Immigrazione, Maroni teme le banlieue e il sindaco Moratti: i clandestini delinquono
La collaborazione tra Governo, Ministero dell'Interno e Comuni attraverso l'Anci puo' essere l'antidoto alla possibilita' che anche nelle citta' italiane possano verificarsi rivolte come nelle banlieue parigine. Ne e' convinto il ministro dell'interno Roberto Maroni secondo il quale e' necessario, per evitare 'l'alto potenziale di rischio' segnalato da uno studio dell'Universita' Cattolica di Milano, potenziare il binomio sicurezza-integrazione, sull' esempio di Verona.Se lo studio della Cattolica parla solo di 'alto potenziale di rischio' e se il ministro ha indicato la sinergia tra istituzioni per assicurare sicurezza e integrazione, dal sindaco di Milano Letizia Moratti e' arrivata al ministro una richiesta pressante per evitare appunto le rivolte tipo banlieue come accaduto in via Padova nel febbraio scorso. Il sindaco ha chiesto la modifica del reato di clandestinita' per rendere possibili espulsioni rapide nel caso lo straniero irregolare sia in attesa di un processo per altri reati, perche', e' la sua convinzione: 'I clandestini che non hanno un lavoro regolare, normalmente delinquono'. Una frase cha ha suscitato brusio nell'aula magna dell'universita' ma che ha sollevato molto piu' clamore nell'opposizione. Anche l'arcivescovo Antonio Maria Veglio', presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ricordando proprio i fatti di via Padova, ha affermato: 'Questa e altre vicende, accadute in Italia negli ultimi mesi, pongono grandi interrogativi sulla gestione dell'immigrazione in zone periferiche gia' a rischio'.
Per il ministro dell'Interno quello tra sicurezza e integrazione e' un binomio inscindibile che spetta anche alla responsabilita' dei sindaci e ha insistito sull'esempio di Verona: 'Li' il rigore contro l'immigrazione clandestina e' massimo. Rispetto delle regole e rigore significa anche possibilita' di integrarsi meglio'. Maroni proprio per sottolineare la necessita' di garantire il binomio sicurezza-integrazione ha annunciato un nuovo obiettivo che il suo ministero si e' dato: 'Quando sono arrivato io - ha spiegato - il tempo medio per avere il permesso di soggiorno era di 18 mesi. Adesso siamo arrivati a 45 giorni ed entro giugno voglio arrivare in tutte le Questure ad un tempo massimo di 30 giorni'.
La politica per l'integrazione non fa venire meno comunque gli impegni del governo nella lotta all'immigrazione clandestina bloccando gli ingressi via mare. 'L'uscita di Malta dal Frontex - ha spiegato Maroni - puo' avere conseguenze negative perche' rompe un fronte che finora e' stato unito nel controllo del Mediterraneo'. Il vertice bilaterale di giovedi' prossimo con Malta sara' l'occasione, ha spiegato il ministro, per 'convincere i colleghi maltesi a riprendere con noi le azioni di pattugliamento del Mediterraneo'. (Barbieri/Ansa)
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