Immigrazione: le differenze tra Italia e Germania in un rapporto
In Italia gli immigrati sono circa la meta' di quelli della Germania, ma gli arrivi nel Belpaese crescono a un ritmo talmente serrato che in una decina di anni potranno raggiungere quota 7 milioni, quella che si registra oggi in terra tedesca. E' quanto emerge da un rapporto comparativo sull'immigrazione dei due Paesi presentato al Goethe Institut di Roma nel corso di una conferenza sull'integrazione. Dall'indagine, realizzata in collaborazione con Caritas-Migrantes, emergono diverse differenze, a cominciare dalla principale: l'Italia e' diventata Paese di immigrazione 30 anni dopo la Germania. E se quest'ultima si caratterizza per una netta supremazia numerica del primo gruppo nazionale, quello turco, pari a un quarto del totale, la penisola e' un territorio policentrico che conta numerose collettivita' di una certa consistenza: per arrivare a un terzo del totale bisogna mettere insieme le prime tre collettivita': romeni, albanesi e marocchini. E la molteplicita' - si fa notare nell'indagine - se ben gestita diventa un baluardo contro gli unilateralismi.
Ma le diversita' non si fermano qui. Oggi la Germania e l'Italia, nonostante l'alto numero di disoccupati (in Germania 3,9 milioni, piu' del doppio rispetto all'Italia), sono coscienti che gli immigrati senza lavoro non sono in grado di coprire tutti i posti vacanti: in Germania si punta molto sui lavoratori qualificati, in Italia si e' coscienti che, in una certa misura, servono anche lavoratori non qualificati. In Italia si riscontra maggiormente la tendenza all'insediamento stabile, non solo dall'alto numero dei ricongiungimenti familiari (sui 100.000 l'anno rispetto ai 76.000 della Germania), ma anche dalla sostanziale parita' tra i sessi (in Germania, invece, i maschi immigrati sono il 52%) e dall'incidenza dei minori (pari in Germania al 18,2% e in Italia al 21,9%).
In Italia sono anche piu' elevate le nascite da entrambi i genitori stranieri (52.000 nel 2005), pari al 9,4% del totale delle nascite, mentre in Germania sono state nel 2004 appena 36.214 (un terzo rispetto alle 100.000 nascite degli anni '90) su un totale di 755.622, ma questo avviene anche perche' molti dopo la nuova legge sulla cittadinanza nascono gia' come cittadini tedeschi. Il tallone di Achille, tipicamente italiano - si fa notare nell'indagine - sta nelle prassi amministrative insoddisfacenti, nelle coperture finanziarie insufficienti e nella eccessiva contrapposizione dei partiti sul tema dell'immigrazione, contrapposizione che ha esercitato un pesante effetto negativo sulla popolazione, dividendola tra favorevoli e contrari agli immigrati.
Ma le diversita' non si fermano qui. Oggi la Germania e l'Italia, nonostante l'alto numero di disoccupati (in Germania 3,9 milioni, piu' del doppio rispetto all'Italia), sono coscienti che gli immigrati senza lavoro non sono in grado di coprire tutti i posti vacanti: in Germania si punta molto sui lavoratori qualificati, in Italia si e' coscienti che, in una certa misura, servono anche lavoratori non qualificati. In Italia si riscontra maggiormente la tendenza all'insediamento stabile, non solo dall'alto numero dei ricongiungimenti familiari (sui 100.000 l'anno rispetto ai 76.000 della Germania), ma anche dalla sostanziale parita' tra i sessi (in Germania, invece, i maschi immigrati sono il 52%) e dall'incidenza dei minori (pari in Germania al 18,2% e in Italia al 21,9%).
In Italia sono anche piu' elevate le nascite da entrambi i genitori stranieri (52.000 nel 2005), pari al 9,4% del totale delle nascite, mentre in Germania sono state nel 2004 appena 36.214 (un terzo rispetto alle 100.000 nascite degli anni '90) su un totale di 755.622, ma questo avviene anche perche' molti dopo la nuova legge sulla cittadinanza nascono gia' come cittadini tedeschi. Il tallone di Achille, tipicamente italiano - si fa notare nell'indagine - sta nelle prassi amministrative insoddisfacenti, nelle coperture finanziarie insufficienti e nella eccessiva contrapposizione dei partiti sul tema dell'immigrazione, contrapposizione che ha esercitato un pesante effetto negativo sulla popolazione, dividendola tra favorevoli e contrari agli immigrati.
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