Intercettazioni telefoniche: costi alti, per risparmiare si ipotizza una 'centrale' unica
Intercettazioni, geolocalizzazioni, identificazione di abbonati: i mezzi d'indagine telefonica rivestono un posto importante nella panoplia degli inquirenti, ma costano cari allo Stato. Per rispondere alla fiammata di "intercettazioni giudiziarie" (da 6.000 del 2001 a 29.000 l'anno scorso), il ministero della Giustizia ha avviato fin dal 2005 una politica di contenimento dei costi, spiega il portavoce aggiunto della Cancelleria, Arthur Dreyfuss. E per evitare un buco nel bilancio, il ministro prevede d'istallare, dal 2012, una piattaforma unica di ascolti telefonici giudiziari al posto delle 200 unità disseminate nel Paese. Per ogni intervento la Cancelleria versa un "compenso" alle società telefoniche. E la fattura, extra tasse, è salata: 497 euro per l'intercettazione di una linea fissa, 88 euro per una mobile, 6,50 per avere un nome a partire da un numero di telefonino. Nel 2009 lo Stato ha versato 33 milioni di euro a titolo di "intercettazione di comunicazioni" ordinate dai giudici istruttori o dalle procure. La somma è in leggero calo rispetto al 2008, ma non comprende le spese di locazione del materiale necessario alle intercettazioni, che sono salite del 31% (22 milioni di euro). Gli operatori giurano che le intercettazioni, che mobilitano "decine" di impiegati per 24 h su 24, non sono "redditizie".
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