Inflazione Ocse in calo ma attenti a ciò che accade nel mar Rosso
L’inflazione dovrebbe tornare all’obiettivo del 2% nella maggior parte delle economie del G20 entro la fine del 2025. E’ quanto indicano gli esperti dell’Ocse nell’interim outlook pubblicato oggi, in cui si stima che l’inflazione principale a livello di G20 dovrebbe attestarsi al 6,6% nel 2024 dal 6,3% del 2023 e al 3,8% nel 2025 mentre le stime per l’inflazione core sono di un +2,5% nel 2024 dopo il +4,2% del 2023 e di un +2,1% nel 2025. Per l’inflazione headline dell’Eurozona, l’Ocse vede un calo dal 5,4% del 2023 al 2,6% nel 2024 (-0,3% rispetto alla stima di novembre) e al 2,2% nel 2025 (-0,1%).
“Tuttavia, è troppo presto – si legge nel rapporto Ocse - per avere la certezza che le pressioni sottostanti sui prezzi siano pienamente contenute. Le elevate tensioni geopolitiche rappresentano un rischio significativo a breve termine per le attività economiche e l’inflazione, in particolare se il conflitto in Medio Oriente dovesse sconvolgere i mercati energetici”. Al proposito, secondo l'organizzazione, gli attacchi alle navi nel Mar Rosso hanno aumentato notevolmente i costi di spedizione e allungato i tempi di consegna specialmente tra Asia ed Europa, rallentando inoltre i programmi di produzione e determinando un aumento della pressione sui prezzi. Se l'attuale trend dovesse persistere, "potrebbe aumentare l’inflazione annua dei prezzi all’importazione nell’area Ocse di quasi 5 punti percentuali, aggiungendo 0,4 punti percentuali all’inflazione dei prezzi al consumo dopo circa un anno”.
Per quanto riguarda invece la crescita l'Ocse prevede che quella del Pil globale - penalizzata dai tassi e dall'andamento del commercio - diminuirà al 2,9% nel 2024, dal 3,1% nel 2023, prima di recuperare a +3% nel 2025 con l’allentamento delle condizioni finanziarie. Al proposito si stima che il primo taglio dei tassi da parte della Fed arriverà nel secondo trimestre di quest'anno, e da parte della Bce nel terzo trimestre, anche se "la politica monetaria deve rimanere prudente per garantire che le pressioni inflazionistiche di fondo siano contenute in maniera durevole".
(Radiocor)
“Tuttavia, è troppo presto – si legge nel rapporto Ocse - per avere la certezza che le pressioni sottostanti sui prezzi siano pienamente contenute. Le elevate tensioni geopolitiche rappresentano un rischio significativo a breve termine per le attività economiche e l’inflazione, in particolare se il conflitto in Medio Oriente dovesse sconvolgere i mercati energetici”. Al proposito, secondo l'organizzazione, gli attacchi alle navi nel Mar Rosso hanno aumentato notevolmente i costi di spedizione e allungato i tempi di consegna specialmente tra Asia ed Europa, rallentando inoltre i programmi di produzione e determinando un aumento della pressione sui prezzi. Se l'attuale trend dovesse persistere, "potrebbe aumentare l’inflazione annua dei prezzi all’importazione nell’area Ocse di quasi 5 punti percentuali, aggiungendo 0,4 punti percentuali all’inflazione dei prezzi al consumo dopo circa un anno”.
Per quanto riguarda invece la crescita l'Ocse prevede che quella del Pil globale - penalizzata dai tassi e dall'andamento del commercio - diminuirà al 2,9% nel 2024, dal 3,1% nel 2023, prima di recuperare a +3% nel 2025 con l’allentamento delle condizioni finanziarie. Al proposito si stima che il primo taglio dei tassi da parte della Fed arriverà nel secondo trimestre di quest'anno, e da parte della Bce nel terzo trimestre, anche se "la politica monetaria deve rimanere prudente per garantire che le pressioni inflazionistiche di fondo siano contenute in maniera durevole".
(Radiocor)
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