei numeri che non risolvono tutti i problemi, ma possono porre una base comune'.
Per Pittau bisogna prendere atto che 'gli immigrati servono all'Italia, al fabbisogno lavorativo, senza dimenticare che la crescita del numero dei pensionati mostra e dimostra che per mantenere il sistema previdenziale abbiamo bisogno degli immigrati. Dobbiamo imparare reciprocamente a convivere'.
I dati sull'evoluzione della presenza degli immigrati nel nostro paese trovano un osservatorio privilegiato e quasi scientifico nella Caritas che con i suoi dossier statistici annuali monitora costantemente il fenomeno da almeno un ventennio. Dati confermati dall'ultimo Annuario statistico Istat che fotografano la situazione al 31 dicembre 2009 a 4 milioni 235 mila, con gli stranieri residenti in Italia che raggiungevano ormai il 7% della intera popolazione residente.
L'Istituto di statistica testimoniava, quindi, di un trend in costante crescita negli anni, se si tiene presente che solo nel 2008 la percentuale totale degli immigrati sull'intera popolazione era del 6,5%.
Sempre l'Istat rileva poi che la presenza straniera continua a essere piu' consistente nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, rispetivamente il 35% e il 26,6%.
Una presenza ovviamente non esente da difficolta' e criticita'. Testimoniate anche dal dato stimato dal Censis nel suo Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2010, ad esempio, dal sovraffollamento carcerario dovuto anche ad un 36,9% dei detenuti di cittadinanza non italiana.
Una presenza, quella degli immigrati in Italia, contraddistinta, forse piu' che in altri paesi europei, dalla presenza degli irregolari e dalla necessita' di strumenti di emersione e regolarizzazione. Una delle piu' corpose fu realizzata proprio dal Governo Berlusconi nel 2002 quando si chiuse una sanatoria per regolarizzare la condizione di soggiorno e di lavoro dei lavoratori stranieri. Si tratto', solo in quel caso, della quinta sanatoria promossa nel nostro paese nel giro degli ultimi 20 anni. Una sanatoria che le cronache dell'epoca definirono la piu' vasta mai realizzata nel nostro paese, con oltre 500.000 domande presentate, circa la meta' delle quali per lavoratori domestici.
'Nel 1994 - ha spiegato all'ASCA, Franco Pittau, della Caritas Diocesana di Roma - gli immigrati regolari erano circa mezzo milione ed e' in questo periodo che, per la prima volta, l'Italia che era stata fino ad allora molto disponibile ed aperta anche per tradizione di emigrazione del popolo italiano, comincia ad avere delle reazioni negative e, con la Seconda Repubblica l'immigrazione diventa un tema di contrasto'. 'A riprova di questo - come sottolinea Pittau - il primo governo Berlusconi fa una bozza sulla riforma della normativa dell'immigrazione che viene giudicata molto restrittiva, riforma che non passa e, con la caduta dell'Esecutivo, vede, con il governo tecnico di Dini supportato dal centro-sinistra e dalla Lega Nord, una nuova proposta. Il governo Dini propone infatti un decreto legge con due anime differenti: la prima che guarda al tentativo, per la prima volta di integrare gli immigrati attraverso la tutela sanitaria fino ad allora regolato da leggi regionali, l'altra un aspetto restrittivo con l'accelerazione delle espulsioni'. Nel tracciare la storia delle leggi e delle proposte di legge sull'immigrazione, Pittau ricorda che 'il decreto Dini venne proposto ma non convalidato in tempo utile e, con il primo governo Prodi viene fatta una legge organica la cosiddetta 'Turco-Napolitano'. Si arriva cosi' a superare il milione di unita' e, nel Duemila la vicenda si fa piu' delicata con i flussi migratori provenienti anche dai paesi dell'Est. E' in questi anni - chiarisce Pittau - che le nostre esigenze demografiche diventano piu' evidenti, tanto che da 1 milione e 500 mila immigrati all'inizio del 2000 si e' passati oggi a quasi 5 milioni'.
Un fenomeno che le cifre della Caritas mostrano in crescita piu' che costante anche se le politiche restrittive del 2008 e poi del 2009, (l'introduzione del 'reato di clandestinita'' con il Pacchetto sicurezza e i cosiddetti respingimenti alle frontiere e gli accordi con paesi come la Libia che problemi hanno portato anche con organismi internazionali, ndr) rischiano - come avverte Pittau - che si venga a formare 'un'ideologia negativa dell'immigrazione, di cui gli stessi immigrati soffrono. Con molta tranquillita' la Chiesa anche attraverso i nostri dossier ha cercato di mettere attenuare questa situazione con equilibrio e sensatezza portando la realta' dei numeri che non risolvono tutti i problemi, ma possono porre una base comune'.
Per Pittau bisogna prendere atto che 'gli immigrati servono all'Italia, al fabbisogno lavorativo, senza dimenticare che la crescita del numero dei pensionati mostra e dimostra che per mantenere il sistema previdenziale abbiamo bisogno degli immigrati. Dobbiamo imparare reciprocamente a convivere'.
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