Venerdì 5 giugno 2026
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Iraq. Nel dopo Saddam Hussein arrivano gli stupefacenti

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Lo spaccio di stupefacenti e il conseguente fenomeno della tossicodipendenza e' in allarmante aumento a Baghdad ma anche nel resto dell'Iraq come diretta conseguenza della mancanza di misure di sicurezza nel Paese.
La denuncia viene dal sito internet IslamOnline secondo cui prima dell'inizio della guerra il fenomeno della tossicodipendenza era tenuto ampiamente sotto controllo da parte del regime di Saddam Hussein con la pena di morte, riservata a tutti coloro che erano ritenuti 'colpevoli', e ad una ferrea sorveglianza da parte delle autorita' governative.
"Ogni notte gruppi di giovani armati entrano in questa zona per spacciare stupefacenti -ha detto a IslamOnline Khalid Nuri, un commerciante di Baghdad- e trovano valido aiuto in diversi residenti del posto. La droga scorre nelle strade dell'Iraq piu' veloce della democrazia e della liberta' tanto reclamizzate dagli occupanti anglo-americani", ha detto ancora Nuri riflettendo in pieno nelle sue parole i sentimenti antiamericani di gran parte della popolazione irachena, delusa e frustrata dalla promessa sinora non mantenuta di un futuro migliore. "Stranamente -conclude il commerciante- ne' la polizia locale ne' le forze di occupazione prendono iniziative adatte a impedire lo spaccio di droga e fermare l'ascesa al potere dei 'baroni' della droga".
La zona principale dello spaccio e' il mercato di al-Muridi i cui abitanti sono scontenti e preoccupati, soprattutto per i loro figli che temono possano cadere preda dei 'pusher'. "Odiamo questi venditori di morte -hanno detto alcuni residenti della zona che hanno chiesto di restare anonimi- ma non abbiamo i mezzi per fermarli. Sono veri e propri gangster e abbiamo paura che possano vendicarsi". "Durante il regime di Saddam -hanno detto altri- nessuno pensava neanche lontanamente a vendere o a comprare droga. Ma adesso l'ambiente e' dominato dagli spacciatori che agiscono sotto la protezione di gruppi piu' potenti".
Il fenomeno sta creando un profondo cambiamento morale all'interno di una societa' ritenuta religiosa, alcuni esponenti della quale, come il predicatore islamico Mohasmed Abdel-Aziz al-Kufi, si chiedono: "Delle due l'una: o sono gli invasori che incoraggiano questo commercio oppure dove erano tutti questi quantitativi di stupefacenti prima che le truppe della coalizione entrassero in Iraq?". Per contrastare il diffondersi del preoccupante fenomeno, la Societa' religiosa della Gioventu' Musulmana ha avviato una vasta campagna d'informazione sui rischi legati all'assunzione di droghe allo scopo -come ha detto il presidente della societa', Anis Al-Rawi- "di cancellare tutte le tracce dell'occupazione che hanno distrutto la coesione della societa' irachena".
Alcuni religiosi sciiti hanno messo in guardia contro il diffondersi di sostanze stupefacenti, bevande alcoliche e prostituzione, tutti fenomeni in continuo aumento dopo l'arrivo delle truppe anglo-americane mentre altri esponenti sciiti hanno sollecitato la formazione di speciali comitati per affrontare l'emergenza in assenza di altri organismi di controllo all'interno del Paese.
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