Sabato 6 giugno 2026
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India. Rapporto Onu: allarme droga nel nord-est

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Il Nord-Est dell'India sta diventando un centro per il traffico e il consumo di anfetamine e altre droghe sintetiche. A rivelarlo è un rapporto presentato oggi a Nuova Delhi dall'United Nations Office On Drugs and Crime (Unodc) e dal governo indiano. I remoti stati che confinano con il Myanmar, il secondo produttore mondiale di oppio, sono da tempo un importante crocevia per i trafficanti internazionali di droga. La frontiera tra gli stati del Manipur, Mizoram e Nagaland e l'ex Birmania è particolarmente porosa.
Il narcotraffico è bidirezionale secondo l'Onu e assume quattro aspetti: la coltivazione illecita di oppio e cannabis, il contrabbando di eroina e anfetamine dal Myanmar in "quantità moderate", il traffico di farmaci come il destropropoxifene o codeina (usati negli antidolorifici) da altre parti dell'India verso i Paesi confinanti e, da ultimo, il commercio illegale di sostanze chimiche per la produzione di anfetamine verso le raffinerie del Myanmar.
Il rapporto, presentato dal direttore, l'italiano Antonio Maria Costa che guida l'ufficio antidroga di Vienna dal 2002, prende in considerazione anche i legami tra la diffusione dell'Aids e i tossicodipendenti. "In dieci anni, il virus dell'Hiv ha assunto le dimensioni di un'epidemia non soltanto concentrata tra i consumatori di droghe intravena, ma anche alle famiglie e in particolare alle donne".
Negli ultimi anni si è però assistito in particolare tra le nuove generazione ad un "passaggio" dall'eroina alle sostanze sintetiche che sono meno costose e più accessibili. "La sostanza contenuta nelle capsule di Spasmoproxyvon o di Proxyvon, acquistate in farmacia o comprate da un fornitore, viene dissolta in acqua, riscaldata in un cucchiaio o tappo metallico e poi filtrata" si legge nello studio realizzato dal medico Samiran Panda.
Nella sua missione in India, la prima da quando ha assunto l'incarico, Costa ha anche parlato di Afghanistan, da cui proviene il 90% dell'oppio mondiale. "Tutte le 34 province afghane sono interessate dalla coltivazione", in particolare le regioni al confine con il Pakistan dove c'è una corruzione diffusa a tutti i livelli. "Politici locali, ufficiali della polizia, amministratori, tutti traggono da questo traffico vanificando quindi ogni sforzo per combattere la coltivazione di oppio".
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