Domenica 7 giugno 2026
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International Drug Enforcement Conference. Intervento della Russia

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Non esiste crisi per il narcotraffico e la Russia - terra di transito e grande mercato della produzione di droga afgana - insiste sulla necessità di serrare le file a livello internazionale per combattere un fenomeno "che muta, subisce metamorfosi, ci mostra volti e teste nuove, ma non cala".
Nikolaj Tsvetkov, vice direttore del Servizio Federale di Sicurezza per il controllo del traffico di stupefacenti ha rappresentato la Russia alla due giorni della International Drug Enforcement Conference (Idec) riunita a Roma con delegazioni da oltre 150 Paesi, compresa la potente Drug Enforcement Administration dagli Usa. E la domanda sorge automatica: come si riflette su progetti concreti come la lotta al narcotraffico il gelo nelle relazioni tra Mosca e Washington? A livello operativo, di agenzie, "si collabora piuttosto bene, ma certo le conseguenze ci sono", ha ammesso Tsvetkov, incontrando la stampa presso l'ambasciata russa.
La commissione antidroga russo-americana, uno dei gruppi di lavoro creati nel 2009 sotto egida presidenziale (all'epoca c'era Dmitri Medvedev al Cremlino e si parlava di "reset" tra Russia e Usa) quest'anno non si riunirà: "i colleghi americani ci hanno fatto sapere che non verranno a Mosca. E' triste? Sì, è triste, ma non fa piacere neppure a loro". Complessivamente, però, assicura il vice capo del Servizio russo anti-narcotraffico, "non ci sono stati terremoti tra noi e gli americani. Spero comunque che le cose migliorino".
Con circa 1,8 milioni di tossicodipendenti che si iniettano droga, la Russia ha un problema innanzitutto di eroina e questo problema, sulla cartina geografica, si chiama Afghanistan: secondo l'Onu, 75 tonnellate di eroina arrivano in Russia ogni anno tramite la cosiddetta Via Settentrionale, attraversando i Paesi ex sovietici dell'Asia centrale. Dati contestati da Mosca, dove gli esperti calcolano comunque che i tossicodipendenti russi consumino 10 tonnellate di eroina l'anno. "Ma è una sfida globale, non riguarda certo solo noi", ha sottolineato Tsetkov, che alla riunione romana ha ribadito la proposta di creare un fondo internazionale per l'Afghanistan "per accumulare e poi distribuire risorse e rianimare l'economia afgana: energia, strade, scuole, ospedali".
L'idea è che bisogna dare alla popolazione afgana risorse alternative al traffico di droga e, soprattutto, "stabilizzare la società" e rilanciare i processi di sviluppo economici. Non è cosa per domani, ammette l'inviato russo, però è urgente, tanto più nell'ottica del ritiro delle truppe internazionali dal Paese centro-asiatico. Nel 2011 Mosca aveva proposto di coinvolgere il contingente straniero in Afghanistan a guida Nato per distruggere le strutture di produzione della droga. Oggi dice: "non credo cambierà molto con il ritiro delle forze internazionali, la situazione è già abbastanza nera così com'è. Va da sé che non ci attendiamo miglioramenti".
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