Venerdì 5 giugno 2026
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Indagine Anci: aumentano le segnalazioni di minori stranieri non accompagnati

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Negli ultimi sette anni i minori stranieri non accompagnati segnalati al Comitato minori stranieri sono stati, mediamente, circa 7.700 all'anno. Il dato e' confermato anche per il 2008, in cui i minori segnalati sono stati 7.797. Le Regioni da cui proviene il maggior numero di segnalazioni sono la Sicilia (41%), la Lombardia (13%), l'Emilia-Romagna (7%), il Piemonte (7%) e il Lazio (5%). Questi alcuni dati sul fenomeno dei minori stranieri non accompagnati messi in evidenza dallo studio 'L'accoglienza incompiuta- Le politiche dei comuni italiani verso un sistema di protezione nazionale per i minori stranieri non accompagnati', presentato oggi a Roma presso la sede di Anci nazionale. 

Nel triennio 2004-2006, secondo la ricerca, vi e' stato un aumento del 19% della presenza di tali minori sul territorio dei Comuni rispetto al triennio precedente, quantificando in 7870 i minori con i quali i servizi sono entrati in contatto nel 2006. Per loro i Comuni hanno attivato interventi di presa in carico (collocamento in luogo sicuro, attivita' di orientamento, attivazione di reti locali di sostegno, ecc.), che proseguono anche fino alla maggiore eta' con interventi di seconda accoglienza.  A quato emerge dallo studio, si tratta perlopiu' di adolescenti e giovanissimi di sesso maschile (90%), tra i 15 e 17 anni (l'87% di cui: 11% di quindicenni, 26% sedicenni e 50% diciassettenni), provenienti da Marocco (15%), Egitto (14%), Albania (12%) e dal 2007, con valori in forte crescita, minori giunti dalla Palestina (9%), Afghanistan (8%), Eritrea (5%), Nigeria (4%) e Somalia (4%) che giungono soli in Italia, spesso con l'accordo delle famiglie di origine, spinti dalla speranza di trovare un lavoro ed un futuro migliore. Il loro obiettivo e' nella maggior parte dei casi un tentativo diretto di migliorare le proprie opportunita' di vita rispetto a quanto disponibile nei loro paesi d'origine ovvero, come esplicita chiaramente un minore intervistato, 'per vedere un futuro, quando li' non c'e' nessuna speranza'.    

Utilizzando una miriade di rotte, di mezzi e di strategie: via mare, via terra, a piedi, nascosti su traghetti, camion e autobus, in macchina accompagnati da 'passeur' che falsificano i documenti di viaggio. Dall'analisi delle loro esperienze, la prima distinzione che diviene evidente e' tra coloro che effettuano il 'viaggio in condizioni autogestite' (self-made traveler), che spesso non prevedono il pagamento di alcun servizio, e coloro che per attraversare i confini 'acquistano i servizi di organizzazioni specializzate'.

Per alcuni, gia' nel corso del periodo di esplorazione si aprono prospettive di contatto e l'ingresso rapido nel sistema dei servizi offerti dall'amministrazione e dal volontariato locale. Per altri vi e' un percorso, spesso attraverso connazionali, che conduce il minore ad un inserimento rapido nelle reti (e nel sapere) dell'immigrazione irregolare.

Al minore straniero che si presenta, solo o accompagnato all'assistenza sociale territoriale, e che risulti privo di riferimenti familiari e parentali, viene offerta la pronta e provvisoria accoglienza. Dopo avere attivato l'intervento di accoglienza, l'ente locale attraverso i servizi sociali, segnala il minore accolto agli uffici competenti (Comitato minori stranieri, questura, tribunale per i minorenni, giudice tutelare) ed avvia le procedure per chiarire la posizione del minore accolto (status di non accompagnato, identificazione e accertamento dell'eta') e per rintracciare i familiari, sia sul territorio italiano che nel paese di origine. Trascorso il periodo di pronta accoglienza, se non vengono identificati i parenti, non viene disposto il rimpatrio assistito e nessuna possibilita' di convivenza con connazionali e' maturata, viene elaborato dai servizi sociali un progetto educativo a lungo termine ed individuata la struttura di seconda accoglienza piu' idonea in base alle necessita' del minore ed al progetto educativo per lui formulato, nella quale il minore possa rimanere sino al raggiungimento della maggiore eta'.

Nell'ambito europeo, rileva la ricerca, esistono 'tre modelli di protezione'. Modello asilo: la protezione del minore discende dalla legislazione in materia di asilo derivante dalla Convenzione di Ginevra (questo e' il caso di Inghilterra, Svizzera, Portogallo, Belgio, Danimarca e Irlanda). Modello di protezione dei minori: la cura e protezione del minore discendono dal sistema di tutela del paese di destinazione, richiamando la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (Italia e Spagna). Modello misto: se il minore e' intercettato alla frontiera, essi devono richiedere asilo, ma se sono individuati all'interno del territorio del paese, vengono considerati minori da proteggere (questo e' il caso della Francia).

In Italia da anni i governi locali, in qualita' di soggetti deputati all'accoglienza del minore e all'attivazione della rete dei servizi sociali, si sono trovati a gestire una realta' complessa, che ha richiesto cospicui investimenti in termini di risorse (dal punto di vista economico, sociale ed operativo), e al ripensamento del proprio sistema di welfare.

I numeri dell'accoglienza evidenziano l'impegno dei Comuni nel sostenere ed affrontare questo fenomeno: un fenomeno in crescita (+19% dal 2004 al 2006), che riguarda circa 8000 minori all'anno, presi in carico dai servizi sociali degli enti locali, soprattutto nelle citta' metropolitane (60% nel 2006) e nelle citta' medie, le quali, hanno visto crescere nel tempo il loro ruolo di citta' interessate dall'arrivo e dalla presa in carico dei minori non accompagnati (dal 23% dei minori nel 2004 al 30% nel 2006). Oltre 6000 i minori stranieri non accompagnati accolti nel 2006 in pronta e provvisoria accoglienza, e 3515 quelli inseriti in strutture di seconda accoglienza, per i quali, oltre all'inserimento in struttura, i servizi sociali hanno fatto seguire attivita' volte all'inserimento socio-educativo del minore, interventi di formazione e avviamento al lavoro, nonche' progetti specifici di accompagnamento alla maggiore eta'.

Secondo la ricerca dell'Anci, l'assenza di procedure standardizzate a livello nazionale, la mancanza di un adeguato raccordo interistituzionale e la mancanza di strumenti e risorse sufficienti per poter seguire adeguatamente la gestione dei singoli casi, hanno dato vita ad un sistema di tutela territorialmente eterogeneo. Ogni realta' ha difatti sviluppato prassi diversificate nella gestione diretta dei minori stranieri non accompagnati e concretizzato politiche sociali differenziate nell'ambito dell'accoglienza e dell'integrazione. Inoltre, in alcune realta' la difficolta' di governo del fenomeno ha comportato non solo 'aggiustamenti strutturali' al welfare locale, ma anche la 'revisione' in chiave culturale, di alcuni basilari principi a salvaguardia dell'interesse del minore.

L'indagine evidenzia anche la necessita' di sostenere, rafforzare ed ampliare la prima accoglienza, dove solo il 34% rimane per piu' di un mese e per prevenire l'elevato numero di minori che fugge (62%) divenendo potenziali vittime di sfruttamento. Cosi' come risulta fondamentale per la buona riuscita del progetto di integrazione del minore in Italia, l'immediata identificazione e avvio di procedure piu' rapide atte a regolarizzarlo, dal momento in cui il 60% dei minori accolti in seconda accoglienza non e' provvisto di un titolo di soggiorno. L'analisi sul dato ha, inoltre, evidenziato la forte differenziazione territoriale che investe la gestione del rilascio del permesso di soggiorno, creando discrasie e «statuti» diversi a seconda del luogo nel quale il minore viene accolto, cosi' come anche nell'applicazione dell'istituto della tutela.

In particolare, appare chiaro come sia necessario rafforzare il lavoro di 'aggancio' dei minori attraverso il potenziamento dei servizi di pronta accoglienza, rendere effettiva ed efficace la nomina di un tutore per ciascun minore, garantire una «protezione duratura» una volta raggiunta la maggiore eta' con un adeguato titolo di soggiorno. Inoltre e' necessario rafforzare e formalizzare i rapporti interistituzionali tra i soggetti deputati alla protezione e presa in carico del minore, cosi' come risulta prioritario garantire agli enti locali adeguate risorse economiche da destinare agli interventi e all'adeguamento delle strutture di accoglienza. Al problema si cerca in questi mesi di dare una prima risposta con l'avvio del 'Programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati'.
Promosso dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali attraverso il Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati 2007 ed attivato dall'Anci, il Programma sperimenta un sistema nazionale, decentrato e in rete, di presa in carico dei minori, con particolare riguardo alla fase di pronta accoglienza.
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