Domenica 7 giugno 2026
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Inflazione. Istat conferma stima preliminare di stabilita'

U.E. - ITALIA
Notizia ·
A marzo 2015, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,1% su base mensile e registra una diminuzione su base annua pari a -0,1%, (come a febbraio), confermando la stima preliminare. Lo rende noto l'Istat. La stabilità della flessione tendenziale dell'indice generale è la sintesi del ridimensionamento del calo tendenziale dei prezzi degli Energetici non regolamentati (-9,0%, da -12,8% di febbraio) e del rallentamento della crescita su base annua dei prezzi dei servizi, con particolare riguardo a quelli relativi ai Trasporti (+0,5%, da +1,4% di febbraio). Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'"inflazione di fondo" scende a +0,4% (da +0,6% di febbraio); al netto dei soli beni energetici si porta a +0,6% (era +0,7% il mese precedente). Il rialzo mensile dell'indice generale è da ascrivere principalmente al sensibile aumento dei prezzi degli Energetici non regolamentati (+3,9%), per effetto dei marcati rialzi dei carburanti; a contenere l'aumento è la diminuzione - influenzata da fattori stagionali - dei prezzi dei Vegetali freschi (-3,1%). L'inflazione acquisita per il 2015 è pari a -0,1% (era -0,2% a febbraio). Rispetto a marzo 2014, i prezzi dei beni fanno registrare un'ulteriore attenuazione della flessione (-0,6%, da -0,9% di febbraio) mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi rallenta (+0,5%, da +0,8% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a febbraio 2015 il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si riduce di sei decimi di punto percentuale. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,2% rispetto a febbraio e crescono dello 0,8% su base annua (da +0,7% del mese precedente). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto - per effetto dei rialzi dei carburanti - aumentano dello 0,4% in termini congiunturali e registrano un tasso tendenziale nullo (era -0,5% il mese precedente). L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta del 2,1% su base mensile mentre fa registrare un tasso tendenziale nullo (la stima provvisoria era -0,1%), dopo la lieve ripresa rilevata a febbraio (+0,1%). L'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su febbraio e diminuisce dello 0,2% su marzo 2014.
In tutte le ripartizioni geografiche, i prezzi fanno registrare tassi tendenziali che si distribuiscono in un intervallo di tre decimi di punto percentuale, da -0,2% del Nord-est a +0,1% del Sud. Nel Nord-ovest e nelle Isole si registra una flessione pari a quella nazionale (-0,1%); nel Centro i prezzi sono fermi su base annua. Nel Centro-Nord, la situazione regionale vede i prezzi in diminuzione su base annua nella metà dei casi, per quanto le flessioni - le più ampie interessano l'Emilia-Romagna e l'Umbria (per entrambe -0,4%) - siano generalmente più contenute di quelle rilevate nei due mesi precedenti. Nelle rimanenti regioni si rilevano prezzi in moderato aumento o stabili rispetto a marzo 2014. Nel Mezzogiorno, in tre regioni si registrano cali tendenziali, per quanto meno ampi di quelli rilevati nei due mesi precedenti. I prezzi sono fermi su base annua in Calabria, mentre fanno registrare incrementi tendenziali nelle altre tre regioni, con l'aumento più marcato in Basilicata (+0,5%). Per quanto riguarda i capoluoghi delle regioni e delle province autonome, Bolzano (+0,6%; lo stesso valore rilevato a febbraio) è la città in cui i prezzi registrano gli incrementi più elevati rispetto a marzo 2014. Aumenti su base annua - con inversioni di tendenza o lievi accelerazioni della crescita rispetto al mese precedente - si rilevano per sei capoluoghi di regione (Potenza, L'Aquila, Roma, Napoli, Genova e Aosta). Nelle rimanenti città, si registrano diminuzioni tendenziali dei prezzi comprese tra -0,9% di Bologna e -0,2% di Trieste, Torino e Venezia. Con riferimento ai comuni con più di 150.000 abitanti che non sono capoluoghi di regione, si riscontrano diffusi ridimensionamenti dei cali o lievi accelerazioni della crescita su base annua dei prezzi. Ravenna è l'unica città nella quale si rileva un'accentuazione della flessione tendenziale dei prezzi ed è anche quella in cui si registra la flessione più ampia (-0,7%).
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