Iran. Tabacco e stupefacenti peccati contro la religione musulmana
Una condanna del fumo di sigarette in nome dell'Islam e' stata emessa da un Grande ayatollah iraniano, che con una 'fatwa' (decreto religioso) l'ha dichiarato Haram, cioe' un peccato contro la religione musulmana.
Il religioso e' Nasser Makarem Shirazi, che dalla citta' santa sciita di Qom, dove risiede, e' stato chiamato ad occuparsi di uno dei problemi piu' dibattuti al mondo in fatto di salute pubblica. A farlo e' stato un medico suo seguace dell'Universita' di Shiraz, con una lettera in cui gli chiedeva appunto una posizione ufficiale in materia.
"Considerati i seri danni che le sigarette provocano alla salute, esse sono da considerare Haram e i fumatori devono smettere", ha affermato Makarem Shirazi. Il religioso e' un Marja-e Taqlid, vale a dire 'fonte di imitazione', un titolo che compete soltanto a pochissimi ayatollah sciiti e che da' loro l'autorita' di emettere disposizioni anche sui particolari pratici e sulle abitudini della vita quotidiana. Le regole valgono pero' soltanto per i seguaci del singolo Marja che le ha stabilite.
Il Grande ayatollah si e' soffermato anche sull'uso di droghe. "La coltivazione, la produzione, la vendita, l'acquisto e il consumo di stupefacenti sono anch'essi Haram", ha affermato. Un'affermazione che pare scontata, anche perche' gia' contenuta nella legge, ma molto importante in un Paese dove il fumo dell'oppio e' una pratica tradizionalmente diffusa, soprattutto tra le persone non piu' giovani.
Anche il consumo di sigarette e' comune, e in locali pubblici, taxi e altri luoghi d'incontro non vi sono restrizioni. Nei ristoranti e case da te' tradizionali e' anche molto praticato il fumo del narghile' (ghalium in lingua persiana), da clienti di ogni sesso ed eta'.
La presa di posizione del Grande ayatollah Makarem Shirazi ha un precedente storico-politico molto importante, sebbene con finalita' diverse, che risale alla fine del diciannovesimo secolo. Nel 1890 infatti lo Scia' Nasir al Din, della dinastia Qajar, concesse a un suddito britannico il monopolio del commercio in Persia del tabacco, che anche allora era consumato in grande quantita' da uomini e donne soprattutto nel narghile'. Intellettuali e religiosi contrari alla crescente influenza straniera si allearono per opporsi a questa decisione e il Grande ayatollah Mirza Shirazi emise una 'fatwa' in cui chiedeva ai fedeli di astenersi dal fumo a tempo indefinito. Il boicottaggio alla fine ebbe successo e lo Scia' dovette revocare il monopolio.
Un episodio che dimostra tra l'altro la grande influenza del clero sciita sulla societa' iraniana anche su argomenti di natura politica gia' molti anni prima dell'avvento della Repubblica islamica.
Il religioso e' Nasser Makarem Shirazi, che dalla citta' santa sciita di Qom, dove risiede, e' stato chiamato ad occuparsi di uno dei problemi piu' dibattuti al mondo in fatto di salute pubblica. A farlo e' stato un medico suo seguace dell'Universita' di Shiraz, con una lettera in cui gli chiedeva appunto una posizione ufficiale in materia.
"Considerati i seri danni che le sigarette provocano alla salute, esse sono da considerare Haram e i fumatori devono smettere", ha affermato Makarem Shirazi. Il religioso e' un Marja-e Taqlid, vale a dire 'fonte di imitazione', un titolo che compete soltanto a pochissimi ayatollah sciiti e che da' loro l'autorita' di emettere disposizioni anche sui particolari pratici e sulle abitudini della vita quotidiana. Le regole valgono pero' soltanto per i seguaci del singolo Marja che le ha stabilite.
Il Grande ayatollah si e' soffermato anche sull'uso di droghe. "La coltivazione, la produzione, la vendita, l'acquisto e il consumo di stupefacenti sono anch'essi Haram", ha affermato. Un'affermazione che pare scontata, anche perche' gia' contenuta nella legge, ma molto importante in un Paese dove il fumo dell'oppio e' una pratica tradizionalmente diffusa, soprattutto tra le persone non piu' giovani.
Anche il consumo di sigarette e' comune, e in locali pubblici, taxi e altri luoghi d'incontro non vi sono restrizioni. Nei ristoranti e case da te' tradizionali e' anche molto praticato il fumo del narghile' (ghalium in lingua persiana), da clienti di ogni sesso ed eta'.
La presa di posizione del Grande ayatollah Makarem Shirazi ha un precedente storico-politico molto importante, sebbene con finalita' diverse, che risale alla fine del diciannovesimo secolo. Nel 1890 infatti lo Scia' Nasir al Din, della dinastia Qajar, concesse a un suddito britannico il monopolio del commercio in Persia del tabacco, che anche allora era consumato in grande quantita' da uomini e donne soprattutto nel narghile'. Intellettuali e religiosi contrari alla crescente influenza straniera si allearono per opporsi a questa decisione e il Grande ayatollah Mirza Shirazi emise una 'fatwa' in cui chiedeva ai fedeli di astenersi dal fumo a tempo indefinito. Il boicottaggio alla fine ebbe successo e lo Scia' dovette revocare il monopolio.
Un episodio che dimostra tra l'altro la grande influenza del clero sciita sulla societa' iraniana anche su argomenti di natura politica gia' molti anni prima dell'avvento della Repubblica islamica.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti