Indonesia. Chiesta la condanna a morte per un italiano
Un pubblico ministero indonesiano ha chiesto la condanna a morte per possesso di droga nei confronti di un cittadino italiano, Juri Angione, residente ad Orbetello (GR).Angione, era arrivato a Bali con un volo proveniente da Bangkok dove l'aereo aveva fatto scalo dopo esser partito da San Paolo, in Brasile. In uno dei suoi bagagli -una sacca da surf- la polizia indonesiana aveva trovato oltre 4 chilogrammi di cocaina divisi in 29 buste, per un valore di mezzo milione di dollari, ma il giovane, pur riconoscendo la sacca come sua, aveva detto di non sapere nulla della droga. Angione fu rinchiuso nel carcere di Kerobokan in attesa della fine delle indagini che, in un primo momento, cosi' come aveva dichiarato anche il capo della polizia di Bali, Iptu Putu Gunadi, potevano si' arrivare alla richiesta di una pesante condanna (fino a 20 anni di carcere) e ad una multa onerosa (un miliardo di rupie, circa 95 mila euro), ma non alla richiesta dell'ergastolo, tantomeno della pena di morte. Molto diverso, invece, e' stato il parere del pubblico ministero che ha chiesto la pena capitale da eseguire mediante il plotone di esecuzione.
Il presidente del consiglio regionale toscano Riccardo Nencini ha lanciato un appello per una mobilitazione a favore di Angione "La Toscana deve mobilitarsi -dice Nencini- contro la richiesta di condanna a morte dei magistrati indonesiani. L'opinione pubblica si e' mobilitata per Safiya e Amina, le due donne nigeriane strappate alla condanna a morte con una campagna globale: dobbiamo farla anche per Juri Angione. Invieremo un appello all'ambasciata indonesiana affinche' anche in quel Paese si inizi un dibattito e un percorso che conduca alla riaffermazione di un valore come il diritto alla vita, senza la tutela del quale un Paese non puo' dirsi civile. Dobbiamo farlo con ogni possibile iniziativa, a cominciare da quel disegno di legge europeo sulla pena di morte che vorremmo che i nostri futuri parlamentari europei mettessero fra i piu' importanti dei loro impegni e al centro della loro campagna elettorale".
Ci sono, per Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri con deleghe per l'Asia e per i Diritti Umani, "buone speranze, sulla base di elementi raccolti ufficiosamente" che il giovane di Orbetello possa essere invece condannato a una pesante pena detentiva, forse 15 anni.
"Oggi -ha detto la Boniver- e' prevista l'arringa del difensore e la sentenza e' attesa per la fine del mese. Le indicazioni raccolte fanno ragionevolmente sperare che i giudici dovrebbero optare per una condanna a 15 anni di carcere e successivamente l'imputato potra' ricorrere in appello. Ma il nuovo processo durera' presumibilmente qualche anno".
Il sottosegretario si e' anche informato sulla possibilita' che al giovane possa essere consentito di scontare parte della pena in Italia, ma "purtroppo non esiste un trattato di estradizione tra Italia ed Indonesia che apra questa opportunita'".
I familiari, per sostenere le spese legali, hanno chiesto aiuto a quanti possano contribuire aprendo un conto corrente postale (numero 54603840, Abi 07601, Cab 14300, intestato alla sorella, Lara Angione, via Marcelli 1, 58015 Orbetello). Il primo obiettivo e' quello di scongiurare, attraverso la difesa dei legali (uno italiano, l'altro indonesiano), che il tribunale di Denpasar accolga la richiesta del pubblico ministero e poi, subito dopo, di dimostrare la completa estraneita' del ragazzo alla vicenda.
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